Soltanto piccole torce disseminate ai margini delle vie del paese, lungo le stradine dall'atmosfera domestica e rassicurante di Serra De' Conti.
Siamo arrivati nelle Marche dopo una giornata di lavoro, siamo arrivati che è ancora pomeriggio, che l'attesa per la notte è ancora lunga, così Luca ed io abbiamo tutto il tempo per passeggiare oziosamente per il borgo, godendo dello scenario campestre e bucolico nel quale siamo immersi. Questa cittadella medievale, protetta dall'abbraccio di mura fortificate, si erge dalla pietra in una vallata circondata da ogni parte dalle colline, da campi di un verde smagliante intervallati dalla nuda terra.
Tutto sembra lieve e leggero, come i panni stesi ad asciugare qua e là, la legna accatastata fin sotto alle grondaie e due gatti acciambellati lì sopra a dormire. Tiro un sospiro di sollievo alla sensazione di un piacere che sboccia, che tutto si fonda, io compresa, con la pace che si respira quassù. Ancora poche voci e pochi i passi che conto lungo i vicoli del paese.







Dove sono tutti? mi domando per un attimo, dimenticandomene subito un attimo dopo. E mentre gli altri aspettano che qualcosa si compia, noi facciamo nostri i dintorni, il volo dei passeri e due calici che tintinnano effervescenti al tramonto. Trattengo questo momento tra le dita, come trattengo tutto ciò che per me è prezioso. Ciò che amo. Che amo appassionatamente. Che amo profondamente.
E così, resta come sospesa nell'aria l'attesa che l'oscurità si faccia profonda perché questa è la Notte Nera e durerà fino a che sbiadirà nell'alba. Tutte le luci del paese tra un po' si spegneranno, allora saranno le fiaccole e la curiosità, o per meglio dire i sensi, che poi per me a volte è la stessa cosa, a guidarci nel nostro vagabondare attraverso un percorso fatto di arti visive, di teatro di strada, di spettacoli grotteschi e di immancabili tazzine di caffè nero bollente per tenere lontano il sonno.








Questa è un'ode al nero. Il nero è il colore più denso. Il nero è sospeso, arriva, cresce e staziona. E' occhio che osserva, è ciò che si cela, è quello che non si conosce. E' seduzione, velluto, una musa. Crisalide pronta a trasformarsi perché il nero non ha una forma definita. E' un drappo che copre, che proietta ombre, che gioca, che viaggia trasversale nel tempo, carta carbone tra quello che c'è fuori e il nostro dentro. Le paure, le ansie, il lasciarsi andare. Il nero è il colore più denso ed è il colore più nudo. Ma è solo il mio pensiero. Amo rispettosamente il nero in tutti i suoi strati, nel suo ciclico protendersi verso la trasparenza del bianco. Il bianco, cristallo di luce è invece un'altra storia, un altro sorriso e un'altra parte di me.
Passeggiando tra i vicoletti del paese, intrufolando candidamente gli occhi dentro gli usci delle case, affacciati su cucine e salotti d'altri tempi, ci imbattiamo così, per caso, in un'osteria ricavata all'interno di una grotta, ne rimango immediatamente affascinata. Un posticino così è incredibilmente, ancestralmente romantico, io poi mi innamoro sempre degli anfratti, di ciò che è scosceso, celato e primitivo, quasi un utero con poca aderenza al resto del mondo. A quanto pare Luca non ci impiega molto a leggermi nel pensiero perché mi propone di fermarci lì per cena. Nessuna esitazione, scendiamo le ripidissime scale scavate nella terra e ci ritroviamo in un'ampia sala nuda, fiocamente illuminata, seduti su di una vecchia panca di legno e tutto intorno siamo circondati dalla roccia e dalla terra, in un quadretto molto suggestivo. Altrettanto lo sono i piatti, squisiti tutti, dall'antipasto al dolce, che stasera è tanta la fame che non ci facciamo mancare nulla e accompagniamo il tutto con un'eccellente bottiglia di vino bianco. Tredici gradi e mezzo che mi lasciano quasi stordita, che quando usciamo per un attimo barcollo e divento un fiume in piena di parole e anche i pensieri si sciolgono, liberi dal guinzaglio. Potrei azzardare, fare e dire, tanto mi sento leggera e intanto qua fuori sembra essersi radunata una folla oceanica, è una notte afosa, densa, ho le braccia di Luca ben strette intorno ai fianchi ed insieme a lui ci rituffiamo per le strade sempre più gremite, lasciandoci trasportare dai suoni che provengono da ogni angolo.
Serra De' Conti ora che è scesa la notte si fa scrigno di poesia, di musica, di esibizioni teatrali declinate senza un attimo di respiro lungo le strade del borgo, in un corteo itinerante di folla e di artisti, che si ingrossa strada facendo.





La musica, il canto, la danza si insinuano in questo suggestivo contesto, tra luci ed ombre, lungo strade illuminate dalle luci di candele. Ci soffermiamo ad ascoltare la musica suadente che arriva da un angolino nascosto, una fuga jazz improvvisata, poi ci spostiamo nella piazzetta, dove si sono materializzati danzatori e cantori. Più in là si staglia nell'oscurità la sagoma di un violinista e un trio d'archi. Musica etnica, culture che si fondono, voci narranti che raccontano di solitudini e di ossessioni, poi spettacoli pirotecnici, melodie, canti mistici, atmosfere oniriche che aleggiano in questa notte di agosto e un fiume di gente che si muove insieme a noi, lungo questo enorme palcoscenico vivo e animato.




Noi, viaggiatori nella notte, a risalire il linguaggio delle emozioni, a caricare d'istanti i sensi, a cercare a tentoni frammenti di poesia.



La ricetta che proponiamo è tanto buona quanto semplice. La prima cosa è trovare dei filetti di pesce fresco, noi abbiamo optato per lo scorfano perché bello carnoso e ci sembrava l'ideale per quello che avevamo in mente. Il tartufo non ci mancava, residuo di quelli acquistati alla sagra di Felina.
La prima operazione che abbiamo fatto è stata preparare una marinata, mescolando l'olio, il succo di mezzo limone, l'aglio tritato, il pepe e l'erba cipollina. Abbiamo irrorato i filetti di scorfano con la marinata e abbiamo lasciato riposare per circa due ore.
A questo punto, abbiamo scaldato una padella antiaderente e vi abbiamo adagiato i filetti insieme a parte della marinata. Abbiamo lasciato cuocere un paio di minuti per parte, rosolando il pesce alla perfezione, per poi sfumare con del Brandy. Una volta pronto, abbiamo tolto dal fuoco.
In un'altra padellina abbiamo scaldato un filo d'olio extravergine d'oliva con uno spicchio d'aglio leggermente schiacciato. Quando l'aglio ha cominciato a rosolare, abbiamo aggiunto la panna acida, mescolato per bene, lasciato restringere per pochi attimi e infine abbiamo aggiunto il tartufo tagliato a fettine.
Abbiamo impiattato i filetti di pesce, completando con la salsina, delicatissima e squisitissima. Ne è risultato un ottimo piatto, di quelli da leccarsi i baffi.



In a bowl combine chive, garlic, pepper, extravirgin olive oil, lemon juice. Place the fish in a dish and rub all over with the seasoned oil. Cover the dish with plastic, wrap and refrigerate for 2 hours.
Preheat a large skillet, add the fish fillets and brown on both sides. Turn the fish and continue to cook for about a couple of minutes. Pour in the Brandy and reduce until almost dry.
In a small skillet heat 2 tbs extravirgin olive oil and a clove of garlic. When it begins to crackle, remove it and add the sour cream and the truffle. Remove from heat. Serve the fish and top with this extraordinary sauce.


PREMIO LUCA&SABRINA
a voi questa delle Grotte di Castellana (BA) perchè la luce che penetrava in queste grotte mi ha ricordato la bellezza delle vostre vicende quotidiane.
Premio creato e ricevuto da Gina di Dolci e Fantasia che con questo dono ci ha veramente emozionati! Ovviamente non lo passiamo a nessuno e ce lo teniamo tutto per noi!


Siamo arrivati nelle Marche dopo una giornata di lavoro, siamo arrivati che è ancora pomeriggio, che l'attesa per la notte è ancora lunga, così Luca ed io abbiamo tutto il tempo per passeggiare oziosamente per il borgo, godendo dello scenario campestre e bucolico nel quale siamo immersi. Questa cittadella medievale, protetta dall'abbraccio di mura fortificate, si erge dalla pietra in una vallata circondata da ogni parte dalle colline, da campi di un verde smagliante intervallati dalla nuda terra.
Tutto sembra lieve e leggero, come i panni stesi ad asciugare qua e là, la legna accatastata fin sotto alle grondaie e due gatti acciambellati lì sopra a dormire. Tiro un sospiro di sollievo alla sensazione di un piacere che sboccia, che tutto si fonda, io compresa, con la pace che si respira quassù. Ancora poche voci e pochi i passi che conto lungo i vicoli del paese.








Dove sono tutti? mi domando per un attimo, dimenticandomene subito un attimo dopo. E mentre gli altri aspettano che qualcosa si compia, noi facciamo nostri i dintorni, il volo dei passeri e due calici che tintinnano effervescenti al tramonto. Trattengo questo momento tra le dita, come trattengo tutto ciò che per me è prezioso. Ciò che amo. Che amo appassionatamente. Che amo profondamente.E così, resta come sospesa nell'aria l'attesa che l'oscurità si faccia profonda perché questa è la Notte Nera e durerà fino a che sbiadirà nell'alba. Tutte le luci del paese tra un po' si spegneranno, allora saranno le fiaccole e la curiosità, o per meglio dire i sensi, che poi per me a volte è la stessa cosa, a guidarci nel nostro vagabondare attraverso un percorso fatto di arti visive, di teatro di strada, di spettacoli grotteschi e di immancabili tazzine di caffè nero bollente per tenere lontano il sonno.









Questa è un'ode al nero. Il nero è il colore più denso. Il nero è sospeso, arriva, cresce e staziona. E' occhio che osserva, è ciò che si cela, è quello che non si conosce. E' seduzione, velluto, una musa. Crisalide pronta a trasformarsi perché il nero non ha una forma definita. E' un drappo che copre, che proietta ombre, che gioca, che viaggia trasversale nel tempo, carta carbone tra quello che c'è fuori e il nostro dentro. Le paure, le ansie, il lasciarsi andare. Il nero è il colore più denso ed è il colore più nudo. Ma è solo il mio pensiero. Amo rispettosamente il nero in tutti i suoi strati, nel suo ciclico protendersi verso la trasparenza del bianco. Il bianco, cristallo di luce è invece un'altra storia, un altro sorriso e un'altra parte di me.
Passeggiando tra i vicoletti del paese, intrufolando candidamente gli occhi dentro gli usci delle case, affacciati su cucine e salotti d'altri tempi, ci imbattiamo così, per caso, in un'osteria ricavata all'interno di una grotta, ne rimango immediatamente affascinata. Un posticino così è incredibilmente, ancestralmente romantico, io poi mi innamoro sempre degli anfratti, di ciò che è scosceso, celato e primitivo, quasi un utero con poca aderenza al resto del mondo. A quanto pare Luca non ci impiega molto a leggermi nel pensiero perché mi propone di fermarci lì per cena. Nessuna esitazione, scendiamo le ripidissime scale scavate nella terra e ci ritroviamo in un'ampia sala nuda, fiocamente illuminata, seduti su di una vecchia panca di legno e tutto intorno siamo circondati dalla roccia e dalla terra, in un quadretto molto suggestivo. Altrettanto lo sono i piatti, squisiti tutti, dall'antipasto al dolce, che stasera è tanta la fame che non ci facciamo mancare nulla e accompagniamo il tutto con un'eccellente bottiglia di vino bianco. Tredici gradi e mezzo che mi lasciano quasi stordita, che quando usciamo per un attimo barcollo e divento un fiume in piena di parole e anche i pensieri si sciolgono, liberi dal guinzaglio. Potrei azzardare, fare e dire, tanto mi sento leggera e intanto qua fuori sembra essersi radunata una folla oceanica, è una notte afosa, densa, ho le braccia di Luca ben strette intorno ai fianchi ed insieme a lui ci rituffiamo per le strade sempre più gremite, lasciandoci trasportare dai suoni che provengono da ogni angolo.
Serra De' Conti ora che è scesa la notte si fa scrigno di poesia, di musica, di esibizioni teatrali declinate senza un attimo di respiro lungo le strade del borgo, in un corteo itinerante di folla e di artisti, che si ingrossa strada facendo.






La musica, il canto, la danza si insinuano in questo suggestivo contesto, tra luci ed ombre, lungo strade illuminate dalle luci di candele. Ci soffermiamo ad ascoltare la musica suadente che arriva da un angolino nascosto, una fuga jazz improvvisata, poi ci spostiamo nella piazzetta, dove si sono materializzati danzatori e cantori. Più in là si staglia nell'oscurità la sagoma di un violinista e un trio d'archi. Musica etnica, culture che si fondono, voci narranti che raccontano di solitudini e di ossessioni, poi spettacoli pirotecnici, melodie, canti mistici, atmosfere oniriche che aleggiano in questa notte di agosto e un fiume di gente che si muove insieme a noi, lungo questo enorme palcoscenico vivo e animato.





Noi, viaggiatori nella notte, a risalire il linguaggio delle emozioni, a caricare d'istanti i sensi, a cercare a tentoni frammenti di poesia.

FILETTI DI SCORFANO CON PANNA ACIDA E TARTUFO
Ingredienti:

350 gr (3 filetti) di scorfano
il succo di 1/2 limone
olio extravergine d'oliva
1 spicchio d'aglio tritato
pepe
erba cipollina
un goccio di brandy
2 cucchiai colmi di panna acida
1 tartufo nero di circa 25 gr
olio extravergine d'oliva
1 spicchio d'aglio
Ingredienti:

350 gr (3 filetti) di scorfano
il succo di 1/2 limone
olio extravergine d'oliva
1 spicchio d'aglio tritato
pepe
erba cipollina
un goccio di brandy
2 cucchiai colmi di panna acida
1 tartufo nero di circa 25 gr
olio extravergine d'oliva
1 spicchio d'aglio

La ricetta che proponiamo è tanto buona quanto semplice. La prima cosa è trovare dei filetti di pesce fresco, noi abbiamo optato per lo scorfano perché bello carnoso e ci sembrava l'ideale per quello che avevamo in mente. Il tartufo non ci mancava, residuo di quelli acquistati alla sagra di Felina.
La prima operazione che abbiamo fatto è stata preparare una marinata, mescolando l'olio, il succo di mezzo limone, l'aglio tritato, il pepe e l'erba cipollina. Abbiamo irrorato i filetti di scorfano con la marinata e abbiamo lasciato riposare per circa due ore.
A questo punto, abbiamo scaldato una padella antiaderente e vi abbiamo adagiato i filetti insieme a parte della marinata. Abbiamo lasciato cuocere un paio di minuti per parte, rosolando il pesce alla perfezione, per poi sfumare con del Brandy. Una volta pronto, abbiamo tolto dal fuoco.
In un'altra padellina abbiamo scaldato un filo d'olio extravergine d'oliva con uno spicchio d'aglio leggermente schiacciato. Quando l'aglio ha cominciato a rosolare, abbiamo aggiunto la panna acida, mescolato per bene, lasciato restringere per pochi attimi e infine abbiamo aggiunto il tartufo tagliato a fettine.
Abbiamo impiattato i filetti di pesce, completando con la salsina, delicatissima e squisitissima. Ne è risultato un ottimo piatto, di quelli da leccarsi i baffi.


SCORPION FISH FILLETS WITH BLACK TRUFFLE AND SOUR CREAM SAUCE
Ingredients:
350 g fresh scorpion fish fillets
1/2 lemon juice
extravirgin olive oil
1 clove garlic (finely minced)
black pepper
chive
Brandy
2 tbs sour cream
1 black truffle (about 25 g) (cut into slices)
extravirgin olive oil
1 clove garlic
Ingredients:350 g fresh scorpion fish fillets
1/2 lemon juice
extravirgin olive oil
1 clove garlic (finely minced)
black pepper
chive
Brandy
2 tbs sour cream
1 black truffle (about 25 g) (cut into slices)
extravirgin olive oil
1 clove garlic

In a bowl combine chive, garlic, pepper, extravirgin olive oil, lemon juice. Place the fish in a dish and rub all over with the seasoned oil. Cover the dish with plastic, wrap and refrigerate for 2 hours.
Preheat a large skillet, add the fish fillets and brown on both sides. Turn the fish and continue to cook for about a couple of minutes. Pour in the Brandy and reduce until almost dry.
In a small skillet heat 2 tbs extravirgin olive oil and a clove of garlic. When it begins to crackle, remove it and add the sour cream and the truffle. Remove from heat. Serve the fish and top with this extraordinary sauce.


a voi questa delle Grotte di Castellana (BA) perchè la luce che penetrava in queste grotte mi ha ricordato la bellezza delle vostre vicende quotidiane.
Premio creato e ricevuto da Gina di Dolci e Fantasia che con questo dono ci ha veramente emozionati! Ovviamente non lo passiamo a nessuno e ce lo teniamo tutto per noi!


Questo premio lo abbiamo ricevuto da Brad, al quale vogliamo mandare un ringraziamento, un abbraccio ed un bentornato specialissimi!
A nostra volta lo doniamo a: Caty, Unika, Dida e Gina.
CI SCUSIAMO CON TUTTI SE NON SIAMO PRESENTI, MA DA UN PO' DI GIORNI SIAMO IN VACANZA IN SARDEGNA E LA RETE FA I CAPRICCI! OVVIAMENTE COL PROSSIMO POST VI PORTEREMO QUI CON NOI, IN QUESTO ANGOLO DI PARADISO!
A nostra volta lo doniamo a: Caty, Unika, Dida e Gina.
CI SCUSIAMO CON TUTTI SE NON SIAMO PRESENTI, MA DA UN PO' DI GIORNI SIAMO IN VACANZA IN SARDEGNA E LA RETE FA I CAPRICCI! OVVIAMENTE COL PROSSIMO POST VI PORTEREMO QUI CON NOI, IN QUESTO ANGOLO DI PARADISO!
