lunedì 20 aprile 2015

TRA LE PARENTESI DI ALICE GINEVRA - PASSATELLI DI MARE CON GAMBERONI, CARCIOFI E CANNOCCHIE


Tra le parentesi di Alice Ginevra, dove i punti e le virgole sfiorano i più classici degli apostrofi rosa, ascoltarla è ogni volta una scoperta nuova.

ALICE GINEVRA E LE LINGUE

APRITO – COPRITO- SCOPRITO. Ha giusto appena qualche problemino con i participi passati, ma con orgoglio posso dire che pur non avendo compiuto ancora quattro anni, i suoi congiuntivi sono ineccepibili per non parlare degli imperativi. Con questi ultimi in particolare, è un portento. Impartire ordini e mettere tutti in riga è nella sua natura da leader.

“Mamma, hai sbagliato, non si dice così. Tu sei brava a parlare in inglese, ma io sono più meglio di te a parlare in italiano e poi io so parlare anche in inglese”.

“Alice Ginevra mi porti quel pennarello marrone per favore?”
“Mamma, dillo in inglese, devi dire brown oppure yellow o green, se vuoi altri colori, hai capito?”
 
 
 

LA FILOSOFIA DI ALICE GINEVRA

Sicuramente Epicuro sarebbe entusiasta di questa analisi, dove la poesia si mescola con la filosofia.

“Le nuvole, i batuffoli di cotone e la neve sono fatte della stessa materia e non è solida.”

“Il più grande mago dell’universo è madre natura ed è femmina, non maschio”.

“Io e te mamma, se litighiamo è perché siamo uguali e facciamo proprio coppia come quando giochiamo a carte e ne troviamo due uguali”.
 
 

ALICE GINEVRA E LE COSE DA DONNA

Sento rumori strani, mi affaccio sulla porta della camera da letto e la trovo intenta a curiosare tra le mie cose. Mi vede e nota il mio disappunto, così mi precede. “Mamma stai calma, sto solo guardando i tuoi gioielli, sono molto belli, ma stai tranquilla che sto molto attenta a non farli cadere, lo so che sono preziosi”. Le dico di rimetterli al loro posto e sottolineo che sono miei. “Sì sì, lo so, adesso li metto via, ma guarda come mi sta bene questo braccialetto. Adesso che ci penso, te l’ho regalato proprio io quando ero piccola quindi è anche mio”. La proprietà transitiva non le sfugge.

Sempre a proposito di gioielli, ogni tanto esordisce con “Mamma, io adoroooo i diamanti, sono le mie pietre preferite, le adoro. Quando potrò avere un diamante tutto per me? Quando?”.
“Quando diventerai una brava dottoressa” le risponde Luca. E lei “No, prima di diventare una dottoressa, da grande, voglio diventare una fatina”. Non c’è che dire, ha le idee confusamente chiare.

“Mi dai qualche soldino da mettere nel mio salvadanaio? Così quando sarà pieno ti posso fare un regalo”.

“Mamma, quando sarò più grande mi presti la tua macchina?” La bicicletta le va già stretta.

“Povera me!”
“Cosa succede Alice Ginevra?”
E lei: “Povera me, non ho nemmeno un tablet, nemmeno uno!”

Alice Ginevra è molto affezionata alle sue cose e tende a tenersele strette, ma al contempo pretende di fare suo anche quello che appartiene alla sorellina. Il suo ragionamento è “quello che è mio è mio e quello che è di Athena Giada è da condividere”. La piccolina, molto generosa di natura, non gliele lascia passare tutte però e difende fisicamente il suo territorio. Morale: Alice Ginevra esce puntualmente dalla baruffa con il segno di un graffio o di un morso mentre Athena Giada illesa sventola gioiosamente per aria il giocattolo riconquistato.
 

ALICE GINEVRA SICURA DI SE’

“Mi racconti la favola dei Sette Capretti?”. Inizio a raccontare, ma ogni tre parole mi corregge perché secondo lei non sono abbastanza precisa e dettagliata nelle descrizioni. Alla fine me la racconta lei, con interminabili annessi e connessi.

“Mamma, posso avere una casa sull'albero?”
“E come la vuoi questa casa?”
“Di legno, con dentro una camera, una cucina, un frigorifero pieno di frutta, una libreria grande, il computer di babbo, la tv, tanti vestiti, delle scarpe e dei gioielli e poi voglio le chiavi”.
In pratica vuole già andare a vivere da sola.

Mentre afferra qualcosa di fragile mi guarda e dice “Tranquilla, non lo rompo”. Se lo rigira tra le mani descrivendo ogni particolare a modo suo e mi fa “Hai visto? Non l’ho rotto”.
Già, non ancora, penso io con un certo stato d’ansia.
 

ALICE GINEVRA LE COSE LE SA

Alla sorellina:“Non toccare le cose sporche perché sono piene di batteri e di germi e sono molto pericolosi. Mi sono lavata molto bene anche i denti. Athena Giada, te li devi lavare molto bene anche tu sennò i denti diventano gialli e ti vengono i polipi in bocca”. (????)

“Athena Giada non si fa così, ti fai male. Athenaaaaaaaaaaaaa…devi ascoltare mamma, papà e anche me perché noi siamo grandi”.

“Mamma, dai vulcani esce la lava bollita, lo sapevi?”

Se le dici che una cosa è difficile da fare, lei ti rassicura e ti risponde “Ma no che non è difficile, ce la possiamo fare, vedrai”. E quando si arriva in fondo con successo lei ti guarda e ti dice “Visto? Te l’avevo detto che non era così difficile!”.

“Mamma come si chiama questo dinosauro?”
Guardo l’esemplare che mi indica e le rispondo poco convinta “Pterodattilo”. Lei mi corregge dicendo che lo pterodattilo è quell’altro e mi indica col ditino l’esemplare raffigurato a fianco. Oso con triceratopo, ma mi ride in faccia facendomi notare che “Non lo vedi che non ha le corna?”
Alla fine chiede aiuto a papà, urlando dalla cucina in direzione camera da letto “Papà che dinosauro è questo?”. Lui pur non vedendolo le chiede “Erbivoro o carnivoro?”. Lei risponde “Erbivoro”. Io rimango basita, ne sa più di me la pupattola. Luca risponde di rimando “E’ un brontosauro” e lei “Ecco, è proprio un brontosauro, mi ero dimenticata il nome.”
Scettica, mostro a Luca la fotografia e lui conferma che si tratta effettivamente di un brontosauro.
Alice Ginevra è soddisfatta, mi guarda e mi consiglia di allenarmi a riconoscere i dinosauri perché " Mamma, dai, puoi migliorare!"

Quando prepariamo qualche intingolo lei vuole assaggiare. Si porta il cucchiaio alla bocca e poi “Secondo me manca un ingrediente, manca qualcosa. Io ci aggiungerei un po’ di capperi. Tre cucchiai, no quattro. No, ho cambiato idea, ne basta uno”.

“Mamma mi puoi preparare il riso al formaggio? Servono solo due ingredienti, l’olio e il formaggio, mi raccomando ricordati che sono solo due”.

ALICE GINEVRA E… L’AMORE

“I principi e le principesse si baciano sulla bocca, non è incredibile?” 

“Mamma, posso invitare a casa nostra Leonardo? Prima guardiamo Cartoonito, a lui piace molto Cartoonito e poi andiamo a giocare in camera mia. Poi ti volevo chiedere se posso andare al mare con Leonardo, ma solo io, senza voi.”
Seh seh, pupattola, come no!
E poi continua, “Mamma, è così bello Leonardo”.
Almeno su questo siamo d’accordo, in fatto di gusti sa il fatto suo, il pupo che tra parentesi ha quasi sei anni e a settembre abbandonerà l’asilo per la scuola primaria (perciò urge cambio di fidanzatino), è il più carino della classe.

“Penso che voglio sposare il principe di Cenerentola perché adoooro quelle scarpette di cristallo. Al di fuori di lui non conosco altri principi che abitino qui, sono tutti nelle favole. Forse però se vado a qualche festa da ballo potrò incontrarlo”. Fa una pausa di riflessione e poi dice “Ma io non ho un vestito adatto per andare ad una festa da ballo. Posso averlo mammina, posso?”

ALICE GINEVRA E LA NATURA CON I SUOI MISTERI

“Ho avuto un’idea. Gli alberi che sono senza foglie avranno molto freddo, li vedi? Sembrano dei mostri, quello là mi sembra una strega rinsecchita. Che ne pensi se riattacchiamo le foglie con lo scotch? Che ne pensi, allora? Potrei anche dipingere i marciapiedi di rosso, giallo e blu, sono molto brava a dipingere io. Mamma, guarda come sono sporche quelle macchine parcheggiate vicino alla tua. Andiamo a prendere la nostra spugna così le puliamo.” Un pelino troppo volenterosa.

Punta il dito verso il cielo. “Quella stella è Venere ed è la stella di Athena Giada. La mia invece è la stella polare, ma anche la luna è mia. La luna è la mia preferita”.

Dopo avere comprato un cocco (che desiderava da giorni) e scoperto che all’interno era pieno di muffa, delusissima ha esclamato con un sospiro a rendere il tutto più drammatico “Io ho fatto l’impossibile per trovare un cocco (lei, mica noi a girare tre supermercati!), purtroppo è ammuffito, non ci posso credere, non ci posso credere…..”

“Le foglie con le spine sono foglie urticanti e bisogna fare molta attenzione a toccarle, ma non vi preoccupate, ci sono io e le so riconoscere.”

Alice Ginevra è anche questa.



 *********************










PASSATELLI DI MARE CON GAMBERONI, CARCIOFI E CANNOCCHIE


Ingredienti per 3 persone:

Per i passatelli:

160 g di pane grattugiato (noi abbiamo usato delle piccole mantovane di 3 giorni prima - perché i passatelli riescano bene e non si sbriciolino, il pane non deve essere troppo secco. Da evitare rigorosamente il pane grattugiato confezionato)
150 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
5 cucchiai colmi di farina di grano duro
4 uova fresche
la scorza grattugiata di 1/2 limone
noce moscata grattugiata


Per il condimento:

8 gamberoni freschissimi
12-15 cannocchie medio piccole ma freschissime
1 spicchio d'aglio tritato
1 cipollotto di Tropea fresco
1 carciofo (abbiamo usato una mammola)
1/2 bicchiere di vino bianco secco
un filo d'olio extravergine d'oliva
1/2 peperoncino fresco
1 pizzico di sale



Per la buona riuscita dei passatelli, evitare cioè che si sbriciolino una volta versati nel brodo caldo, l'importante è scegliere il giusto tipo di pane grattugiato. Al bando il pane grattugiato confezionato, in vendita nei supermercati, al suo posto consigliamo di acquistare un paio di mantovane e lasciarle "invecchiare" dai 2 ai 3 giorni. 



Grattugiamo quindi il pane e il parmigiano e versiamo entrambi in una ciotola capiente. Aggiungiamo la farina di semola per conferire ai passatelli ulteriore forza. Uniamo le uova, la scorza del limone grattugiata e una bella grattugiata di noce moscata. Amalgamiamo tutti gli ingredienti e impastiamo fino ad ottenere un panetto sodo e compatto. Se necessario, aggiungere altro pane grattugiato.
Lasciamo riposare il panetto in frigorifero, dopo averlo avvolto nella pellicola trasparente, per circa mezzora.
Con l'apposito attrezzo (uno schiacciapatate con i fori larghi) otteniamo i nostri passatelli.
Mentre l'impasto dei passatelli riposa in frigorifero, prepariamo il sugo di pesce.
Tritiamo finemente la cipolla fresca di Tropea, lo spicchio d'aglio e il peperoncino.
Scaldiamo un filo d'olio extravergine d'oliva in una padella antiaderente capiente e uniamo lo spicchio d'aglio tritato. Un attimo dopo aggiungiamo la cipolla e lasciamo rosolare dolcemente.
A parte puliamo le cannocchie e i gamberoni, lasciandone una metà interi mentre gli altri li tagliamo a pezzetti.
Puliamo anche il carciofo, eliminando le foglie esterne più dure e sbucciamo il gambo. Andiamo quindi a tritare finemente il gambo e tagliamo a striscioline il resto del carciofo.
Versiamo in padella anche il carciofo, mescoliamo, lasciamo andare qualche minuto. Uniamo quindi il peperoncino tritato e un pizzico di sale. Qualche minuto, in modo da fare intenerire il carciofo e aggiungiamo le cannocchie e i gamberoni. Essendo freschissimo, il pesce necessita di pochi minuti di cottura. Lasciamo sobbollire per qualche minuto poi sfumiamo con il vino bianco. Una volta evaporato, lasciamo cuocere per 5-6 minuti ancora e poi togliamo dal fuoco.
Facciamo cuocere i passatelli in un brodo vegetale, meglio ancora se si ha a disposizione un brodo di pesce. Quando quest'ultimo giunge a bollore, versiamo i passatelli con delicatezza. Un paio di minuti e li scoliamo rapidamente. Li facciamo quindi saltare in padella con il condimento e impiattiamo immediatamente.
Deliziosi. Da accompagnare con un ottimo vino bianco come un Picol, un Sauvignon Blanc del 2011 con i suoi favolosi 14 gradi.

lunedì 23 marzo 2015

DUE GOCCE D'ACQUA - GAMBERONI CON LA SCIARPA ACCOMPAGNATI DA PESTO DI RUCOLA E MANDORLE





Due gocce d'acqua diverse, due gocce di vita che seguono gli stessi percorsi diversi. Due gocce parallele nel loro percorso, anche se sono nate in frammenti diversi, da temporali e piogge estive, sotto il sole tra estasi di estati spensierate.
Le guardi e ti immergi nei loro occhi, ti perdi nel loro stupore, nel loro dolore, nelle loro lacrime di gioia.
Arabeschi disegnati sui vetri che creano sentieri paralleli, riempiendone il vuoto, creando senza distruggere.
Lentamente vedi crescere la fantasia, avvolta su se stessa, pressata ed esplosa nei loro giochi fatti di grida, risate e pianti. Uno “scusa Athena!”, poi il ruggito del dinosauro emesso dalla vorace bocca di Athena Giada, un altro lamento ed una scheggia di silenzio, intenso ed abbastanza lungo così che tu ti preoccupi.
Ti alzi, abbandonando la cena che ormai ha il sapore freddo dei troppi impegni e cose da fare, al rientro dalla lunga giornata di lavoro.
Ti alzi e vai a controllare, consumati zero zero sette, spie del cappa gi bi, allunghi lo sguardo e le vedi sedute, tranquille, solari, una accanto all'altra, con la bocca semi aperta e gli occhioni ipnotizzati dalla storia che si sta frantumando sullo schermo piatto, che illumina i resti della battaglia, dove gli unici superstiti sono i nostri due cuscini accartocciati, mentre il resto del campo di gioco è completamente disfatto, un'esplosione di divertimento (per loro!).
Scambio un sorriso con quello di Sabrina, poi all'unisono apriamo le braccia sconsolati e ci allontaniamo.
Nuovamente seduti e decisamente stanchi di questa noiosa ginnastica fatta di richiami, di dubbi sul cosa stiano combinando quelle due birbe.
Ritorno ad ascoltare le vicissitudini del lavoro di Sabrina, decisamente più interessanti dei miei ripetitivi interventi, dei miei più monotoni viaggi non ascoltando la radio, sempre accesa sul canale del “dove parlano sempre” e dove le note non piacciono a Sabrina.
Poi i giochi sul lettone riprendono fino a che la saggia Alice Ginevra ci raggiunge preoccupata “Athena ha bagnato il letto!”.
La fase distruttiva di Athena Giada è iniziata ormai da qualche settimana. Si diverte ad innaffiare sua sorella con il biberon dell'acqua, in qualsiasi posto si trovi. In macchina, in cucina, sul divano, davanti al pc... ovunque le venga in mente di farlo, si attrezza, beve due sorsi ed inizia a gavettonare la sorella, la quale subisce ridendo per poi correre dalla Mamma a “fare la spia”.

Che nervoso! Quando succedono queste cose, ti monta la rabbia e tutta la poesia va a farsi un giro al Bar ad ubriacarsi, per dimenticare di essersi ubriacata.
Stracci alla mano per asciugare, lenzuola da cambiare, vestiti da sostituire e carta assorbente per salvare il salvabile.
E Athena Giada? Ride! Ride mentre le togli il biberon ormai vuoto dalle mani, ride mentre la spogli e, anzi aumenta la dose di gioco. Vuole e pretende che le faccia il ragnetto.
Cos'è il ragnetto? Una piccola sceneggiata scioccherella che si fa portando la mano sopra la pupattola sdraiata sul fasciatoio, Sopra, in alto. Poi, accompagnando il tutto con una musichetta sul genere “Lo squalo”, agitando morbidamente le dita, mi avvicino lentamente e, di scatto, le faccio il solletico sul pancino. E Athena Giada? Ride fino a farsi venire il singhiozzo.
Due gocce d'acqua, piano piano, scivolano lungo il vetro. Tutto rimane trasparente ma, se lo sguardo le attraversa, va oltre e vede tutto più grande, compreso il futuro che verrà.



*************************



La nostra proposta di oggi è un antipasto semplice e di facile realizzazione e la chiave della sua perfetta riuscita sta fondamentalmente nella scelta di ingredienti freschi e di ottima qualità, a cominciare dai gamberoni per arrivare all'olio extravergine.


GAMBERONI CON LA SCIARPA ACCOMPAGNATI DA PESTO DI RUCOLA E MANDORLE

Ingredienti:

8 gamberoni freschi
8 fette di pancetta tipo bacon affettata sottile
50 g di rucola selvatica
5 foglie di basilico
1/2 spicchio d'aglio
50 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
olio extravergine d'oliva di ottima qualità q.b.
80 g di mandorle spellate
scorza grattugiata di mezzo limone

La preparazione di questo antipasto è semplice e veloce. Per prima cosa abbiamo preparato il pesto frullando insieme la rucola spezzettata, il basilico, l'aglio, il Parmigiano, le mandorle e la scorza di limone, aggiungendo dell'olio extravergine d'oliva in quantità sufficiente, in modo da ottenere un pesto cremoso.
Abbiamo quindi pulito con cura i gamberoni facendo in modo di rimuovere interamente il filetto nero addominale (cosa che molti ristoranti, anche quotati, spesso non fanno).
Abbiamo avvolto a mo' di sciarpa una fettina di pancetta intorno ad ogni gamberone. Dopo avere scaldato la griglia vi abbiamo adagiato i gamberoni e lasciato cuocere per circa 2 minuti per lato in modo da fare ben rosolare la pancetta. Abbiamo quindi impiattato accompagnando i gamberoni con il nostro profumatissimo pesto.






Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...