mercoledì 20 agosto 2014

IL MARE IL SUO OMBELICO, IMPLODE IN UN GOMITOLO DI EMOZIONI - MEZZELUNE AI GAMBERETTI E RUCOLA CON FANTASIA DI SCAMPI E VONGOLE AL SALTO


L’estate che rabbrividiva sotto cortine d’acqua, di pioggia scrosciante, di  gocce  grosse come noci, l’estate che a luglio mostrava già la ruggine ai bordi ha fisiologicamente ceduto il passo a quella calura intrinseca di agosto che affatica i passi e tiene al laccio persino i pensieri.
A fare da ponte tra i due scenari è stata la prima, consapevole volta di Athena Giada al mare considerando che il suo primo incontro fu a giugno dello scorso anno, quando aveva poco più di due settimane di vita e poteva solo inconsciamente godere dell’aria salmastra e dei refoli di vento che si alzavano trasversali sulla spiaggia di sassi .
Il mare che è il mio più intimo paesaggio mentale da quando sono nata, ad oggi, che ne vivo i riverberi fin sulla superficie della pelle, per le nostre pupattole è qualcosa a cavallo tra un sogno, una meta, un diversivo, una distanza misurabile in un centinaio di chilometri ma al tempo stesso è per osmosi, una corrente che passa segretamente anche sotto alla loro pelle. Ereditata da me come le labbra a cuoricino, gli occhi grandi e quella piccola dose di testardaggine che le contraddistingue.
Nemmeno il tempo di finire la frase “Andiamo al mare” che Alice Ginevra è già pronta davanti alla porta di casa con la sua insopprimibile urgenza e l’ inseparabile costumino giallo stretti con forza tra le mani.
La prima volta di Athena Giada ce l’ho sospesa davanti agli occhi con un corredo di immagini e di impressioni.
Athena Giada sguazza, scalcia, allunga il passo e le mani piccole dentro ai suoi piccoli tredici mesi, spogliata del superfluo, via finalmente  l’ingombro dei vestiti e del pannolino. 
Athena Giada non fa certo economia di emozioni e di gridolini appena alluna sulla sua prima spiaggia.
Le pupille in rapimento, come di chi ha appena fatto una scoperta, seguono i rimbalzi immaginari di una pallina dal tappeto uniforme della sabbia a quello più increspato del mare. 
Io mi perdo ad osservare il ventaglio che lo stupore imprime alle sue espressioni, ai suoi gesti, priva di ogni sorta di difese per così dire, immunitarie, di stratificazioni, quelle che a volte rendono complesso anche ciò che non lo è.
Alice Ginevra svuota energicamente il borsone con i secchielli, le palette e i rastrelli e comincia a dare forma ai castelli fatati di cui ci raccontava durante il viaggio in macchina, scavando strade sotterranee e fossati, gridando al papà di fare rifornimento d’acqua, più veloce, più veloce ancora, in una staffetta di secchielli senza fine.
Athena Giada dal canto suo, rincorre veloce il suo colpo di fulmine e ad essere sincera non ricordo di averla mai vista correre in quel modo. In un battere di ciglia è già con i piedini a bagno nel suo primo mare, lei che è attratta dall’ acqua più che da qualsiasi altra cosa.
L’acqua puntualmente le lava via resistenze ed esitazioni. Luca ed io corriamo incontro alle sue risatine vibranti che si perdono tra il ritmico sciacquettio delle onde. 
Felice come non mai, si lascia travolgere da abbracci liquidi e tridimensionali e non paga si tuffa al centro, la testa sott'acqua, per riemergere penso io, traumatizzata, invece no, lei ride e ripete il suo gioco.
La trasciniamo gocciolante quanto recalcitrante sul bagnasciuga, le sventoliamo davanti agli occhi una paletta gialla e per un po’ sembra cedere all'entusiasmo del gioco. 
Raccoglie e spande sabbia in ogni direzione, rade al suolo un paio di castelli, si lascia ricoprire di sabbia dalla sorella, ma la sua calamita interiore pulsa come un secondo cuore e la spinge a correre sempre nella stessa direzione. Imperterrita, inarrestabile.
E’ il mare il suo ombelico, è lì dove vuole stare, dove vuole sbattere i piedini e  perdere l’equilibrio e noi con lei, a respirarci addosso, a risalire dal basso una cornice di mare sfumato e la libertà che puff, implode in un gomitolo di emozioni foderate di calore. 


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Proponiamo un piatto che ci rappresenta ovvero la pasta ripiena con un condimento a base di pesce. Abbiamo usato prodotti freschissimi, nello specifico verdurine dell'orto, il delicato aglio di Voghiera e pesce altrettanto fresco in modo da esaltare la bontà del piatto.


MEZZELUNE AI GAMBERETTI E RUCOLA CON FANTASIA DI SCAMPI E VONGOLE AL SALTO

Ingredienti per 4 persone:

Ingredienti per la pasta:

310 g di farina 00
90 g di farina di semola
4 uova
1 pizzico di sale






Ingredienti per il ripieno:

300 g di ricotta di bufala
200 g di gamberetti freschi sgusciati e puliti
una manciata di rucola fresca selvatica
sale e pepe
un cucchiaino raso di scorza di limone grattugiata
noce moscata






Ingredienti per il condimento:

8 scampi freschissimi
3 pomodori rossi (maturi ma sodi)
1 zucchina
3 spicchi d'aglio tritati e 1 spicchio intero
400 g di vongole fresche
olio extravergine d'oliva
basilico fresco
origano fresco
1/2 bicchiere di vino bianco secco (per il sughetto)
1/2 bicchiere di vino bianco secco (per il sauté di vongole)
1 peperoncino rosso fresco
sale

Anzitutto mettiamo le vongole in una ciotola capiente a bagno con acqua fredda salata. Le lasciamo spurgare la sabbia per all'incirca 3 ore, avendo cura di cambiare l'acqua un paio di volte.
Intanto prepariamo la pasta fresca, impastiamo quindi le farine con le uova e il pizzico di sale, lavoriamo con le mani fino ad ottenere un panetto liscio e omogeneo, quindi riponiamo in frigorifero per circa mezz'ora, dopo avere avvolto l'impasto nella pellicola trasparente.
Nel frattempo ci dedichiamo al ripieno. Dopo avere pulito bene i gamberetti, privandoli del guscio e del filetto addominale poi dopo averli lavati e asciugati,  li tritiamo finemente.
Laviamo la rucola e la tritiamo a sua volta finemente. Ne basta una manciatina nel caso si utilizzi rucola selvatica, quindi piuttosto aromatica di suo.
In una ciotola versiamo la ricotta, aggiungiamo la rucola e i gamberetti tritati, un pizzico di sale, una generosa macinata di pepe, un po' di noce moscata e circa un cucchiaino di scorza di limone grattugiata. Amalgamiamo tutti gli ingredienti e riponiamo il composto in frigorifero.
Tiriamo la pasta usando la Nonna Papera, noi fino alla tacca numero 6, in modo che la sfoglia sia sottile (ma non trasparente).
Ripieghiamo ogni striscia di sfoglia a metà, sistemiamo il ripieno facendo dei mucchietti piuttosto larghi (considerando che vogliamo ottenere delle mezzelune ripiene) e con uno stampo a forma di mezzaluna ritagliamo la pasta premendo abbastanza forte in modo da essere certi che ogni panzerotto sia perfettamente sigillato.
Prepariamo il condimento. Semplice ma ricco di sapore, le verdure dell'orto le abbiamo saltate brevemente in modo da conservarne il sapore e la freschezza..
Tagliamo i pomodori in piccoli cubetti e li lasciamo sgocciolare in un colapasta, in modo che perdano buona parte della loro acqua di vegetazione. Tagliamo la zucchina a cubetti altrettanto piccoli. Tritiamo 2 spicchi d'aglio piuttosto fini.
Puliamo gli scampi, togliendo le zampette, le antenne e il filetto addominale praticando un'incisione sul carapace.
Scaldiamo un generoso filo d'olio extravergine d'oliva in una padella. Aggiungiamo l'aglio tritato e i cubetti di zucchine. Facciamo saltare un paio di minuti poi uniamo gli scampi. Lasciamo rosolare giusto un paio di minuti. Aggiungiamo i cubetti di pomodori, il basilico e l'origano (noi abbiamo usato alcune foglioline tra le più tenere e piccole delle nostre piantine), il peperoncino tagliato a rondelle sottili e un pizzico di sale.
Lasciamo saltare in padella fino a riassorbimento dell'acqua rilasciata dai pomodori, avendo cura di non fare asciugare completamente il liquido del condimento.
A parte prepariamo un semplice sauté di vongole. Scaldiamo un filo d'olio extravergine d'oliva, uniamo 1 spicchio d'aglio tritato e lo spicchio intero. Versiamo le vongole e copriamo con il coperchio. Aspettiamo qualche minuto in modo che si aprano. Irroriamo quindi con mezzo bicchiere di vino bianco e lasciamo sfumare l'alcol. Togliamo dal fuoco.
Uniamo quindi le vongole con un po' del liquido di cottura al nostro sughetto.
Cuociamo le mezzelune in abbondante brodo vegetale. Le scoliamo al dente e le saltiamo in padella con il sughetto quindi impiattiamo.

lunedì 21 luglio 2014

HA PICCOLE MACCHIE A FORMA DI FRITTELLA E' GASTONE LA COCCINELLA - FILETTO DI PESCE SPADA CON PESCHE, SEDANO E CIPOLLA TROPEA


Si allungano sempre di più le ombre degli alberi nella piazza del paese, quella che scruto dalla finestra dello studio. Un silenzio irreale si sdraia sulle panchine vuote. Nemmeno un gatto o un cagnolino con il suo padrone per strada.
Lunghe scie di caldo scendono dalla fronte.
Alice Ginevra si è finalmente staccata dal PC, ebbra e stanca di aver visto per l'ennesima volta Pippo su Marte.
Una porta sbatte nel non silenzio che quella piccola ciarliera riempie con le sue innumerevoli parole, un vocabolario vastissimo di espressioni colorate e piene di senso, senso compiuto solo dai suoi innumerevoli ragionamenti.
Parole e frasi frammezzate dai piccoli urletti di Athena Giada. Si cercano e giocano. Si evitano e screziano come solo due sorelle possono fare.
Le guardi e ti riempi di felicità, di quel senso di pace che ti fa ancora credere nel futuro, in quel futuro che quelle due piccoline si sapranno creare.
Mi asciugo la fronte con uno scottex già pregno di pensieri di mare e vento fresco di montagna.
La novità della serata è una piccola coccinella che ci è venuta a trovare e che ha preso dimora sui piatti di Alice Ginevra e di Athena Giada.
Piccola e rossa, con le sue macchioline nere disegnate sul dorso, gironzola lungo il bordo di un piattino colorato.
Subito Sabrina si fa portavoce dell'accaduto con la Principessa e la Dea della saggezza.
La Principessa Alice Ginevra abbandona i suoi giochi, la sua caccia al canguro che è arrivato con un salto sulla nostra terrazza e che sta girando per casa lasciando impronte da seguire.
Appoggia la sua lente d'ingrandimento da detective alla Sir Arthur Conan Doyle sul divano per correre nella piccola cucina.
Sua sorella, la Dea della Saggezza esce a fatica dal secchio arancione in cui, ultimamente, ha deciso che lei ci sta comoda.
Prima un piede e poi l'altro. Con grande sicurezza prende possesso del suo personale rifugio, poi lentamente ci si siede dentro.
Una volta raggiunto il suo scopo, alza gli occhi, ti guarda e...ride, ride, ride fino al singhiozzo.
Così come, con grazia vi è entrata, con scioltezza ne esce e anche lei corre a vedere il piccolissimo ospite.
La Gioia di Alice Ginevra si fa grande come i suoi occhi sgranati nel vedere la piccola macchia rossa che gironzola lentamente tra le stoviglie colorate della sua pappa.
Athena Giada ed io guardiamo la coppia di Mamma Sabrina e figlia Alice Ginevra che si scambiano consigli sul da farsi, poi la figlia grande si gira e si rivolge alla sorella invitandola ad avvicinarsi per guardare il prodigio dell'insetto vero, non quello dei cartoni.
Sorrido e mi allontano per immergermi nuovamente nel calore dello studio ma la scena che segue è da antologia.
Alice Ginevra sta dando lezioni a sua sorella sulla piccola coccinella che si è fatta ospitare nella piccolissima cucina.
Athena Giada la guarda ed ascolta come se capisse esattamente le frasi e le raccomandazioni che sua sorella le elargisce con enfasi pacata.
Athena Giada, ora Gastone (così si chiama la coccinella) fa la nanna! Bisogna che parli piano, sennò si sveglia!
Papà! Papà! Papà! Cosa mangiano le coccinelle?
Lattuga!
Mamma! Mamma! Mamma! Mamma! Mamma! Ce l'abbiamo della lattuga?
Athena Giada adesso diamo da mangiare a Gastone!
Athena Giada non urlare che Gastone mangia, sennò si distrae e non mangia più!
Alice Ginevra guarda Athena Giada e si mette le mani sui fianchi, come nessuno di noi fa, ricordando un oratore del ventennio. Guarda fissa negli occhi sua sorella e con tono fermo, ma stranamente a bassa voce, le impone un deciso “Hai capito!”
Sabrina ed io non riusciamo a trattenere un sorriso.
A volte stiamo ad ascoltare per un tempo indefinito i suoi ragionamenti, le sue poetiche per la luna. Guarda Mamma! La Luna si è accesa!
Guarda mamma, la Luna si sta riposando sulle nuvole!
Mamma, Mamma, Mamma! La luna gioca con le stelle! Quella grande è la stella Babbo, quella piccola è la stella Mamma e quella là, che si vede appena è la stella Athena Giada. E tu Alice Ginevra quale stella sei? Io sono la Luna!, dice lei.
Egocentrismo della poesia. Armonia con se stessa, pregi e difetti dell'astro che illumina la notte, Alice Ginevra è così.
Lei è!
Lei è la Luna.



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Un freschissimo e delizioso antipasto estivo, per la preparazione del quale occorrono pochi ingredienti e soprattutto per una sera si possono lasciare i fornelli spenti.


FILETTO DI PESCE SPADA CON PESCHE, SEDANO E CIPOLLA TROPEA

Ingredienti per 3 persone:

250 g di filetto di pesce spada con leggerissima affumicatura
2 pesche noce mature ma sode
2 coste di sedano bianco freschissimo
1 grossa cipolla fresca tropea
qualche foglia di insalata gentilina
4-5 foglioline di basilico
olio extravergine di oliva
il succo di 2 limoni
una macinata di pepe nero
un pizzichino di sale

La preparazione di questo freschissimo antipasto è molto semplice, ma è importante che gli ingredienti siano di altissima qualità, a cominciare dal pesce spada. Noi abbiamo utilizzato del filetto di pesce spada con una leggerissima affumicatura.
Essendo piuttosto spesso, lo abbiamo tagliato a losanghe, ricavandone delle striscioline.
Abbiamo preparato successivamente la citronette versando in una piccola ciotola il succo di limone, olio extravergine d'oliva (siciliano) q.b., un pizzico di sale e una macinata di pepe nero.
Abbiamo unito anche le foglioline di basilico (tenerissime) spezzettate.
All'interno di un piatto di portata abbiamo disposto le striscioline di pesce spada, le fettine di pesce (tagliate piuttosto sottili), le rondelle di cipolla tropea e quelle di sedano.
Abbiamo irrorato il tutto con la citronette e lasciato riposare in frigorifero per un'ora, coprendo il piatto con della pellicola trasparente.
Abbiamo quindi portato in tavola e assaporato con somma soddisfazione del palato.

venerdì 30 maggio 2014

LEI GRANDE, LEI PICCOLA - TIRAMISU' ALLE FRAGOLE - (Con pastorizzazione delle uova)


Così diverse, così uguali. Specchi di noi che le abbiamo generate. Con i loro difetti ed i loro innumerevoli pregi.
Riflessi diversi di noi stessi, uguali a noi.
Piccole pesti del quotidiano che lasciano la schiena dolorante a fine giornata quando il buio è già una cosa fatta, ti mancano le loro voci perché si sono nascoste nel sonno.
Alice Ginevra è sempre più incontenibile nella sua voglia di esplorare il nostro mondo, si erge al nostro pari, almeno lo pretenderebbe. Vuol ripetere, fare le stesse nostre cose.


I piatti li vuole lavare lei, così che scompare nel più assoluto silenzio per arrivare con sicumera baldanza, armata del suo sgabello verde.
Lo piazza ai piedi del lavello, ci sale sopra e grida con tono dolce di rabbia che Lei vuole aprire il rubinetto, che Lei vuole dosare il sapone, che Lei vuole la spugna gialla perché quella verde è della mamma e del babbo.
Lei, fortissimamente Lei, esclusivamente Lei. Unicamente Lei.
L'acqua scorre e Lei lava anche il già lavato, con perizia e minuzia.

Gonfia di schiuma la spugna e la strizza, insiste sulle figure disegnate sui suoi piatti e sui nostri, sulle posate e si arrischia sui coltelli. Senza un posso e senza un “va bene?”.
Lei è sicura, sa quello che fa. Noi che ascoltiamo lo scroscio ed i suoi silenzi imboccando la frutta grattugiata ad Athena Giada, ci sentiamo sicuri.

Ci sentiamo sicuri? Veramente ci basta che si diverta, anche se più di una ceramica, anche se già segnata dall'usura ci ha lasciato, si è suicidata sul fondo d'acciaio del lavello facendoci correre, più che altro per tranquillizzare la nostra lavapiatti che l'importante è che Lei non si sia tagliata.
Athena Giada si siede lì, dove il passaggio è obbligato, dove Lei deve essere scavalcata.
Ha una palla in mano, quella gialla che le ha regalato la sorella. Se la passa da una mano all'altra per poi porgertela accompagnando il gesto con l'ennesimo “grazie!” schioccante, scioccante.
Tu raccogli il gesto ringraziandola a sua volta e Lei stende nuovamente il suo piccolo braccio e apre bene le mani, le mette a cucchiaio e ti è chiaro che rivuole l'oggetto indietro. Depositi la palla sulla mano e Lei, nuovamente, ripete il suo “grazie!”, scioccante, schioccante. Replica e ripete il gioco tra uno sguardo all'altra Lei, che fa scivolare la spugna sempre sullo stesso tegame da almeno 10 minuti, con sguardo severo e concentrato.
I giochi d'acqua cedono il passo a quelli disegnati, pennellati, schizzati, inventati sui soliti fogli rubati dalla mia stampante, che ogni giorno rimane sempre più a digiuno.
Lontano dalla piccola Lei perché “non è capace!” sentenzia la Lei grande mentre appoggia il suo preziosissimo “albumum” sul tavolo, seleziona arcobaleni di colori per riempire il bianco vuoto dei fogli.
Allora i due piccoli universi si separano. Una Lei fa l'artista mentre l'altra Lei aggiunge un passo nuovo ad uno appena fatto, con le braccia protese avanti avanzando come un bellissimo e dolcissimo bambolotto a pile.
Due passi ed un appoggio sicuro.
Tre passi laterali sfiorando il divano, accarezzandolo leggero.
Quattro passi verso la mamma seduta al PC per un po' d'acqua, dopo quel tanto camminare.
La serata si calma ed anche le luci in casa, una ad una perdono vigore. Lo spettacolo della musica in TV, con i suoi ritmi spezzati, con i suoi riflessi rossi e blu chiamano due piccoli sbadigli. La Lei grande si sdraia sul divano, abbandonando la sua vena artistica, la Lei piccola cerca le braccia coccolose della mamma ed il biberon di latte tiepido.
I volumi scemano, rimangono di sottofondo come ninna nanne rock.
La lei grande vuole il suo “wikko” (latte con nesquik).
Un applauso fragoroso rompe l'idillio con Morfeo e la piccola Lei scivola dall'abbraccio amoroso della mamma. Tre passi e si sdraia sul tappeto, con la testa sull'enorme cuscino colorato che è lì per caso, o quasi.
La lei grande segue con gli occhi la scena ed appena, la Lei piccola si accovaccia, scende dal suo triclinio, le si stende a fianco ed inizia ad accarezzarla sulla nuca.
Dolce, lenta, morbida. Gli occhi si fanno piccoli ed i sogni si fanno grandi.
La Dea e la Principessa dormono.
Larga la foglia, lunga è la via... la favola è la nostra... e così sia!



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Il tiramisù è tra i dolci al cucchiaio che preferiamo, solitamente prepariamo la versione più classica, ma questa volta ci siamo voluti regalare un tiramisù più fresco e colorato, con le fragole e il risultato è stato veramente degno di nota. Il procedimento è semplicissimo, come potete vedere abbiamo scelto però di pastorizzare le uova.





TIRAMISU' ALLE FRAGOLE

(Con pastorizzazione delle uova)



Ingredienti:

Per lo sciroppo di fragole:

230 g di fragole
280 cl di acqua
100 g di zucchero
1 bicchierino di Maraschino

Per il tiramisù:

5 tuorli d'uovo
170 g di zucchero (che useremo per preparare lo sciroppo che servirà a pastorizzare le uova)
50 g di acqua
500 g di mascarpone
170 g di zucchero
1 confezione di savoiardi
qualche fragola per decorare il tiramisù

Frulliamo le fragole con 100 g di zucchero e 280 cl di acqua. Versiamo il composto in un tegamino e lo portiamo ad ebollizione, a questo punto aggiungiamo un bicchierino di maraschino e lasciamo bollire a fuoco basso per circa 25 minuti. Lasciamo raffreddare lo sciroppo.
Adesso prepariamo lo sciroppo di zucchero con il quale andremo a pastorizzare le uova. In un pentolino versiamo 170 g di zucchero con 50 g di acqua e scaldiamo fino a raggiungere la temperatura di 121 C, mescolando con un cucchiaio di legno solo quando lo sciroppo comincerà a bollire.
Nella planetaria versiamo i 5 tuorli d'uovo, li montiamo e aggiungiamo quindi lo sciroppo di zucchero bollente,  a filo e continuiamo a montare fino a raffreddamento (occorrono una decina di minuti).
Aggiungiamo quindi il mascarpone e i restanti 170 g di zucchero e montiamo con la frusta della planetaria fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo.
Non abbiamo utilizzato i bianchi d'uovo.
In una teglia disponiamo quindi uno strato di savoiardi che imbeviamo di sciroppo di fragole e stendiamo quindi un generoso strato di crema di mascarpone. Nuovo strato di savoiardi, sciroppo di fragole e crema di mascarpone. Completiamo il nostro dessert con decorazione di fragole.
Lasciamo riposare in frigorifero per 5 ore e poi serviamo.
Golosissimo!
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