venerdì 17 maggio 2013

TRE SETTIMANE DA RACCONTARE - INDOVINANOME - CAPRESE RIVISITATA CON GAMBERONI DEL MEDITERRANEO


Tre settimane da raccontare, tre settimane fatte di spese e sudore. Tre settimane per fare e disfare e rifare ancora. Scegliere, ordinare, smontare, ricostruire mobili. Riempire cartoni di vestiti e cianfrusaglia varia, svuotare armadi e riempirli di nuovo; aprire l'oblò della lavatrice come se fosse un frigorifero attaccato da bulimici. Stendere, raccogliere, stirare. Lavorare, lavorare, imbiancare alle nove di sera e stendersi all'una di notte, dopo aver analizzato ogni cosa, organizzato mentalmente il presente ed il futuro prossimo e quello lontano. Sorridere soddisfatti, sorridere stanchissimi.
Il tempo scorre.
I granelli di sabbia della clessidra sono sempre di meno ed ormai si contano sulle dita dei piedi e delle mani; lenti sono scivolati sul fondo accumulandosi gli uni sugli altri. Ogni granello un attimo d'attesa che scema, che esplode nel suo fragoroso silenzio.
 
Alice Ginevra ha la fortuna dalla sua parte, ancora non si rende conto dell' evento che è in agguato. Il bello di avere poco meno di due anni è quello di pensare solo all'istante che condividi con te stesso e con gli altri. Vivere la vita attimo per attimo, senza pianificare, senza pronosticare, senza un portafoglio in tasca, senza debiti né crediti; senza dover fare per forza, senza avere uno scopo da raggiungere.
La sua vita si mescola nei suoi logosonis, frutto di invenzioni e trasformazioni dell'ascoltato. Si intreccia tra cartoni animati dove, un phon travestito da maialino, la getta a terra urlante di disperazione perché la pubblicità ne ha interrotto i cinque minuti di storia e rigettata nella realtà.
Come colora Alice Ginevra a 21 mesi! Tutto da sola!
Si placa su fogli da colorare dove il solito maialino con il viso da asciugacapelli sorride e gioca, riempiendo ora di brillanti sfumature ed ora di scuri e bui segni che ne coprono e ne fanno svanire la figura, cancellandola. Una vita fatta di voglio e di no, dove le affermazioni sanno ancora di voglio e di mio.
Per Alice Ginevra il tempo che scorre è ancora un'emozione che non conosce, che non la riguarda.
Per noi, invece, il tempo ha un sapore preciso e riconoscibile, se ne sta lì segnato su di un calendario che si sta riempiendo di segni incrociati, scaramantici. Il tempo, per noi sarà quello di pronunciare un nome nuovo in casa, guardando negli occhi quel dono che Sabrina gelosamente conserva.
Tre settimane ancora, tre settimane da raccontare.
 




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Tutti ci chiedono il nome della Pupattolina, non lo sa ancora nessuno, tranne noi tre. Se volete provare a indovinare, vi diciamo solo che è un nome doppio come Alice Ginevra e ne avrà LE STESSE INIZIALI "A. G.". Ci piacerebbe vedere fino a che punto arriva la vostra fantasia! 





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Oggi proponiamo una ricetta che abbiamo preparato Luca ed io e che troverete anche nell'ultimo numero di Taste&More a pag. 28-29
Questa ricetta la dedichiamo alla nostra Alice Ginevra e alla Pupattolina che tra poco verrà alla luce! L'abbiamo preparata con ingredienti di altissima qualità, solo così è possibile apprezzarne la squisitezza.
I profumi di questo semplicissimo antipasto avvolgono fin dal momento della preparazione. La fragranza del pomodorino che si trasforma e diventa polpa. L’essenza del Basilico appena raccolto che con il suo tono armonioso si fa inno italiano, lasciando sulle mani la sua odorosa impronta. Il mare con il suo respiro salmastro che si sprigiona mentre i gamberoni cuociono sulla piastra.
La bianca mozzarella di bufala che irrompe con il suo aroma unico e con la tipica solidità napoletana al centro di quel rosso e profumato abbraccio. Il tutto si compone in un’armonia di colori e sapori. 


CAPRESE RIVISITATA CON GAMBERONI DEL MEDITERRANEO

Ingredienti per 2 persone:

400gr di Pomodorini Pizzutelli del Vesuvio freschissimi

3 o 4 Foglie fresche di Basilico

1 piccola costa del cuore del Sedano

2 Cucchiai di Olio Extra Vergine di Oliva

Sale e Pepe

2 Mozzarelle di Bufala Campana DOC da 100gr l’una

6 Gamberoni freschissimi del Mediterraneo

1 Manciata di Sale Grosso per la piastra.

 

Incidere i pomodorini praticando una ics nella parte superiore e versarli in acqua bollente per circa 10 secondi. Scolarli e rimuovere la buccia. Passare i pomodorini con il passaverdure e raccogliere succo e polpa in una ciotola.
A parte frullare il sedano insieme alle foglie di basilico e all’olio extra vergine di oliva. Unire il composto alla polpa di pomodoro, amalgamando gli ingredienti e regolare di sale e di pepe.
 
Dopo aver pulito e lavato i Gamberoni, avendo cura di rimuovere il filettino addominale, disporli su di una piastra ben calda cosparsa con una manciata di sale grosso. Grigliarli su entrambi i lati per un paio di minuti.
Procedere all’impiattamento versando nel piatto la vellutata di pomodorini, accompagnandola con la mozzarella di bufala e con tre gamberoni grigliati. Il piatto va servito a temperatura ambiente.
 

giovedì 9 maggio 2013

DENTRO ALLA STESSA PARENTESI TONDA - TORTELLONI ALLA RANA PESCATRICE CON ASPARAGI E BOTTARGA

 Lei non lo sa che quella soglia l’ha già varcata altre volte, nel corso di quei nove mesi di paziente e amorosa gestazione, quando era lei a scalciare nella mia pancia.
Alice Ginevra un mese fa
Si guarda intorno, si dà un tono abbozzando un sorriso che le scopre i dentini, che va dritto a posarsi sul nostro, poi si siede composta sulla sedia che, con un cenno, le viene offerta. Ci sono momenti in cui sembra una bambina molto più grande della sua età, capace di fare suoi gli atteggiamenti dei grandi, capace di stupirti con miniature di saggezza e di arguzia. A ventidue mesi appena compiuti sa come si stende la pasta frolla con il matterello, sa come muovere le manine per sistemare la pizza nella teglia. Come aprire il frigorifero e servirsi e come infilarsi le scarpe.
 

Rimira la grande scrivania posta davanti a sé e fa rimbalzare lo sguardo tra la pila di cartelle, il pesante fermacarte, il calendario da tavolo ed il pc che somiglia molto a quello di papà. Rimane per tutto il tempo, appesa ad un’ attesa attenta, ignorando di cosa, ma da bimba abituata a frequentare sale d’attesa, studi ed uffici vari, non si scompone e non si distrae.
Fino a quando non mi alzo dalla sedia e all’istante la placida bolla di sapone fa splash. “Me, babbo e mamma” è la formula che più ama, quando siamo tutti e tre racchiusi dentro alla stessa parentesi tonda e, mamma che adesso inaspettatamente si alza e si allontana, trasforma il perfetto quadretto in imperfetta incognita.
 
“Ahi ahi ahi “, ripete preoccupata Alice Ginevra appena vede che mi spoglio del superfluo e che mi stendo sul lettino, la camicia sollevata a scoprire la pancia e quel signore con il camice bianco che mi si avvicina.
Seduta sulle gambe di papà, si protende protettiva verso di me facendomi piovere addosso tutto il suo amore. Il mio sorriso la tranquillizza e le parole “di babbo” (quel complemento di specificazione lo ripete mille volte al giorno) rinforzano l’effetto e la inducono a fissare il grande schermo dove tra un attimo, le è stato detto, apparirà la sua sorellina.
Fissa le immagini in religioso silenzio, senza capirci granché, ma ci stupisce l’attenzione che riserva a tutto quello che vede e che sente. Dettagli e contorni, il tum tum del cuoricino che batte. La sua sorellina sta crescendo bene, un sospiro di sollievo si leva dalle nostre labbra appena vediamo che è posizionata a testa in giù e che sembra somigliare molto alla nostra Pupattola per quanto riguarda le canoniche misure di riferimento. Quarantacinque centimetri di lunghezza alla trentunesima settimana, duechiliecentogrammi di peso e, cosce lunghe, come dice Luca. Lo disse anche allora, quando l’ecografia fotografava la nostra Alice Ginevra.
Cerchiamo di mettere a fuoco il suo viso, ma lei in un modo o nell’altro ci rende ardua l’impresa e dopo trenta minuti abbondanti di tentativi, con il ginecologo che mi picchietta con insistenza sul fianco per cercare di convincere la Pupattolina a cambiare posizione, dopo che lei finalmente si gira e che immediatamente si porta il braccino sul viso, rinunciamo ad insistere oltre e ci accontentiamo di brevi fotogrammi. Fotogrammi che ci rivelano particolari dei suoi lineamenti, i suoi occhi grandi e le sue labbra a cuoricino, le gambette che si sollevano giocose e che poi si serrano in un abbraccio stretto, a disegnare una magnifica virgola sulla superficie della mia pancia.
Appena la luce dello studio si accende, Alice Ginevra salta giù impaziente dalle gambe di papà e corre verso di me, allunga la sua manina come se mi volesse aiutare ad alzarmi e si premura che mi copra a dovere la pancia, esclamando “ecco ca” (ecco qua) appena finisco di sistemarmi i vestiti. Pretende di indossare da sola la sua giacchina di jeans e mentre infila pazientemente le braccia dentro alle maniche mi rendo conto che ormai le è quasi piccola. Con i suoi novantaquattro centimetri d’altezza ci fa strada verso la porta, solleva la maniglia e sventola un saluto prolungato al dottore, “iao iao” ripete ancora. Si fa riempire un bicchiere d’acqua dal distributore automatico e prima di andare, afferra dalla sala d’aspetto una pesante valigetta, contenente materiale pubblicitario e qualche campioncino gratuito, cremine, pomatine, salviette. Su entrambi i lati del cartone vi sono disegnati un bimbo, un sole giallo limone che campeggia alto nel cielo, le farfalle e gli uccellini che svolazzano felici tra le fronde degli alberi.
Alice Ginevra con il cuginetto
“E’ per la tua sorellina, vero?” le chiedo mentre arriviamo nell’atrio del palazzo. Alice Ginevra scuote energicamente la testa e di riflesso stringe con rinnovata forza la maniglia della valigetta, apponendovi così la sua indelebile firma di indiscussa proprietaria. Poi si fa più vicina e regala a sorpresa alla sorellina quella che nasce come carezza, si fa poi bacio, per sfumare infine nel sorriso più dolce che si possa immaginare. E Luca ed io vi ci aggrappiamo e ci facciamo proseguimento.

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TORTELLONI  ALLA RANA PESCATRICE CON ASPARAGI E BOTTARGA

Ingredienti per la pasta fresca per 3 persone:

180 gr di farina 00
120 gr di farina di semola
3 uova freschissime



Ingredienti per il ripieno:

2 patate di taglia media lessate e poi schiacciate
300 gr di rana pescatrice fresca
1 rametto di maggiorana fresca
sale e pepe
40 gr di Parmigiano Reggiano grattugiato

Ingredienti per il condimento:



200 gr di rana pescatrice fresca
1 scalogno affettato sottilmente
12 asparagi
olio extravergine d'oliva
sale e pepe
1/2 bicchiere di vino bianco secco
1 cucchiaino e 1/2 di bottarga di tonno



Per prima cosa prepariamo la pasta fresca, impastando farina e uova fino ad ottenere un bel panetto liscio ed omogeneo. Lo avvolgiamo nella pellicola trasparente e lo lasciamo riposare in frigorifero per circa 30 minuti. Nel frattempo lessiamo le patate e le schiacciamo con lo schiacciapatate o con una forchetta.
Puliamo la rana pescatrice, ne abbiamo utilizzata una fresca, del peso di circa 500gr. Ce ne servirà poco più della metà per il ripieno dei tortelloni. Tagliamo 300 gr di  pesce a pezzetti molto piccoli e li facciamo saltare in padella con un filo d'olio extravergine d'oliva, aggiungendo un rametto di maggiorana sminuzzata finemente. Regoliamo di sale e di pepe, pochi minuti di cottura, un paio circa e il pesce è pronto. In una ciotola mescoliamo le patate schiacciate, la rana pescatrice, il Parmigiano grattugiato, sale e pepe e il ripieno è pronto.
Tiriamo la sfoglia sottile e con il ripieno cominciamo a preparare i tortelloni.
La preparazione del condimento è semplicissima. Anzitutto puliamo gli asparagi, eliminando la parte più dura. Li tagliamo poi a rondelle non troppo sottili. A parte tagliamo a cubetti il resto della rana pescatrice. Tritiamo anche lo scalogno.
Scaldiamo una padella con un filo d'olio extravergine d'oliva, uniamo lo scalogno e facciamo saltare fino a leggera doratura. Aggiungiamo gli asparagi e lasciamo rosolare per un paio di minuti, mescolando di tanto in tanto e versiamo in padella anche la rana pescatrice. Mescoliamo il tutto, facciamo prendere colore al pesce, regoliamo di sale e di pepe e versiamo il vino bianco. Facciamo sfumare e togliamo la padella dal fuoco.
In una pentola capiente facciamo cuocere i tortelloni (meglio se la cottura avviene in una pentola contenente brodo vegetale, questo conferirà maggior sapore alla nostra pasta fresca). Li scoliamo al dente e li facciamo saltare in padella con il condimento, aggiungendo qualche cucchiaio di brodo di cottura. Impiattiamo e completiamo il piatto aggiungendo una bella grattugiata di bottarga.
Il nostro giudizio sui tortelloni: delicati ed al tempo stesso deliziosi, la bottarga è la ciliegina sulla torta, si sposa perfettamente sia con ilripieno che con il condimento.
 

lunedì 29 aprile 2013

C'E' GIORNALISTA E giornalista E... CI SIAMO NOI - RISOTTO CON SEPPIE E POMODORINI SECCHI

Immagine tratta da www.fleurmach.com
Secondo la giurisprudenza, il giornalista è tenuto ad assicurare ai cittadini un'informazione: “qualificata e caratterizzata da obbiettività, imparzialità, completezza e correttezza; dal rispetto della dignità umana, dell'ordine pubblico, del buon costume e del libero sviluppo psichico e morale dei minori nonché dal pluralismo delle fonti cui, i giornalisti, attingono conoscenze e notizie in modo tale che il cittadino possa essere messo in condizione di compiere le sue valutazioni, avendo presenti punti di vista differenti e orientamenti culturali contrastanti”.

(sentenza n° 112/1993 della Corte costituzionale)

Inizio questo post con questa sentenza della Corte costituzionale perché abbiamo avuto uno scontro con un personaggio che ha una Azienda Agricola di successo, ma che vanta anche una lunga carriera nel giornalismo agroalimentare di elevato livello. Persona seria e competente nel suo settore e, sicuramente pregna di cultura ma, dotato di una grandissima coda di paglia e sufficienza.

Avevamo criticato “amorevolmente” una manifestazione tenutasi a Bologna il 13 Aprile di quest'anno. Una manifestazione che ci aveva incuriosito molto perché aveva come dedica la Festa della Lasagna; 20 tra chef e cuochi con altrettante preparazioni di lasagne, una più sfiziosa dell'altra. Una nostra carissima amica ne aveva fatto “pubblicità” sul suo blog e, data l'enorme stima per la Giornalista, abbiamo avuto lo stimolo in più per andare a curiosare.

Fatichiamo un po' per parcheggiare, purtroppo il parcheggio gratuito è piccolo e dopo qualche giro a vuoto troviamo posto. Con l'ascensore si sale in quella che in città è stata soprannominata la balena o il pesce, proprio sopra via Stalingrado. Una piccola oasi moderna, un minuscolo angolo di verde sopraelevato, su di una delle strade più trafficate in zona fiera. All'uscita, vediamo sotto al portico, accostati alle colonne in cemento armato, dei tavolini con sopra posate bottiglie sicuramente degne di essere ASSAGGIATE (lo scriviamo in maiuscolo perché si legga bene).

Scorriamo le file cercando di sbirciare i nomi dei produttori e ve ne vediamo due che SECONDO IL NOSTRO PARERE (speriamo che si legga bene questa volta) non meriterebbero di essere presenti, prodotti tristi e anonimi da supermercato, anche se qualche sommelier ne avrà sicuramente decantato le lodi (forse sì, forse no). Ma noi non siamo sommelier, siamo solo amanti, appassionati di emozioni, quelle emozioni che non abbiamo voluto o potuto ASSAGGIARE.

Alla fine, mentre io e Sabrina criticavamo, tra di noi, la loro presenza, il nostro sguardo stupefatto cade su un cartello posto sopra ad una cassa “ 1 assaggio 3€. 3 assaggi 6€.” Come, ci siamo chiesti nella più totale ignoranza, ma da quando in qua devo pagare per degli assaggi? Dimenticavo ASSAGGI, tutto in maiuscolo.

Da quell'istante le cose hanno preso una piega decisamente imprevista. Abbiamo iniziato a porci domande, domande di carattere economico. 15 espositori, 4 – 5 bottiglie su ogni tavolino... uno sproposito per poter ASSAGGIARE un po' tutto. Ok, ci sta, vorrà dire che si va ad acqua. Facciamo a ritroso le file e ci rendiamo conto della presenza di altre due casse, quelle per le lasagne, sormontate da un cartello con scritto “1 assaggio 3€ - 6 assaggi 15€”. Caspita (l'esclamazione è stata molto più colorita)! A volerle ASSAGGIARE tutte, in coppia ci si rovina! Nel mentre che iniziamo a fare delle considerazioni ecco che si avvicina una signora che, con un tono che NOI abbiamo colto sicuramente in modo sbagliato, ci sottolinea che potevamo recarci alle altre casse.

Sabrina ed io rimaniamo letteralmente sconfortati. Le nostre intenzioni erano di poter interagire con gli Chef e con i produttori dei colli bolognesi, poter scegliere tra le tante proposte una lasagna e sederci comodamente per assaporare quello che in casa nostra è un must. Avvicinarci alle aziende per scoprire i loro prodotti ma, non c'erano sedie, non c'erano tavolini. Già ci immaginavamo un piattino di plastica da dolci(almeno era quello che si vedeva in lontananza) con sei ASSAGGI, un bicchiere nell'altra mano e qualcuno che ci imboccasse. Il tutto per 15+15+3+3=36€ in meno in tasca e con il rischio di aver scelto un vino non di NOSTRO gusto o aver sbagliato l'abbinamento lasagna-vino.

No, ci dispiace per la manifestazione sicuramente di livello, ma ci siamo sentiti prendere per il portafoglio e, visto che in cucina ce la caviamo benino e che di vini di qualità eccelsa ne avevamo assaggiati non più tardi di qualche giorno prima e che il pignoletto dei colli bolognesi, nonostante tutti i nostri tentativi di trovarne qualcuno di NOSTRO GUSTO, non è mai riuscito ad entrare in casa nostra, ce ne siamo andati via, anzi, siamo letteralmente scappati.
La festa della lasagna altro non ci è sembrata che una fila alla cassa del supermercato.

Il ritorno a casa è stato tutto un susseguirsi di NOSTRI RAGIONAMENTI fino a porci quella che PER NOI è stata una domanda logica “ma chi ha organizzato, tolte le spese vive, quanto ci guadagna?” ed a fare un' altra NOSTRA CONSIDERAZIONE “Quanto è vero che la gente non sa più mangiare?
Lasagne preparate con gli ingredienti più diversi e avere nelle mani un solo bicchiere con al suo interno un ASSAGGIO per la modica cifra di 18€?

Sicuramente quelli sbagliati siamo noi. Abbiamo preteso di trovare una festa, un inno alla lasagna, il piacere dello scoprire qualche vino di qualità, qualche emozione, ma l'accoglienza è stata solo all'insegna di “casse, scontrini e ASSAGGI”.

Probabilmente saremmo dovuti entrare con un altro spirito, anzi, saremmo dovuti entrare con lo spirito di qualcun altro perché di sagre e feste dedicate a qualche singolo ingrediente ne abbiamo girate parecchie, sia in provincia che fuori regione e un'accoglienza così fredda e venale non l'avevamo mai incontrata.

Quindi arriviamo a casa e lascio nero su bianco la NOSTRA delusione sul post della nostra amica Giornalista, sottolineando che era stata l'accoglienza, la venalità della manifestazione a farci “letteralmente fuggire”.
Quindi senza criticare nè il cibo nè il vino che non avevamo ASSAGGIATO.
Avevamo però scritto che quelle due cantine presenti, SECONDO NOI, non meritavano di essere lì. Tutto sommato, pensavamo, è SOLO LA NOSTRA OPINIONE, e che sicuramente invece la manifestazione sarebbe piaciuta.

Il giorno dopo, le notifiche di faccialibro, ci avvertono che qualcuno ci aveva scritto e, leggendo la risposta siamo rimasti pietrificati in quanto siamo stati molto poco velatamente tacciati di essere dei pezzenti, abituati secondo quel qualcuno a frequentare sagre paesane, denigrando ovviamente le sagre e declassandole al peggio che si possa portare in piazza, abituati a bere Nero d'Avola da 2 euro al litro, in bicchieri di carta. Ha aggiunto che entrando in un qualsiasi bar e ordinando un calice di vino normalmente si spendono 3-4, anche 5 euro, che tornando alla manifestazione bastava accontentarsi di qualche assaggio, che non abbiamo capito lo sforzo dei produttori presenti che hanno sottratto una giornata ai lavori urgenti dei campi, che probabilmente pretendevamo di bere e mangiare gratis, a scrocco come faceva lui, questa la sua citazione: “Luca dice che ha un blog (non lo sapevo) e che scrive su una rivista on line: non essendo lui giornalista (credo, ma non lo posso sapere) non sarà mica diventato come noi giornalisti (in un'altra vita sono anche giornalista e so come funziona), che pretenderemmo di mangiare e bere gratis....?”. 
Questo giornalista parla a sproposito, senza avere la minima idea di chi siamo, cosa amiamo, cosa non amiamo, in breve parla senza conoscerci, non sa che siamo fin troppo pignoli, che il vino lo beviamo solo nei bicchieri consoni, che quelli di carta li scartiamo a priori. Noi il vino lo rispettiamo e soprattutto non beviamo vino di qualità infima, perchè non è la quantità che ci interessa, ma solo ed esclusivamente la qualità.

Prosegue poi con : “Non so cosa faccia di mestiere, non so se lei 'produce' qualcosa... ebbene, io sono stato e sono tuttora giornalista, ma ora produco anche qualcosa di concreto come il vino. E ho capito tante cose. Se lei producesse qualcosa, in altre parole venisse per un po' dall'altra parte della barricata, e capisse cosa vuol dire produrre (vino, piatti o bulloni), non scriverebbe più una risposta del genere.”

Ci risulta che chi lavora, produca sempre qualcosa. Non sempre è qualcosa di concreto, può trattarsi anche di un servizio. Un medico, un insegnante, un commercialista secondo il suo ragionamento non produrrebbero nulla? Questo è un giornalista che parla dall'alto del suo piedistallo faidate, senza sapere le cose, senza informarsi, (sono un artigiano, qualche cosa in più, forse, di un imprenditore), ma soprattutto SENZA LEGGERE quello che altri scrivono. Che ci giudica senza nemmeno conoscerci. Complimenti.

Qualcuno mi ha detto che scrivere le critiche è un' arte e qualcun altro che uccide più la penna che la spada e, devo ammettere, è vero.

Quindi ferito e offeso ho cancellato tutte le mie risposte, lasciando su quella pagina solo le sue errate deduzioni, le sue accuse presupponenti e piene di forse e di non so.

Non credo che un giornalista normalmente scriva senza prima informarsi sulle persone che ha di fronte, su chi sono e che conoscenze hanno; le loro passioni, il livello culturale, ma soprattutto non credo che un giornalista NON SAPPIA LEGGERE.

Il giornalista Sig. Fabio Bottonelli ma anche produttore di vino “sa usare bene” solo la spada.

Immagine tratta da www.fleurmach.com



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RISOTTO CON SEPPIE E POMODORINI SECCHI





Ingredienti:

200 gr di riso
5 seppie fresche
1 cipolla
1/2 costola di sedano
2 cucchiai di passata di pomodoro
5 o 6 pomodori secchi
1/2 scorza di limone non trattato
3 belle foglie di bietola fresca
1 bicchiere di vino bianco
robiola per mantecare
olio extravergine d'oliva
sale
prezzemolo


Per prima cosa prepariamo il brodo. Sminuzziamo metà cipolla ed il sedano e adagiamo il trito in un tegame dove avremo versato un paio di cucchiai di olio extravergine d'oliva, soffriggiamo per un paio di minuti, unendo successivamente i pomodori secchi e il cucchiaio di passata di pomodoro. Saliamo leggermente, uniamo 2 litri e mezzo di acqua e portiamo a bollore. Una volta raggiunta l'ebollizione facciamo cuocere per un'altra mezz'ora, poi filtriamo il brodo ottenuto, tagliamo a pezzetti i pomodori e li rimettiamo nel brodo. Regoliamo eventualmente di sale.
Ora puliamo molto accuratamente le seppie, separando i tentacoli e tagliando la sacca a striscioline sottili. Facciamo poi saltare brevemente in padella le seppie con un cucchiaio d'olio extravergine d'oliva e teniamo da parte in un piatto. Essendo fresche e tagliate sottili cuoceranno in un attimo. Tagliamo anche le bietole a pezzetti, eliminando la costa.
Ora cominciamo a preparare il risotto, soffriggendo in padella con un filo d'olio extravergine d'oliva l'altra metà di cipolla che avremo tritato. Una volta giunta a doratura, aggiungiamo il riso e andiamo a tostarlo per almeno un minuto. Bagnamo con il vino bianco, lasciamo sfumare e portiamo il riso a cottura aggiungendo via via il brodo inizialmente preparato. Verso fine cottura aggiungiamo le bietole.
A cottura ultimata mantechiamo il riso con una bella noce di robiola, aggiungiamo le seppie e completiamo con un po' di prezzemolo sminuzzato finemente e con la scorza di limone tagliata a julienne.
Il risotto risulterà delizioso, apprezzato in casa nostra anche dalla piccola Alice Ginevra (che ha letteralmente leccato anche il piatto).




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In attesa della cena

Alice Ginevra ormai sempre più brava a mangiare da sola

Senza quasi nemmeno sporcarsi
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