martedì 10 febbraio 2015

NON DIPENDE DA NOI - CAPPESANTE CON LAMPONI E PEPERONI CONFIT SU NOTE DI BASILICO

Non dipende solo da noi, la pioggia, il sole, il batticuore, quella speranza che ti commuove mentre le guardi giocare assieme.
La grande crea storie complicate, fruttate, profumate. Dà voce a personaggi di una storia fantastica di giornate e di attimi mai vissuti.
Dà vita a racconti lunghi, anche di giorni. Li mette a letto, li sveglia, fa loro vivere la vita che solo lei sa immaginare.
Piccole fate, maialini parlanti, pecorelle pensanti, piccoli personaggi di una giornata che non ha fine ma con una logica difficile da raccontare, improbabile da descrivere.
Poi, così come ha creato, dimentica la storia e vuole vedere un cartone sul mio computer, ma non una storia diversa, sono sempre quelle due o tre e, come si arrabbia se non trovo quella giusta, quella che ha già visto per l'ennesima volta.
Sfoglia con il dito sul mouse pagine e pagine di video, avvia, clicca, ingrandisce, guarda, ripete e canta... in inglese. Traduce le frasi, gioca con il linguaggio che molti grandi non amano. My little baby, mia piccola bimba grande, più grande di quello che dovrebbe.
La piccolina dai capelli color oro, dagli occhi cangianti, grigioverdi, sfumati d'azzurro che rincorrono il tempo e il suo umore.
La piccola peste che si arrampica su ogni appiglio e che si acciglia per un non nulla.
Basta un no al momento sbagliato, anche se non è riferito a lei, che il suo musetto si imbroncia, lo sguardo scende sul pavimento e una prima lacrima lo segue, lì in basso. Incrocia le braccia e va a nascondersi nel punto più buio che trova a portata dei suoi passi scalzi.
Le guardi giocare assieme. Rincorrono i loro scherzi riempiendo le stanze di risate e di urla felici. Si raggiungono ansimando in una corsa a perdifiato da una stanza all'altra. Si gettano a pesce sul tappetone con la piccola felice di stare sopra a sua sorella che ride con ogni suo poro, che sghignazza fino al singhiozzo.
Piccole pesti crescono nel doppio e più dei loro anni. Una non ne ha ancora 2, ma se non la vesti con un 4 anni tutto diventa minuscolo, soffocante, pronto ad esplodere. La grande, che ancora rincorre i suoi 48 mesi che sono ancora lì lì da venire, già sfoggia vestiti di una signorina grande di 7, 8 anni, senza bisogno di accorciare nulla, senza che ci siano risvolti da fare se non quelli delle maniche per poter colorare, dipingere, impastare, lavare, stirare.
Con il suo asse da stiro, proporzionato giocattolo, con la sua giusta altezza, il suo peso nullo di plastica “sana”, stira affiancando la mamma, ripetendone i gesti sapienti, sottolineando quanto è brava nell'arte che, nessuna donna o quasi, vorrebbe dover fare.
Alice Ginevra, invece comanda quel gioco anche a sua mamma, che un po' sbuffa come quel pesante ferro a vapore che lei, sapiente, gestisce mentre mi guarda e... sorride per come la precisa figlia si impegna ed insiste sulle pieghe dei bavaglini di sua sorella.
Non dipende da noi il sole che scandisce il giorno, la pioggia che bagna, la neve che scompare quando cade nel mare.
Le due sorelle sanno litigare e baciarsi per far la pace. Sanno come conquistarsi l'ovetto di cioccolata, dove è forse più importante la sorpresa che la qualità del suo involucro.
Due sorelle che imparano l'una dall'altra. Sì, anche la piccola può insegnare alla grande.
La piccola Dea è ordinata e con una memoria che ti lascia spiazzato, soprattutto quando, dopo oltre ventiquattrore di ricerche del biberon scomparso le chiedi: “ Athena Giada, ti ricordi dove hai messo il tuo titto ieri sera?”. Athena Giada ti guarda un attimo, come per leggerti il labiale, come per entrarti nel profondo della mente e poi... “Lì!”, esulta mentre varca la soglia della stanza con passo sicuro. Allunga la mano con gesto deciso e recupera il suo biberon e ce lo porta da riempire.
Lei si ricorda tutto, qualsiasi cosa le chiedi di trovare lei sa esattamente dove cercarla.
Non dipende da noi.

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Quello che proponiamo oggi è un antipasto di quelli speciali, dove le cappesante, carnose e sensuali si sposano con le note tendenti al dolce del peperone confit e con quelle delicatamente aspre del lampone mentre dal fondo sale il profumo inebriante del basilico. Squisito!



CAPPESANTE CON LAMPONI E PEPERONI CONFIT SU NOTE DI BASILICO

Ingredienti per 4 persone:

8 cappesante freschissime e carnose
qualche fogliolina di basilico
olio extravergine d'oliva di qualità
1 peperone rosso
8 lamponi freschi
1 pizzico di pepe nero
zucchero q.b.


Anzitutto laviamo molto bene le cappesante, le asciughiamo e le adagiamo su di una teglia da forno.
Nel frattempo facciamo cuocere il peperone rosso nel forno, lasciandolo intero. Quando la pellicina che lo ricopre sarà dorata, quasi bruciacchiata, leggermente abbrustolita, togliamo il peperone dal forno e lo spelliamo.
Lo tagliamo quindi a cubetti più o meno regolari e andiamo ad adagiare i pezzetti di peperone su di una teglia.
Spolveriamo i pezzetti peperoni con dello zucchero e andiamo nuovamente ad infornarli a 170 C per una decina di minuti, il tempo che lo zucchero caramelli leggermente.
Una volta pronti i cubetti di peperone, irroriamo le cappesante con un velo sottilissimo di olio extravergine e le facciamo cuocere a 170 C, in forno preriscaldato, per circa 10 minuti verificando che la cottura sia perfetta.
Un paio di giorni prima abbiamo aromatizzato l'olio con delle foglioline di basilico fresco lasciate in infusione. L'olio aromatizzato al basilico si trova facilmente anche in commercio, ma la qualità non è certo la stessa.
Il piatto è praticamente pronto.
Impiattiamo servendo le cappesante insieme ai cubetti di peperone e ad un lampone, irrorando il pesce con un filo di olio aromatizzato al basilico e con una macinata di pepe nero.

sabato 15 novembre 2014

COME SABBIA, SALE, ZUCCHERO E SPEZIE. - LASAGNE PORCINI E SALSICCIA CON BESCIAMELLA AI POMODORINI SECCHI

Un'identità dal sapore piccante del peperoncino che quando è troppo annulla tutti gli altri sapori, anestetizza il gusto, ma anche incendia la bocca, irrita gli occhi anche dopo essersi lavati le mani e, chissà perché, gli occhi, in quel momento maledetto, hai bisogno di toccarli.
Confusamente metto insieme parole per cercare di esprimere un'identità, una personalità. Parole rabberciate e intrecciate che più le leggo più mi chiedo cosa avrei voluto dire, scrivere.
Mi ostino a darmi un sottofondo musicale per cercare di scrivere una storia, per raccontare quasi quattro mesi di assenza in cui i centimetri, sopra le teste delle nostre piccole, riducono la distanza dal soffitto.

Papà mi ha messo la maglietta con il davanti dietro, ma sono bella lo stesso!
Quattro mesi da raccontare, parafrasando il titolo di una canzone anni sessanta che raccontava di un' estate, ma quello che devo raccontare è la stagione media, trasversale, sdraiata tra l'afa ed il gelo, carica di caldo sbagliato e pioggia bagnata. La stagione dell'ovvio, come tutte le altre stagioni.
Quando è caldo è troppo caldo, quando è freddo è troppo freddo, anche per questo autunno che ha raccolto il calore del colore nelle foglie, che stese nascondono un verde, che ormai non c'è più.
I tre gioielli di casa, ognuno tagliato in modo diverso, diamanti trasparenti ma pieni di luce, simili ma completamente diversi, mai uguali. Ad ogni sguardo li vedo sempre più diversi nell'essere identici, unici.
Cristalli di zucchero, negli abbracci intensi della piccola Athena Giada, nelle sue risate spontanee, nei suoi balletti rock, nel suo cantare, nel suo smettere qualsiasi cosa nel momento esatto in cui cerchi di assorbirla, di richiuderla in un ricordo digitale, anche perché nella mia mente per molto tempo (spero) rimarrà indelebile.
Amara come il troppo zucchero, quell'eccesso che ha Alice Ginevra nel volere tutto l'affetto solo per lei, nel voler giocare con la sorella come se fosse grande e forte quanto lei, come volere tutto il mondo di giocattoli che con il suo sguardo furbetto vede o anche solo intravede.
Dolce come la giusta misura di zucchero, come il perfetto cucchiaio di miele, come il più bel tramonto abbracciato al tuo tutto. Alice Ginevra si trasforma, come l'attrice perfetta, con il suo sguardo intenso, pieno, pregno, tumido, esplosivo nel darti il suo amore.
Caffè nei riflessi dei capelli di Alice Ginevra, Oro in quelli di Athena Giada. I miei colori preferiti. Un caffè con la cremina di zucchero, in poche parole... e sorrido!
Passi scalzi per la casa, soffici e spumosi nei rari momenti di silenzio. Pianti nati dai denti che uno dopo l'altro, velocissimi irrompono tra le gengive della piccola, frettolosi a crescere, forse per farle vivere i sapori che la vita le vorrà mettere di fronte?
Pianti di noia della grande che, con tutta l'acqua che ha scordato il mare e che se ne scende nelle nostre pianure, le ha precluso il giardino, le corse sull'erba, i calci al pallone, i fiori da raccogliere per la Mamma.
Quattro mesi ormai, quattro mesi di scoperte della piccola Athena Giada e di ricerca di conferme della grande Alice Ginevra.
Attenzione a farsi scappare un “ma tu sei piccola!” perché la grande Alice Ginevra si inalbera subito, porta le mani ai fianchi e ti sottolinea immediatamente che lei “non sono piccola! Io sono grande!”.
Attenzione a chiamarla solo Alice anche perché si ripete la commedia dei gesti e lei ti tuona un “Io non sono Alice, sono ALICE GINEVRA!!!”.
Quattro mesi e poco più di uno al Natale. Una cinquantina di giorni e già le richieste hanno superato qualsiasi budget, ma soprattutto ancor prima del buon giorno, del titto, della colazione c'è il perché per eccellenza, “perché non facciamo oggi l'albero di Natale?”
Un pizzico di sale, quel qb, quanto basta per rendere sapida un'intera giornata, per spezzarti la notte, per stancarti ancora prima di essere devastato dal sonno, che vorrebbe distenderti e prenderti per mano per accompagnarti al mattino, che sempre troppo presto arriva.
Quell'esagerazione di sale, quello che scambi nel barattolo solo perché è bianco come l'altro, quello che metti nel cucchiaino (poco), per far passare il singhiozzo alla grande.
Poi lei ti guarda schifata, con la bocca spalancata e la lingua di fuori, penzolante, sbiancata..."ma babbo.... che cos'è!" e poi rimette la lingua fuori e riapre la bocca.
Allora sì che ti sale il dubbio, che capisci che quell'attimo di fretta, che quel piccolo errore, che quella similitudine, che quello è il gemello sbagliato.
Beh, il singhiozzo non c'è più ma forse è il caso di darle acqua da bere, e poi darle quel poco di zucchero, che serve per riequilibrare quella bocca che non si chiude mai... e ancora sorrido.
Sale, quello del mare che è lontano ma così vicino. Il mare di Sabrina, il mare del divertimento, quello di una volta, quello che “non ci metterei i piedi a bagno nemmeno se mi pagano!”, quello che “ma ci torneremo?”.
Con il rock nelle cuffie
Sale e (fateci caso è il sale della vita e non lo zucchero della vita), quel brio che accende gli occhi della piccola Athena Giada, che ha scoperto i cartoni in TV o sul mio PC; lei si siede composta e se li gode, se li gusta fino in fondo, attenta e sorridente.
Athena che ti dà il buongiorno con un abbraccio, che ti appoggia la testa sulla spalla e che ti indica il televisore spento e che, mugolando, lo vuole acceso con Masha e Orso che si rincorrono.
Spezie colorate negli occhi della donna che mi sopporta, che profumano di gioia ad ogni racconto che mi fa sulle due piccole, su ogni parola nuova, su ogni nuova domanda, su ogni nuova affermazione o pretesa che Alice Ginevra le fa.
Spezie piccanti, effervescenti, inebrianti ad ogni suo sorriso, ad ogni momento di coccole che mi regala, anche di quelle coccole di cui, io come qualsiasi maschio, spesso non mi accorgo.
Guardo il foglio e lo rileggo, e mi chiedo se ho raccontato questi ultimi mesi e mi rendo conto che, forse non l'ho fatto.
Rileggo lo scritto ed invece, ne sono certo, di questo tempo passato ho messo tutto, ho raccontato tutto, anche perché quello che non ho scritto si è incastonato nel mio cuore ovunque sia, dato che le mie gioie se lo sono prese in toto.
Il tempo che passa, se lo passi con chi ami, non è come una clessidra che da una parte o dall'altra lascia un vuoto ma è quella sabbia che, portata dal vento, ti segna indelebilmente nel profondo.



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Il piatto che proponiamo oggi è particolarmente invitante per chi come noi ama i funghi, i porcini in particolare. La preparazione è piuttosto lunga, ma ne vale certamente la pena. Il solo profumino che inonderà la casa farà da antipasto ad un pranzo da giorno di festa.






LASAGNE PORCINI E SALSICCIA CON BESCIAMELLA AI POMODORINI SECCHI




Ingredienti per 8 persone:



Ingredienti per la sfoglia:
3 uova
180 g di farina 00
120 g di farina di semola di grano duro
1 pizzico di sale



Ingredienti per la besciamella:
1 litro di latte intero fresco
150 g di burro
farina 00 q.b.
sale e pepe
10 pomodorini secchi
40 g di Parmigiano Reggiano grattugiato



Ingredienti per il ragù:
400 g di funghi porcini freschi
200 g di salsiccia
1 cipolla 
1 carota
1 costa di sedano
olio extravergine d'oliva
una noce di burro
sale e pepe nero
1 bicchiere di brodo vegetale
1 bicchiere di vino bianco secco
500 ml di passata di pomodoro
prezzemolo fresco



Parmigiano grattugiato a volontà


Una volta pronta la sfoglia, che avremo ritagliato in rettangoli di pasta più o meno della stessa dimensione prepariamo il ragù.

Tritiamo la cipolla, la carota e il sedano e li facciamo brevemente soffriggere in un tegame capiente dove avremo precedentemente versato un generoso filo di olio extravergine d'oliva ed una noce di burro.
Nel frattempo puliamo i porcini e li tagliamo a pezzetti.
Li andiamo ad aggiungere al trito di verdure e li lasciamo soffriggere per un paio di minuti rigirandoli con un cucchiaio di legno.
Versiamo quindi il bicchiere di brodo vegetale.
Quando sarà evaporato il liquido di cottura aggiungiamo la salsiccia che avremo sgranato e alla quale avremo tolto la pelle. Facciamo rosolare a fiamma medio alta, quindi versiamo il bicchiere di vino bianco.
Abbassiamo la fiamma, uniamo la passata di pomodoro, regoliamo di sale e di pepe e aggiungiamo del prezzemolo finemente sminuzzato.
Facciamo cuocere per circa un'ora.
Prepariamo quindi la besciamella. 
In una piccola casseruola facciamo sciogliere il burro a fiamma bassa, togliamo dal fuoco e aggiungiamo la farina poco alla volta (noi non la pesiamo, ci regoliamo ad occhio) fino ad ottenere una cremina della giusta densità.
In un tegame capiente nel frattempo avremo messo a scaldare il latte. Prima che giunga a bollore versiamo la cremina di burro e farina nel tegame con il latte e mescolando con un cucchiaio di legno aspettiamo che la besciamella si rassodi e raggiunga la densità che desideriamo.
Togliamo il tegame dal fuoco e regoliamo di sale, aggiungendo anche un pizzico di pepe.
Frulliamo i pomodorini secchi (sgocciolati dall'olio) insieme al Parmigiano grattugiato.
Andiamo quindi ad aggiungere questo composto alla besciamella, mescolando finché perfettamente amalgamato.
Non ci resta che andare a comporre la lasagna nella teglia, dopo averla leggermente imburrata.
Versiamo sul fondo qualche cucchiaio di besciamella e cominciamo a stendere i rettangoli di sfoglia (che avremo precedentemente scottati per un minuto circa in acqua bollente salata e poi scolati ed asciugati).
Versiamo quindi sulla sfoglia prima un po' di besciamella, poi il ragù e spolveriamo con del Parmigiano.
Ripetiamo la stessa operazione per ogni strato di lasagna.
Una volta ultimata la teglia, dopo avere aggiunto una generosa spolverata finale di Parmigiano così da assicurare alla lasagna una perfetta gratinatura, completiamo il tutto con qualche fiocchetto di burro sparso sulla superficie della lasagna. 
Inforniamo in forno caldo a 180C per circa 35-40 minuti.
Squisita, impossibile non cedere al bis.


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