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Secondo la
giurisprudenza, il giornalista è tenuto ad assicurare ai cittadini
un'informazione: “qualificata e caratterizzata da obbiettività,
imparzialità, completezza e correttezza; dal rispetto della dignità
umana, dell'ordine pubblico, del buon costume e del libero sviluppo
psichico e morale dei minori nonché dal pluralismo delle fonti cui,
i giornalisti, attingono conoscenze e notizie in modo tale che il
cittadino possa essere messo in condizione di compiere le sue
valutazioni, avendo presenti punti di vista differenti e orientamenti
culturali contrastanti”.
(sentenza n° 112/1993
della Corte costituzionale)
Inizio questo post con
questa sentenza della Corte costituzionale perché abbiamo avuto uno
scontro con un personaggio che ha una Azienda Agricola di successo, ma
che vanta anche una lunga carriera nel giornalismo agroalimentare di
elevato livello. Persona seria e competente nel suo settore e,
sicuramente pregna di cultura ma, dotato di una grandissima coda di
paglia e sufficienza.
Avevamo criticato
“amorevolmente” una manifestazione tenutasi a Bologna il 13
Aprile di quest'anno. Una manifestazione che ci aveva incuriosito
molto perché aveva come dedica la Festa della Lasagna; 20 tra chef e
cuochi con altrettante preparazioni di lasagne, una più sfiziosa
dell'altra. Una nostra carissima amica ne aveva fatto “pubblicità”
sul suo blog e, data l'enorme stima per la Giornalista, abbiamo avuto
lo stimolo in più per andare a curiosare.
Fatichiamo un po' per
parcheggiare, purtroppo il parcheggio gratuito è piccolo e dopo
qualche giro a vuoto troviamo posto. Con l'ascensore si sale in
quella che in città è stata soprannominata la balena o il pesce,
proprio sopra via Stalingrado. Una piccola oasi moderna, un minuscolo
angolo di verde sopraelevato, su di una delle strade più trafficate
in zona fiera. All'uscita, vediamo sotto al portico, accostati alle
colonne in cemento armato, dei tavolini con sopra posate bottiglie
sicuramente degne di essere ASSAGGIATE (lo scriviamo in maiuscolo
perché si legga bene).
Scorriamo le file
cercando di sbirciare i nomi dei produttori e ve ne vediamo due che
SECONDO IL NOSTRO PARERE (speriamo che si legga bene questa volta)
non meriterebbero di essere presenti, prodotti tristi e anonimi da
supermercato, anche se qualche sommelier ne avrà sicuramente
decantato le lodi (forse sì, forse no). Ma noi non siamo sommelier, siamo solo amanti,
appassionati di emozioni, quelle emozioni che non abbiamo voluto o
potuto ASSAGGIARE.
Alla fine, mentre io e
Sabrina criticavamo, tra di noi, la loro presenza, il nostro sguardo
stupefatto cade su un cartello posto sopra ad una cassa “ 1
assaggio 3€. 3 assaggi 6€.” Come, ci siamo chiesti nella più
totale ignoranza, ma da quando in qua devo pagare per degli assaggi?
Dimenticavo ASSAGGI, tutto in maiuscolo.
Da quell'istante le cose
hanno preso una piega decisamente imprevista. Abbiamo iniziato a
porci domande, domande di carattere economico. 15 espositori, 4 – 5
bottiglie su ogni tavolino... uno sproposito per poter ASSAGGIARE un
po' tutto. Ok, ci sta, vorrà dire che si va ad acqua. Facciamo a
ritroso le file e ci rendiamo conto della presenza di altre due
casse, quelle per le lasagne, sormontate da un cartello con scritto
“1 assaggio 3€ - 6 assaggi 15€”. Caspita (l'esclamazione è
stata molto più colorita)! A volerle ASSAGGIARE tutte, in coppia ci
si rovina! Nel mentre che iniziamo a fare delle considerazioni ecco
che si avvicina una signora che, con un tono che NOI abbiamo colto
sicuramente in modo sbagliato, ci sottolinea che potevamo recarci
alle altre casse.
Sabrina ed io rimaniamo
letteralmente sconfortati. Le nostre intenzioni erano di poter
interagire con gli Chef e con i produttori dei colli bolognesi, poter
scegliere tra le tante proposte una lasagna e sederci comodamente per
assaporare quello che in casa nostra è un must. Avvicinarci alle
aziende per scoprire i loro prodotti ma, non c'erano sedie, non
c'erano tavolini. Già ci immaginavamo un piattino di plastica da
dolci(almeno era quello che si vedeva in lontananza) con sei ASSAGGI,
un bicchiere nell'altra mano e qualcuno che ci imboccasse. Il tutto
per 15+15+3+3=36€ in meno in tasca e con il rischio di aver scelto
un vino non di NOSTRO gusto o aver sbagliato l'abbinamento lasagna-vino.
No, ci dispiace per la
manifestazione sicuramente di livello, ma ci siamo sentiti prendere
per il portafoglio e, visto che in cucina ce la caviamo benino e che
di vini di qualità eccelsa ne avevamo assaggiati non più tardi di
qualche giorno prima e che il pignoletto dei colli bolognesi,
nonostante tutti i nostri tentativi di trovarne qualcuno di NOSTRO
GUSTO, non è mai riuscito ad entrare in casa nostra, ce ne siamo
andati via, anzi, siamo letteralmente scappati.
La festa della lasagna altro non ci è sembrata che una fila alla cassa del supermercato.
Il ritorno a casa è
stato tutto un susseguirsi di NOSTRI RAGIONAMENTI fino a porci quella
che PER NOI è stata una domanda logica “ma chi ha organizzato,
tolte le spese vive, quanto ci guadagna?” ed a fare un' altra
NOSTRA CONSIDERAZIONE “Quanto è vero che la gente non sa più
mangiare?
Lasagne preparate con gli ingredienti più diversi e avere
nelle mani un solo bicchiere con al suo interno un ASSAGGIO per la
modica cifra di 18€?
Sicuramente quelli sbagliati
siamo noi. Abbiamo preteso di trovare una festa, un inno alla
lasagna, il piacere dello scoprire qualche vino di qualità, qualche emozione, ma l'accoglienza è
stata solo all'insegna di “casse, scontrini e ASSAGGI”.
Probabilmente saremmo
dovuti entrare con un altro spirito, anzi, saremmo dovuti entrare con
lo spirito di qualcun altro perché di sagre e feste dedicate a
qualche singolo ingrediente ne abbiamo girate parecchie, sia in
provincia che fuori regione e un'accoglienza così fredda e venale non
l'avevamo mai incontrata.
Quindi arriviamo a casa e
lascio nero su bianco la NOSTRA delusione sul post della nostra amica Giornalista,
sottolineando che era stata l'accoglienza, la venalità della
manifestazione a farci “letteralmente fuggire”.
Quindi senza
criticare nè il cibo nè il vino che non avevamo ASSAGGIATO.
Avevamo
però scritto che quelle due cantine presenti, SECONDO NOI, non
meritavano di essere lì. Tutto sommato, pensavamo, è SOLO LA
NOSTRA OPINIONE, e che sicuramente invece la manifestazione sarebbe
piaciuta.
Il giorno dopo, le notifiche di faccialibro, ci avvertono che
qualcuno ci aveva scritto e, leggendo la risposta siamo rimasti
pietrificati in quanto siamo stati molto poco velatamente tacciati di
essere dei pezzenti, abituati secondo quel qualcuno a frequentare sagre
paesane, denigrando ovviamente le sagre e declassandole al peggio che
si possa portare in piazza, abituati a bere Nero d'Avola da 2 euro al
litro, in bicchieri di carta. Ha aggiunto che entrando in un
qualsiasi bar e ordinando un calice di vino normalmente si spendono
3-4, anche 5 euro, che tornando alla manifestazione bastava
accontentarsi di qualche assaggio, che non abbiamo capito lo sforzo
dei produttori presenti che hanno sottratto una giornata ai lavori
urgenti dei campi, che probabilmente pretendevamo di bere e mangiare
gratis, a scrocco come faceva lui, questa la sua citazione: “Luca
dice che ha un blog (non lo sapevo) e che scrive su una rivista on line: non
essendo lui giornalista (credo, ma non lo posso sapere) non sarà
mica diventato come noi giornalisti (in un'altra vita sono anche
giornalista e so come funziona), che pretenderemmo di mangiare e bere
gratis....?”.
Questo giornalista parla a sproposito, senza avere la minima idea di chi siamo, cosa amiamo, cosa non amiamo, in breve parla senza conoscerci, non sa che siamo fin troppo pignoli, che il vino lo beviamo solo nei bicchieri consoni, che quelli di carta li scartiamo a priori. Noi il vino lo rispettiamo e soprattutto non beviamo
vino di qualità infima, perchè non è la quantità che ci interessa, ma solo ed esclusivamente la qualità.
Prosegue poi con : “Non so cosa faccia di mestiere, non so se lei
'produce' qualcosa... ebbene, io sono stato e sono tuttora
giornalista, ma ora produco anche qualcosa di concreto come il vino.
E ho capito tante cose. Se lei producesse qualcosa, in altre parole
venisse per un po' dall'altra parte della barricata, e capisse cosa
vuol dire produrre (vino, piatti o bulloni), non scriverebbe più una
risposta del genere.”
Ci risulta che chi lavora, produca sempre qualcosa. Non sempre è qualcosa di concreto, può trattarsi anche di un servizio. Un medico, un insegnante, un commercialista secondo il suo ragionamento non produrrebbero nulla? Questo
è un giornalista che parla dall'alto del suo piedistallo faidate, senza sapere le cose, senza informarsi,
(sono un artigiano, qualche cosa in più, forse, di un imprenditore),
ma soprattutto SENZA LEGGERE quello che altri scrivono. Che ci
giudica senza nemmeno conoscerci. Complimenti.
Qualcuno
mi ha detto che scrivere le critiche è un' arte e qualcun altro che
uccide più la penna che la spada e, devo ammettere, è vero.
Quindi
ferito e offeso ho cancellato tutte le mie risposte, lasciando su quella pagina solo le sue errate deduzioni, le sue accuse
presupponenti e piene di forse e di non so.
Non
credo che un giornalista normalmente scriva senza prima informarsi sulle persone che ha di
fronte, su chi sono e che conoscenze hanno; le loro passioni, il livello culturale, ma soprattutto non credo che un giornalista NON
SAPPIA LEGGERE.
Il
giornalista Sig. Fabio Bottonelli ma anche produttore di vino “sa
usare bene” solo la spada.
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RISOTTO CON SEPPIE E POMODORINI SECCHI
Ingredienti:
200 gr di riso
5 seppie fresche
1 cipolla
1/2 costola di sedano
2 cucchiai di passata di pomodoro
5 o 6 pomodori secchi
1/2 scorza di limone non trattato
3 belle foglie di bietola fresca
1 bicchiere di vino bianco
robiola per mantecare
olio extravergine d'oliva
sale
prezzemolo
Per prima cosa prepariamo il brodo. Sminuzziamo metà cipolla ed il sedano e adagiamo il trito in un tegame dove avremo versato un paio di cucchiai di olio extravergine d'oliva, soffriggiamo per un paio di minuti, unendo successivamente i pomodori secchi e il cucchiaio di passata di pomodoro. Saliamo leggermente, uniamo 2 litri e mezzo di acqua e portiamo a bollore. Una volta raggiunta l'ebollizione facciamo cuocere per un'altra mezz'ora, poi filtriamo il brodo ottenuto, tagliamo a pezzetti i pomodori e li rimettiamo nel brodo. Regoliamo eventualmente di sale.
Ora puliamo molto accuratamente le seppie, separando i tentacoli e tagliando la sacca a striscioline sottili. Facciamo poi saltare brevemente in padella le seppie con un cucchiaio d'olio extravergine d'oliva e teniamo da parte in un piatto. Essendo fresche e tagliate sottili cuoceranno in un attimo. Tagliamo anche le bietole a pezzetti, eliminando la costa.
Ora cominciamo a preparare il risotto, soffriggendo in padella con un filo d'olio extravergine d'oliva l'altra metà di cipolla che avremo tritato. Una volta giunta a doratura, aggiungiamo il riso e andiamo a tostarlo per almeno un minuto. Bagnamo con il vino bianco, lasciamo sfumare e portiamo il riso a cottura aggiungendo via via il brodo inizialmente preparato. Verso fine cottura aggiungiamo le bietole.
A cottura ultimata mantechiamo il riso con una bella noce di robiola, aggiungiamo le seppie e completiamo con un po' di prezzemolo sminuzzato finemente e con la scorza di limone tagliata a julienne.
Il risotto risulterà delizioso, apprezzato in casa nostra anche dalla piccola Alice Ginevra (che ha letteralmente leccato anche il piatto).
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| In attesa della cena |
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| Alice Ginevra ormai sempre più brava a mangiare da sola |
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| Senza quasi nemmeno sporcarsi |