giovedì 10 aprile 2014

UN FILO SOTTILE - BOCCONCINI FRITTI DI BACCALA' CON SALSA AL LIMONE, ZENZERO E PROSECCO


Poesia " L'arte di saper esprimere in versi una certa idea del mondo"


Il nostro post di oggi nasce dall'invito di Fausta di Dolci Passioni che ci ha chiesto di partecipare a questo gioco. Si tratta di scrivere delle poesie proprie o di altri e di nominare 5 blog per la "sfida".
Noi partecipiamo con una poesia scritta da Luca in meno di 5 minuti (ma come fa!) e nominiamo altri 5 amici che non si devono comunque sentire costretti a partecipare:




Un filo sottile
di grani d'oro
riflessi di luce che lo accarezzano
dondola sul tuo collo, riverso, piegato.
Addolcito dal fiore che coglie la vita
che con gli occhi chiusi si ristora.
Un filo sottile
di grani d'oro
riverberi dove il viso si specchia
si posa sui suoi capelli, leggero, a sfiorare
morbido lo sguardo sognante di lei
che condensa i suoi bisogni.
Un filo sottile
di grani d'oro
per paura che si svegli
lo scosti piano
per lasciar che il piacere continui.

(Luca Bolognini)



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BOCCONCINI FRITTI DI BACCALA' CON SALSA AL LIMONE, ZENZERO E PROSECCO



Ingredienti:



Per il baccalà:



400 g di baccalà dissalato

200 g di farina (noi abbiamo usato la farina specifica per pastella)
1 uovo
un pizzico di sale
latte q.b.
abbondante olio di semi di arachidi per friggere



Per la salsa:



300 cl di prosecco

1 cucchiaio di farina
il succo di 1 limone
2 cucchiai rasi di zenzero grattugiato fresco
la scorza di un limone (per profumare)
una spolverata di prezzemolo fresco




Dopo avere lavato ed asciugato il filetto di baccalà dissalato, lo tagliamo a cubetti della stessa dimensione. Nel frattempo prepariamo la pastella, mescolando in una ciotola la farina, l'uovo, il pizzico di sale e latte fino ad ottenere una pastella della giusta densità.
Prepariamo quindi la salsa. Versiamo il prosecco in un pentolino e lo portiamo a bollore. Aggiungiamo il succo di limone e lo zenzero fresco grattugiato e lasciamo cuocere per qualche minuto. Aggiungiamo la farina e la scorza del limone per profumare la salsa. Mescoliamo amalgamando gli ingredienti e proseguiamo la cottura fino a che la salsa sarà addensata.
Andiamo quindi a friggere i bocconcini di baccalà in abbondante olio di semi. Quando l'olio è giunto a temperatura (si può verificare la temperatura utilizzando uno stecchino di legno, appena si formano delle bollicine attorno al bastoncino significa che l'olio è pronto per la frittura) adagiamo, pochi per volta, i nostri bocconcini di baccalà precedentemente passati nella pastella. Appena il pesce assume un bel colore dorato, li scoliamo su carta assorbente.
Impiattiamo servendo il pesce con la salsa al prosecco profumata di limone e zenzero. Non è necessario aggiungere sale, il baccalà è salato di per sé. Completiamo con una spolverata di prezzemolo sminuzzato fresco. Gustoso e sciccoso.

martedì 1 aprile 2014

LA PRIMA COSA DA FARE - VELLUTATA IN NERO - VELLUTATA DI CAVOLO NERO E CAROTE NERE CON FILETTO DI MERLUZZO IMPANATO


Piccole trame, fitti raggi di luce che nascono sofferti tutte le mattine della settimana, insinuandosi attraverso le serrande della camera che ancora sonnecchia.
Un letto nato per due che ora ci si divide in quattro, vuoi per la gioia di stare tutti vicini, vuoi per la necessità di qualche coccola in più che si rubano le due sorelle.
Ho perso il conto delle mattine dove in quel lettone a scaldarsi, sotto le coperte, eravamo solo noi due; ripassando ogni sogno e costruendo il futuro, anche se solo per mezza giornata.
Principesse che cercano di sconfiggere i loro draghi bianchi che scalpitano in bocca, che traumatizzano i loro sogni cercando di uscire allo scoperto. Urla e pianti di aiuto, richiami gridati, di dolore che con qualche bacino e poca crema lenitiva, fanno calmare.
Anche questa notte la battaglia è stata vinta. Poche ore di sonno per tutti.
Guardo il soffitto e scorgo la ragnatela dei miei pensieri che si è fatta intrappolare da un piccolo ragno che attende solitario nella sua trappola. Ecco, penso, quella sarà la seconda cosa che oggi farò, la prima sarà un bacio alle mie tre stelle, la prima cosa sarà il caffè per il cappuccino di Sabrina, la prima cosa da fare sarà portarle un sorriso con molta schiuma.
La prima cosa saranno delle coccole, la prima cosa da fare, sarà la cosa che farò per prima. Fatto! Una decisione l'ho presa, scendo dal letto. Sposto quei pochi centimetri di coperta che sono rimasti a mia disposizione, dopo che la Pupattola grande ha deciso che per lei la miglior posizione, quando se ne sta con noi nel lettone è con la testa dalla parte di sua madre ed i piedini (profumatissimi), me li ritrovo ad un passo dal mio naso.
L'altra, la Pupattola piccolina, stenta a staccarsi dalla sua colazione che, in questo periodo di dentini in crescita, le dura quasi tutta la notte ed ormai, la sua nutrice riesce a consolarla in piena fase REM.
Non c'è nulla di più piacevole che soffermarsi qualche secondo ad ammirare i disegni che si creano con la luce su quei corpi sazi di sogni, di serena quiete.
La casa è sorda, e quasi mi dispiace dover aprire l'acqua per riprendere un po' di energia sferzandomi il viso.
Spengo il telefono per avere la certezza che, almeno per qualche ora, la mia vita non abbia bisogno di nulla se non del respiro che sento leggero venire dalla stanza.
Mi piace alzarmi presto, guardare i sogni delle persone che amo, nella speranza di poterne realizzare qualcuno, prima che un Morfeo qualsiasi li faccia svanire per pura e semplice invidia.
Mi piace alzarmi presto, anche quando il presto è sempre troppo tardi, quando ti vesti in meno di tre minuti, sfidando il cronometro; competere con le lancette che corrono sempre più veloci del mio voler primeggiare.
La prima cosa da fare è vincere la tentazione. Questa volta la tentazione è forte, come quando durante il servizio di leva, con tre parole, urlate secche, un ordine perentorio ti faceva scattare in piedi. La voglia di farlo quel grido è tanta. GIU' DALLE BRANDE! La voglia di urlarlo è tanta ma, mi tengo il sorriso e mi allontano per fare qualcuna di tutte quelle prime cose da fare.
Mi trascino in cucina per far gorgogliare il caffè dalla moka, per montare il latte, per fare quel cappuccino con il sorriso.
Mi trascino è la parola giusta, anche perché di sollevare i piedi non ne ho proprio voglia. Pattino sul pavimento freddo sfiorandolo appena, quel tanto da ridurre l'attrito per poter fare il movimento successivo che mi consente di avanzare.

Se mi vede Sabrina mi cazzia, ma è un mio difetto. Fin da piccolo distruggevo le scarpe, facevo i buchi nelle suole, ma non buchi piccoli, ma vere e proprie voragini, tutta la suola. Mi cazziava mia madre, mi cazzia Sabrina. Ma chi mi cambia a me!
Ogni volta lo spettacolo è lo stesso, ed ogni volta è diverso. Il fumo, il vapore che esce dalla tre tazze dell'omino coi baffi, quel sordo brontolio che certifica che è pronto, che è giunto il momento di togliere l'energia, che il calore è già dentro il caffè. Io che mi sporgo in avanti per respirarne il profumo, per verbalizzare che oggi non si lavora, che oggi stiamo tutti assieme.
Il cappuccino è pronto ed ho voglia di accendere la radio, di tuffarmi nei miei anni settanta, di provare a cercare Radio Capodistria, la radio che trasmetteva musica moderna; la prima radio libera che abbia mai sentito.
Premo il bottone, si accende la luce, appare la frequenza sul display azzurro pallido, e... un po' di pubblicità interrotta da qualche telegiornale o da qualche brutto brano. Ma va bene così.
Buon giorno Amore. Questo è per te! Un bacino, un sorriso. Questa è la prima cosa che oggi farò!





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La proposta di oggi è un piatto unico, salutare, delicato, ma al tempo stesso dal sapore deciso per la presenza del cavolo nero e del broccolo. Ottimo l'accostamento con il pesce.


VELLUTATA IN NERO

VELLUTATA DI CAVOLO NERO E CAROTE NERE CON FILETTO DI MERLUZZO IMPANATO



Ingredienti per 3 persone:
Per la vellutata:

1 patata grande
1 cipolla grande
1 testa di broccolo (circa 400 g)
1 mazzetto di cavolo nero (circa 300 g)
4 carote nere
brodo vegetale (circa 1,5 litri)
olio extravergine d'oliva
30 g di burro
sale e pepe nero
qualche cucchiaio di yogurt bianco intero

 Per il merluzzo:

3 filetti di merluzzo
pane grattugiato q.b.
prezzemolo
5 pomodorini pachino
sale e pepe nero
olio extravergine d'oliva




In un tegame di coccio scaldiamo un po' di olio extravergine d'oliva insieme al burro. Aggiungiamo la cipolla tagliata a rondelle sottili e lasciamo appassire per qualche minuto.
Uniamo quindi il cavolo nero tritato grossolanamente, le carote, la patata, il broccolo. Le verdure possiamo evitare di tagliarle perchè poi andremo a frullare il tutto. Aggiungiamo il brodo vegetale e lasciamo sobbollire per il tempo necessario, affinchè le verdure siano cotte a puntino. Regoliamo di sale e di pepe.
Una volta portata a cottura, frulliamo tutti gli ingredienti in modo da ottenere una vellutata densa e nerissima.
Mentre la vellutata cuoceva abbiamo preparato il pesce.
Dopo avere lavato e ben asciugato i filetti di merluzzo abbiamo preparato la panatura.
In una ciotola abbiamo mescolato il pane grattugiato, il prezzemolo tritato finemente, i pomodorini tritati finemente (dopo avere rimosso la loro acqua), un pizzico di sale, una macinata di pepe nero e un filo di olio extravergine d'oliva. Abbiamo quindi panato i nostri filetti di pesce e li abbiamo poi adagiati su di una teglia e infornati a 180 C per circa 15 minuti, verificando la perfetta doratura della panatura.
Abbiamo impiattato servendo la vellutata calda insieme al nostro filetto di merluzzo, completando il piatto con un cucchiaio di yogurt bianco. Una sciccheria!

giovedì 13 marzo 2014

CARNEVALE 2014, TRA PENNELLATE DI SOLE, CORIANDOLI E FANTASIE - ZUPPA DI FAGIOLI BORLOTTI CON CAVOLO NERO E SALSICCIA PICCANTE


Fulgide pennellate di sole, tra la vertigine di un girotondo di giostre, coriandoli e fantasiosi travestimenti, animavano incontrastati i confini del suo universo. 
La ricetta del Carnevale se l’era dipinta lei stessa. L’aveva lasciata ingrossare alla sua maniera, il giorno stesso in cui aveva scelto il suo abito rosa da principessa. Dopo una manciata di giorni però, la voglia di fare festa aveva già rosicchiato fino all’osso la sua misera riserva di pazienza. Non restava che scodellare quotidianamente la nostra, insieme a vassoi traboccanti di sfrappole e cotillons.
Era più di un mese fa. Io ero alla ricerca di un vestito sfarzoso, con sbuffi, pizzi e vaporosi volants e lei in un attimo di mia distrazione, si era invece invaghita del più semplice ed economico di tutti.
“Mamma voglio questo!” mi aveva detto con un filo di voce, dopo avermelo mostrato, dopo avermi allungato un pezzo di stoffa, rosa confetto, con annessa gruccia. 
Ricordo molto bene di averlo osservato, sfiorato, di averlo passato con poca convinzione da una mano all’altra, una e più volte, trovandolo senza scampo, esageratamente spoglio. Anonimo, essenziale, poco entusiasmante. 
Ricordo di avere provato a farle cambiare idea. Fiato sprecato, le sue cadute in amore le difende con le unghie smaltate e con i denti da latte.
Fu solo la sua commovente determinazione a fare sì che decidessi alla fine, di adagiarlo con un sorriso sul nastro trasportatore della cassa numero sei.
Ricordo di essere uscita con una sporta di spesa appesa ad una mano mentre con l’altra mano stringevo la sua. Lei  talmente felice che sbrodolava “grazie mamma” ad ogni passo e continuava a mostrare il suo vestito da principessa a tutti quelli che le passavano accanto; io che trattenevo le lacrime, che avevo cambiato idea e che in quel momento lo trovavo persino bello, quel vestito. Bello anche mentre convincevo Luca che era bello perché l’aveva scelto lei, perché era piaciuto tanto a lei, perché l’avrebbe indossato lei.
Domenica scorsa, la principessa con il suo bel vestito rosa, si disfa infine dell’attesa, la festa è sotto casa sua, il cuore a martello, le sue gambe che scendono le scale del castello e vanno incontro ad una dozzina di possibili tenzoni e d’altrettante distrazioni. L’orlo del vestito squassato dalle sue corsette dietro ai carri mascherati, compatti nel loro incedere lento e regolare.
Il nero dei suoi occhi si beve la loro luce, l’ovale del suo viso non smette più di stupirsi, inclinato da una parte, sollevato verso il cielo mentre dall’alto piovono caramelle, orsetti e palloni. Per Luca e per me sono i suoi sorrisi che fanno Carnevale.

Stanchissima Alice Ginevra
Piume di carta di tutti i colori, fitte fitte, volteggiano in un irregolare rettangolo di cielo, resistono agli strappi dell’aria restando in bilico prima di atterrare, c’è da bersele con gli occhi come se fossero un’ onda sola. 
Una vampata di coriandoli, un chiarore solare che ci ricade addosso prima di diventare una distesa piatta e orizzontale sull’asfalto sotto ai nostri piedi. Lei se ne riempie le mani e inizia a battagliare con i nostri cappotti e i nostri capelli. Con Athena Giada felicemente disorientata dal paesaggio che la guarda stupita mentre abbozza sorrisi sdentati e batte le manine come le ha insegnato a fare sua sorella.
Inseguiamo in verticale e in orizzontale un paese mascherato che a sua volta rincorre se stesso, riproponendo il suo moto perpetuo, su e giù per angoli e strade. 
Inseguiamo momenti già incontrati lungo altri sentieri, altre strade, altre stagioni. Altri Zorro, Cowboy, Uomini ragno, Fate e Principesse.
Ce ne andiamo un attimo prima che la penombra si abbatta pesantemente sulla sua stanchezza e che il paese torni ad essere nudo, pallido fantasma dietro ai vetri della sera.




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Questa zuppa è dedicata a chi ama le corroboranti e confortanti zuppe di fagioli. Abbiamo voluto arricchire la nostra zuppa dato che al mercatino di frutta e verdura a chilometro zero avevamo fatto scorta di verdure, in particolare di cavolo nero. Il cavolo nero e la nota piccante della salsiccia le conferiscono un extrabonus di sapore. Meravigliosamente buona, tout court.



ZUPPA DI FAGIOLI BORLOTTI CON CAVOLO NERO E SALSICCIA PICCANTE


Ingredienti per 4 persone:

300 g di fagioli borlotti secchi
un grosso spicchio d'aglio
1 cipolla
1 carota
1 costa di sedano
1 mazzetto di cavolo nero
150 g di salsiccia di maiale piccante (con peperoncino)
2 litri di brodo vegetale
olio extravergine d'oliva


Lasciamo a bagno in una ciotola capiente i fagioli per tutta la notte.
Tritiamo finemente la cipolla, la carota e il sedano. Scaldiamo un generoso filo d'olio extravergine in una pentola insieme allo spicchio d'aglio e lo lasciamo imbiondire. Aggiungiamo il trito di verdure e le lasciamo appassire per qualche minuto. Togliamo l'aglio.
Sbricioliamo la salsiccia, togliendole la pelle. La andiamo ad aggiungere alle verdure e la facciamo rosolare per bene.
A questo punto uniamo il cavolo nero che avremo precedentemente tritato grossolanamente. Lo facciamo saltare, mescolando tutti gli ingredienti.
Aggiungiamo i fagioli borlotti e versiamo il brodo.
Lasciamo sobbollire per circa un'ora, il tempo necessario perchè i fagioli siano cotti a puntino. Regoliamo di sale. Non abbiamo aggiunto pepe perchè la salsiccia piccante conferisce da sè quella piacevole nota di peperoncino, non troppo invadente, ma in grado di insaporire meravigliosamente questa zuppa di per sè celestiale.
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