sabato 15 novembre 2014

COME SABBIA, SALE, ZUCCHERO E SPEZIE. - LASAGNE PORCINI E SALSICCIA CON BESCIAMELLA AI POMODORINI SECCHI

Un'identità dal sapore piccante del peperoncino che quando è troppo annulla tutti gli altri sapori, anestetizza il gusto, ma anche incendia la bocca, irrita gli occhi anche dopo essersi lavati le mani e, chissà perché, gli occhi, in quel momento maledetto, hai bisogno di toccarli.
Confusamente metto insieme parole per cercare di esprimere un'identità, una personalità. Parole rabberciate e intrecciate che più le leggo più mi chiedo cosa avrei voluto dire, scrivere.
Mi ostino a darmi un sottofondo musicale per cercare di scrivere una storia, per raccontare quasi quattro mesi di assenza in cui i centimetri, sopra le teste delle nostre piccole, riducono la distanza dal soffitto.

Papà mi ha messo la maglietta con il davanti dietro, ma sono bella lo stesso!
Quattro mesi da raccontare, parafrasando il titolo di una canzone anni sessanta che raccontava di un' estate, ma quello che devo raccontare è la stagione media, trasversale, sdraiata tra l'afa ed il gelo, carica di caldo sbagliato e pioggia bagnata. La stagione dell'ovvio, come tutte le altre stagioni.
Quando è caldo è troppo caldo, quando è freddo è troppo freddo, anche per questo autunno che ha raccolto il calore del colore nelle foglie, che stese nascondono un verde, che ormai non c'è più.
I tre gioielli di casa, ognuno tagliato in modo diverso, diamanti trasparenti ma pieni di luce, simili ma completamente diversi, mai uguali. Ad ogni sguardo li vedo sempre più diversi nell'essere identici, unici.
Cristalli di zucchero, negli abbracci intensi della piccola Athena Giada, nelle sue risate spontanee, nei suoi balletti rock, nel suo cantare, nel suo smettere qualsiasi cosa nel momento esatto in cui cerchi di assorbirla, di richiuderla in un ricordo digitale, anche perché nella mia mente per molto tempo (spero) rimarrà indelebile.
Amara come il troppo zucchero, quell'eccesso che ha Alice Ginevra nel volere tutto l'affetto solo per lei, nel voler giocare con la sorella come se fosse grande e forte quanto lei, come volere tutto il mondo di giocattoli che con il suo sguardo furbetto vede o anche solo intravede.
Dolce come la giusta misura di zucchero, come il perfetto cucchiaio di miele, come il più bel tramonto abbracciato al tuo tutto. Alice Ginevra si trasforma, come l'attrice perfetta, con il suo sguardo intenso, pieno, pregno, tumido, esplosivo nel darti il suo amore.
Caffè nei riflessi dei capelli di Alice Ginevra, Oro in quelli di Athena Giada. I miei colori preferiti. Un caffè con la cremina di zucchero, in poche parole... e sorrido!
Passi scalzi per la casa, soffici e spumosi nei rari momenti di silenzio. Pianti nati dai denti che uno dopo l'altro, velocissimi irrompono tra le gengive della piccola, frettolosi a crescere, forse per farle vivere i sapori che la vita le vorrà mettere di fronte?
Pianti di noia della grande che, con tutta l'acqua che ha scordato il mare e che se ne scende nelle nostre pianure, le ha precluso il giardino, le corse sull'erba, i calci al pallone, i fiori da raccogliere per la Mamma.
Quattro mesi ormai, quattro mesi di scoperte della piccola Athena Giada e di ricerca di conferme della grande Alice Ginevra.
Attenzione a farsi scappare un “ma tu sei piccola!” perché la grande Alice Ginevra si inalbera subito, porta le mani ai fianchi e ti sottolinea immediatamente che lei “non sono piccola! Io sono grande!”.
Attenzione a chiamarla solo Alice anche perché si ripete la commedia dei gesti e lei ti tuona un “Io non sono Alice, sono ALICE GINEVRA!!!”.
Quattro mesi e poco più di uno al Natale. Una cinquantina di giorni e già le richieste hanno superato qualsiasi budget, ma soprattutto ancor prima del buon giorno, del titto, della colazione c'è il perché per eccellenza, “perché non facciamo oggi l'albero di Natale?”
Un pizzico di sale, quel qb, quanto basta per rendere sapida un'intera giornata, per spezzarti la notte, per stancarti ancora prima di essere devastato dal sonno, che vorrebbe distenderti e prenderti per mano per accompagnarti al mattino, che sempre troppo presto arriva.
Quell'esagerazione di sale, quello che scambi nel barattolo solo perché è bianco come l'altro, quello che metti nel cucchiaino (poco), per far passare il singhiozzo alla grande.
Poi lei ti guarda schifata, con la bocca spalancata e la lingua di fuori, penzolante, sbiancata..."ma babbo.... che cos'è!" e poi rimette la lingua fuori e riapre la bocca.
Allora sì che ti sale il dubbio, che capisci che quell'attimo di fretta, che quel piccolo errore, che quella similitudine, che quello è il gemello sbagliato.
Beh, il singhiozzo non c'è più ma forse è il caso di darle acqua da bere, e poi darle quel poco di zucchero, che serve per riequilibrare quella bocca che non si chiude mai... e ancora sorrido.
Sale, quello del mare che è lontano ma così vicino. Il mare di Sabrina, il mare del divertimento, quello di una volta, quello che “non ci metterei i piedi a bagno nemmeno se mi pagano!”, quello che “ma ci torneremo?”.
Con il rock nelle cuffie
Sale e (fateci caso è il sale della vita e non lo zucchero della vita), quel brio che accende gli occhi della piccola Athena Giada, che ha scoperto i cartoni in TV o sul mio PC; lei si siede composta e se li gode, se li gusta fino in fondo, attenta e sorridente.
Athena che ti dà il buongiorno con un abbraccio, che ti appoggia la testa sulla spalla e che ti indica il televisore spento e che, mugolando, lo vuole acceso con Masha e Orso che si rincorrono.
Spezie colorate negli occhi della donna che mi sopporta, che profumano di gioia ad ogni racconto che mi fa sulle due piccole, su ogni parola nuova, su ogni nuova domanda, su ogni nuova affermazione o pretesa che Alice Ginevra le fa.
Spezie piccanti, effervescenti, inebrianti ad ogni suo sorriso, ad ogni momento di coccole che mi regala, anche di quelle coccole di cui, io come qualsiasi maschio, spesso non mi accorgo.
Guardo il foglio e lo rileggo, e mi chiedo se ho raccontato questi ultimi mesi e mi rendo conto che, forse non l'ho fatto.
Rileggo lo scritto ed invece, ne sono certo, di questo tempo passato ho messo tutto, ho raccontato tutto, anche perché quello che non ho scritto si è incastonato nel mio cuore ovunque sia, dato che le mie gioie se lo sono prese in toto.
Il tempo che passa, se lo passi con chi ami, non è come una clessidra che da una parte o dall'altra lascia un vuoto ma è quella sabbia che, portata dal vento, ti segna indelebilmente nel profondo.



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Il piatto che proponiamo oggi è particolarmente invitante per chi come noi ama i funghi, i porcini in particolare. La preparazione è piuttosto lunga, ma ne vale certamente la pena. Il solo profumino che inonderà la casa farà da antipasto ad un pranzo da giorno di festa.






LASAGNE PORCINI E SALSICCIA CON BESCIAMELLA AI POMODORINI SECCHI




Ingredienti per 8 persone:



Ingredienti per la sfoglia:
3 uova
180 g di farina 00
120 g di farina di semola di grano duro
1 pizzico di sale



Ingredienti per la besciamella:
1 litro di latte intero fresco
150 g di burro
farina 00 q.b.
sale e pepe
10 pomodorini secchi
40 g di Parmigiano Reggiano grattugiato



Ingredienti per il ragù:
400 g di funghi porcini freschi
200 g di salsiccia
1 cipolla 
1 carota
1 costa di sedano
olio extravergine d'oliva
una noce di burro
sale e pepe nero
1 bicchiere di brodo vegetale
1 bicchiere di vino bianco secco
500 ml di passata di pomodoro
prezzemolo fresco



Parmigiano grattugiato a volontà


Una volta pronta la sfoglia, che avremo ritagliato in rettangoli di pasta più o meno della stessa dimensione prepariamo il ragù.

Tritiamo la cipolla, la carota e il sedano e li facciamo brevemente soffriggere in un tegame capiente dove avremo precedentemente versato un generoso filo di olio extravergine d'oliva ed una noce di burro.
Nel frattempo puliamo i porcini e li tagliamo a pezzetti.
Li andiamo ad aggiungere al trito di verdure e li lasciamo soffriggere per un paio di minuti rigirandoli con un cucchiaio di legno.
Versiamo quindi il bicchiere di brodo vegetale.
Quando sarà evaporato il liquido di cottura aggiungiamo la salsiccia che avremo sgranato e alla quale avremo tolto la pelle. Facciamo rosolare a fiamma medio alta, quindi versiamo il bicchiere di vino bianco.
Abbassiamo la fiamma, uniamo la passata di pomodoro, regoliamo di sale e di pepe e aggiungiamo del prezzemolo finemente sminuzzato.
Facciamo cuocere per circa un'ora.
Prepariamo quindi la besciamella. 
In una piccola casseruola facciamo sciogliere il burro a fiamma bassa, togliamo dal fuoco e aggiungiamo la farina poco alla volta (noi non la pesiamo, ci regoliamo ad occhio) fino ad ottenere una cremina della giusta densità.
In un tegame capiente nel frattempo avremo messo a scaldare il latte. Prima che giunga a bollore versiamo la cremina di burro e farina nel tegame con il latte e mescolando con un cucchiaio di legno aspettiamo che la besciamella si rassodi e raggiunga la densità che desideriamo.
Togliamo il tegame dal fuoco e regoliamo di sale, aggiungendo anche un pizzico di pepe.
Frulliamo i pomodorini secchi (sgocciolati dall'olio) insieme al Parmigiano grattugiato.
Andiamo quindi ad aggiungere questo composto alla besciamella, mescolando finché perfettamente amalgamato.
Non ci resta che andare a comporre la lasagna nella teglia, dopo averla leggermente imburrata.
Versiamo sul fondo qualche cucchiaio di besciamella e cominciamo a stendere i rettangoli di sfoglia (che avremo precedentemente scottati per un minuto circa in acqua bollente salata e poi scolati ed asciugati).
Versiamo quindi sulla sfoglia prima un po' di besciamella, poi il ragù e spolveriamo con del Parmigiano.
Ripetiamo la stessa operazione per ogni strato di lasagna.
Una volta ultimata la teglia, dopo avere aggiunto una generosa spolverata finale di Parmigiano così da assicurare alla lasagna una perfetta gratinatura, completiamo il tutto con qualche fiocchetto di burro sparso sulla superficie della lasagna. 
Inforniamo in forno caldo a 180C per circa 35-40 minuti.
Squisita, impossibile non cedere al bis.


mercoledì 20 agosto 2014

IL MARE IL SUO OMBELICO, IMPLODE IN UN GOMITOLO DI EMOZIONI - MEZZELUNE AI GAMBERETTI E RUCOLA CON FANTASIA DI SCAMPI E VONGOLE AL SALTO


L’estate che rabbrividiva sotto cortine d’acqua, di pioggia scrosciante, di  gocce  grosse come noci, l’estate che a luglio mostrava già la ruggine ai bordi ha fisiologicamente ceduto il passo a quella calura intrinseca di agosto che affatica i passi e tiene al laccio persino i pensieri.
A fare da ponte tra i due scenari è stata la prima, consapevole volta di Athena Giada al mare considerando che il suo primo incontro fu a giugno dello scorso anno, quando aveva poco più di due settimane di vita e poteva solo inconsciamente godere dell’aria salmastra e dei refoli di vento che si alzavano trasversali sulla spiaggia di sassi .
Il mare che è il mio più intimo paesaggio mentale da quando sono nata, ad oggi, che ne vivo i riverberi fin sulla superficie della pelle, per le nostre pupattole è qualcosa a cavallo tra un sogno, una meta, un diversivo, una distanza misurabile in un centinaio di chilometri ma al tempo stesso è per osmosi, una corrente che passa segretamente anche sotto alla loro pelle. Ereditata da me come le labbra a cuoricino, gli occhi grandi e quella piccola dose di testardaggine che le contraddistingue.
Nemmeno il tempo di finire la frase “Andiamo al mare” che Alice Ginevra è già pronta davanti alla porta di casa con la sua insopprimibile urgenza e l’ inseparabile costumino giallo stretti con forza tra le mani.
La prima volta di Athena Giada ce l’ho sospesa davanti agli occhi con un corredo di immagini e di impressioni.
Athena Giada sguazza, scalcia, allunga il passo e le mani piccole dentro ai suoi piccoli tredici mesi, spogliata del superfluo, via finalmente  l’ingombro dei vestiti e del pannolino. 
Athena Giada non fa certo economia di emozioni e di gridolini appena alluna sulla sua prima spiaggia.
Le pupille in rapimento, come di chi ha appena fatto una scoperta, seguono i rimbalzi immaginari di una pallina dal tappeto uniforme della sabbia a quello più increspato del mare. 
Io mi perdo ad osservare il ventaglio che lo stupore imprime alle sue espressioni, ai suoi gesti, priva di ogni sorta di difese per così dire, immunitarie, di stratificazioni, quelle che a volte rendono complesso anche ciò che non lo è.
Alice Ginevra svuota energicamente il borsone con i secchielli, le palette e i rastrelli e comincia a dare forma ai castelli fatati di cui ci raccontava durante il viaggio in macchina, scavando strade sotterranee e fossati, gridando al papà di fare rifornimento d’acqua, più veloce, più veloce ancora, in una staffetta di secchielli senza fine.
Athena Giada dal canto suo, rincorre veloce il suo colpo di fulmine e ad essere sincera non ricordo di averla mai vista correre in quel modo. In un battere di ciglia è già con i piedini a bagno nel suo primo mare, lei che è attratta dall’ acqua più che da qualsiasi altra cosa.
L’acqua puntualmente le lava via resistenze ed esitazioni. Luca ed io corriamo incontro alle sue risatine vibranti che si perdono tra il ritmico sciacquettio delle onde. 
Felice come non mai, si lascia travolgere da abbracci liquidi e tridimensionali e non paga si tuffa al centro, la testa sott'acqua, per riemergere penso io, traumatizzata, invece no, lei ride e ripete il suo gioco.
La trasciniamo gocciolante quanto recalcitrante sul bagnasciuga, le sventoliamo davanti agli occhi una paletta gialla e per un po’ sembra cedere all'entusiasmo del gioco. 
Raccoglie e spande sabbia in ogni direzione, rade al suolo un paio di castelli, si lascia ricoprire di sabbia dalla sorella, ma la sua calamita interiore pulsa come un secondo cuore e la spinge a correre sempre nella stessa direzione. Imperterrita, inarrestabile.
E’ il mare il suo ombelico, è lì dove vuole stare, dove vuole sbattere i piedini e  perdere l’equilibrio e noi con lei, a respirarci addosso, a risalire dal basso una cornice di mare sfumato e la libertà che puff, implode in un gomitolo di emozioni foderate di calore. 


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Proponiamo un piatto che ci rappresenta ovvero la pasta ripiena con un condimento a base di pesce. Abbiamo usato prodotti freschissimi, nello specifico verdurine dell'orto, il delicato aglio di Voghiera e pesce altrettanto fresco in modo da esaltare la bontà del piatto.


MEZZELUNE AI GAMBERETTI E RUCOLA CON FANTASIA DI SCAMPI E VONGOLE AL SALTO

Ingredienti per 4 persone:

Ingredienti per la pasta:

310 g di farina 00
90 g di farina di semola
4 uova
1 pizzico di sale






Ingredienti per il ripieno:

300 g di ricotta di bufala
200 g di gamberetti freschi sgusciati e puliti
una manciata di rucola fresca selvatica
sale e pepe
un cucchiaino raso di scorza di limone grattugiata
noce moscata






Ingredienti per il condimento:

8 scampi freschissimi
3 pomodori rossi (maturi ma sodi)
1 zucchina
3 spicchi d'aglio tritati e 1 spicchio intero
400 g di vongole fresche
olio extravergine d'oliva
basilico fresco
origano fresco
1/2 bicchiere di vino bianco secco (per il sughetto)
1/2 bicchiere di vino bianco secco (per il sauté di vongole)
1 peperoncino rosso fresco
sale

Anzitutto mettiamo le vongole in una ciotola capiente a bagno con acqua fredda salata. Le lasciamo spurgare la sabbia per all'incirca 3 ore, avendo cura di cambiare l'acqua un paio di volte.
Intanto prepariamo la pasta fresca, impastiamo quindi le farine con le uova e il pizzico di sale, lavoriamo con le mani fino ad ottenere un panetto liscio e omogeneo, quindi riponiamo in frigorifero per circa mezz'ora, dopo avere avvolto l'impasto nella pellicola trasparente.
Nel frattempo ci dedichiamo al ripieno. Dopo avere pulito bene i gamberetti, privandoli del guscio e del filetto addominale poi dopo averli lavati e asciugati,  li tritiamo finemente.
Laviamo la rucola e la tritiamo a sua volta finemente. Ne basta una manciatina nel caso si utilizzi rucola selvatica, quindi piuttosto aromatica di suo.
In una ciotola versiamo la ricotta, aggiungiamo la rucola e i gamberetti tritati, un pizzico di sale, una generosa macinata di pepe, un po' di noce moscata e circa un cucchiaino di scorza di limone grattugiata. Amalgamiamo tutti gli ingredienti e riponiamo il composto in frigorifero.
Tiriamo la pasta usando la Nonna Papera, noi fino alla tacca numero 6, in modo che la sfoglia sia sottile (ma non trasparente).
Ripieghiamo ogni striscia di sfoglia a metà, sistemiamo il ripieno facendo dei mucchietti piuttosto larghi (considerando che vogliamo ottenere delle mezzelune ripiene) e con uno stampo a forma di mezzaluna ritagliamo la pasta premendo abbastanza forte in modo da essere certi che ogni panzerotto sia perfettamente sigillato.
Prepariamo il condimento. Semplice ma ricco di sapore, le verdure dell'orto le abbiamo saltate brevemente in modo da conservarne il sapore e la freschezza..
Tagliamo i pomodori in piccoli cubetti e li lasciamo sgocciolare in un colapasta, in modo che perdano buona parte della loro acqua di vegetazione. Tagliamo la zucchina a cubetti altrettanto piccoli. Tritiamo 2 spicchi d'aglio piuttosto fini.
Puliamo gli scampi, togliendo le zampette, le antenne e il filetto addominale praticando un'incisione sul carapace.
Scaldiamo un generoso filo d'olio extravergine d'oliva in una padella. Aggiungiamo l'aglio tritato e i cubetti di zucchine. Facciamo saltare un paio di minuti poi uniamo gli scampi. Lasciamo rosolare giusto un paio di minuti. Aggiungiamo i cubetti di pomodori, il basilico e l'origano (noi abbiamo usato alcune foglioline tra le più tenere e piccole delle nostre piantine), il peperoncino tagliato a rondelle sottili e un pizzico di sale.
Lasciamo saltare in padella fino a riassorbimento dell'acqua rilasciata dai pomodori, avendo cura di non fare asciugare completamente il liquido del condimento.
A parte prepariamo un semplice sauté di vongole. Scaldiamo un filo d'olio extravergine d'oliva, uniamo 1 spicchio d'aglio tritato e lo spicchio intero. Versiamo le vongole e copriamo con il coperchio. Aspettiamo qualche minuto in modo che si aprano. Irroriamo quindi con mezzo bicchiere di vino bianco e lasciamo sfumare l'alcol. Togliamo dal fuoco.
Uniamo quindi le vongole con un po' del liquido di cottura al nostro sughetto.
Cuociamo le mezzelune in abbondante brodo vegetale. Le scoliamo al dente e le saltiamo in padella con il sughetto quindi impiattiamo.

lunedì 21 luglio 2014

HA PICCOLE MACCHIE A FORMA DI FRITTELLA E' GASTONE LA COCCINELLA - FILETTO DI PESCE SPADA CON PESCHE, SEDANO E CIPOLLA TROPEA


Si allungano sempre di più le ombre degli alberi nella piazza del paese, quella che scruto dalla finestra dello studio. Un silenzio irreale si sdraia sulle panchine vuote. Nemmeno un gatto o un cagnolino con il suo padrone per strada.
Lunghe scie di caldo scendono dalla fronte.
Alice Ginevra si è finalmente staccata dal PC, ebbra e stanca di aver visto per l'ennesima volta Pippo su Marte.
Una porta sbatte nel non silenzio che quella piccola ciarliera riempie con le sue innumerevoli parole, un vocabolario vastissimo di espressioni colorate e piene di senso, senso compiuto solo dai suoi innumerevoli ragionamenti.
Parole e frasi frammezzate dai piccoli urletti di Athena Giada. Si cercano e giocano. Si evitano e screziano come solo due sorelle possono fare.
Le guardi e ti riempi di felicità, di quel senso di pace che ti fa ancora credere nel futuro, in quel futuro che quelle due piccoline si sapranno creare.
Mi asciugo la fronte con uno scottex già pregno di pensieri di mare e vento fresco di montagna.
La novità della serata è una piccola coccinella che ci è venuta a trovare e che ha preso dimora sui piatti di Alice Ginevra e di Athena Giada.
Piccola e rossa, con le sue macchioline nere disegnate sul dorso, gironzola lungo il bordo di un piattino colorato.
Subito Sabrina si fa portavoce dell'accaduto con la Principessa e la Dea della saggezza.
La Principessa Alice Ginevra abbandona i suoi giochi, la sua caccia al canguro che è arrivato con un salto sulla nostra terrazza e che sta girando per casa lasciando impronte da seguire.
Appoggia la sua lente d'ingrandimento da detective alla Sir Arthur Conan Doyle sul divano per correre nella piccola cucina.
Sua sorella, la Dea della Saggezza esce a fatica dal secchio arancione in cui, ultimamente, ha deciso che lei ci sta comoda.
Prima un piede e poi l'altro. Con grande sicurezza prende possesso del suo personale rifugio, poi lentamente ci si siede dentro.
Una volta raggiunto il suo scopo, alza gli occhi, ti guarda e...ride, ride, ride fino al singhiozzo.
Così come, con grazia vi è entrata, con scioltezza ne esce e anche lei corre a vedere il piccolissimo ospite.
La Gioia di Alice Ginevra si fa grande come i suoi occhi sgranati nel vedere la piccola macchia rossa che gironzola lentamente tra le stoviglie colorate della sua pappa.
Athena Giada ed io guardiamo la coppia di Mamma Sabrina e figlia Alice Ginevra che si scambiano consigli sul da farsi, poi la figlia grande si gira e si rivolge alla sorella invitandola ad avvicinarsi per guardare il prodigio dell'insetto vero, non quello dei cartoni.
Sorrido e mi allontano per immergermi nuovamente nel calore dello studio ma la scena che segue è da antologia.
Alice Ginevra sta dando lezioni a sua sorella sulla piccola coccinella che si è fatta ospitare nella piccolissima cucina.
Athena Giada la guarda ed ascolta come se capisse esattamente le frasi e le raccomandazioni che sua sorella le elargisce con enfasi pacata.
Athena Giada, ora Gastone (così si chiama la coccinella) fa la nanna! Bisogna che parli piano, sennò si sveglia!
Papà! Papà! Papà! Cosa mangiano le coccinelle?
Lattuga!
Mamma! Mamma! Mamma! Mamma! Mamma! Ce l'abbiamo della lattuga?
Athena Giada adesso diamo da mangiare a Gastone!
Athena Giada non urlare che Gastone mangia, sennò si distrae e non mangia più!
Alice Ginevra guarda Athena Giada e si mette le mani sui fianchi, come nessuno di noi fa, ricordando un oratore del ventennio. Guarda fissa negli occhi sua sorella e con tono fermo, ma stranamente a bassa voce, le impone un deciso “Hai capito!”
Sabrina ed io non riusciamo a trattenere un sorriso.
A volte stiamo ad ascoltare per un tempo indefinito i suoi ragionamenti, le sue poetiche per la luna. Guarda Mamma! La Luna si è accesa!
Guarda mamma, la Luna si sta riposando sulle nuvole!
Mamma, Mamma, Mamma! La luna gioca con le stelle! Quella grande è la stella Babbo, quella piccola è la stella Mamma e quella là, che si vede appena è la stella Athena Giada. E tu Alice Ginevra quale stella sei? Io sono la Luna!, dice lei.
Egocentrismo della poesia. Armonia con se stessa, pregi e difetti dell'astro che illumina la notte, Alice Ginevra è così.
Lei è!
Lei è la Luna.



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Un freschissimo e delizioso antipasto estivo, per la preparazione del quale occorrono pochi ingredienti e soprattutto per una sera si possono lasciare i fornelli spenti.


FILETTO DI PESCE SPADA CON PESCHE, SEDANO E CIPOLLA TROPEA

Ingredienti per 3 persone:

250 g di filetto di pesce spada con leggerissima affumicatura
2 pesche noce mature ma sode
2 coste di sedano bianco freschissimo
1 grossa cipolla fresca tropea
qualche foglia di insalata gentilina
4-5 foglioline di basilico
olio extravergine di oliva
il succo di 2 limoni
una macinata di pepe nero
un pizzichino di sale

La preparazione di questo freschissimo antipasto è molto semplice, ma è importante che gli ingredienti siano di altissima qualità, a cominciare dal pesce spada. Noi abbiamo utilizzato del filetto di pesce spada con una leggerissima affumicatura.
Essendo piuttosto spesso, lo abbiamo tagliato a losanghe, ricavandone delle striscioline.
Abbiamo preparato successivamente la citronette versando in una piccola ciotola il succo di limone, olio extravergine d'oliva (siciliano) q.b., un pizzico di sale e una macinata di pepe nero.
Abbiamo unito anche le foglioline di basilico (tenerissime) spezzettate.
All'interno di un piatto di portata abbiamo disposto le striscioline di pesce spada, le fettine di pesce (tagliate piuttosto sottili), le rondelle di cipolla tropea e quelle di sedano.
Abbiamo irrorato il tutto con la citronette e lasciato riposare in frigorifero per un'ora, coprendo il piatto con della pellicola trasparente.
Abbiamo quindi portato in tavola e assaporato con somma soddisfazione del palato.
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