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mercoledì 23 settembre 2009

RICE & SQUIDS - IL FIANCO MORBIDO DELLA SICILIA - "37 EURO E PASSA LA PAURA", ACI TREZZA E ACIREALE - CALAMARI FARCITI CON RISOTTO AL SAPORE DI MARE

Siamo tornati a Bologna e qui pare che nulla sia cambiato, tutto è rimasto uguale, a parte la polvere sui mobili e i nuovi colleghi di lavoro. Anche oggi lascio la clinica nell'ora di punta, ora che dura per buona parte della giornata. In questo momento non si può decidere nulla della propria vita, non si può fare altro che seguire il fiume delle auto, dell'ottusità.
Le automobili sono il nostro prolungamento, una seconda pelle di lamiera. Il traffico è lento, mi domando cosa ci sia laggiù in fondo che impedisce di procedere. Sono bloccata dentro un'eternità sbuffante e rassegnata ed invece ho fame di altre cose, di cose più umane, più pure. Vorrei un paio di ali per raggiungere il sole, il mare ed il fianco morbido della Sicilia.
Vorrei gli occhi ancora pieni d'incanto, anche qui, davanti ad un mondo che ha sempre fretta, preso a morsi da un'avidità senza fondo. E mentre tutto è fermo, sfilo un ricordo dalle tasche e ripenso a quei paesini addossati alla roccia, abbarbicati sul fianco forte ed incorruttibile delle montagne quasi a cercare protezione.
Ripenso ad Aci Trezza, un luogo che ci tenevo tanto a vedere, a sentire respirare, fin da quando per la prima volta, un'estate di tanti anni fa, lessi "I Malavoglia" e fui rapita da forti emozioni. Luca fa sì che il mio desiderio si realizzi, forse non è così poeticamente coinvolto quanto lo sono io, ma è curioso e all'ennesimo mio ricordargli de "I Malavoglia" innesta la marcia e mi sorride.
Usciamo da Catania e dopo diversi chilometri imbocchiamo strade scorbutiche, distese di terra secca, che rossa s'estende all'infinito, madre di fichidindia, di qualche albero d'ulivo, di melograni. Il finestrino ruba e regala immagini che cerco di catturare, di fermare agli angoli degli occhi. Scorrono i nomi dei paesi, chilometri di cielo e l'odore penetrante dell'estate e noi siamo qui, sconquassati dalle emozioni e ancora è niente perchè stiamo per scorgere all'orizzonte il mare, quello sognato ed incontaminato, quello che fa sì che s'accenda un' improvvisa e azzurra voglia d'oblio.
"Aci Trezza" recita un cartello stradale, ma ancora non basta, vogliamo entrarle nel cuore. Se di questo paese dovessi dipingere un'immagine con le sole parole, parlerei di uno scorcio spruzzato di luce, fatto da uno slargo sul mare, parlerei di un piazzale su cui si affacciano casette sobrie, e di quelle case in salita che s'inerpicano su di un colle, parlerei di un castello incastonato su di un'altura, che a me sembra un'aquila, ma soprattutto parlerei dell'odore del mare, che così forte e pungente non l'avevo mai sentito prima. E poi parlerei di un porticciolo disseminato di barche, di reti piegate e accatastate sulla sabbia e di neri ed imponenti scogli che si stagliano in mezzo al mare, guardiani di tutto quel blu.
L'aria è calda, appiccicosa, sembra che abbia voluto indossare il cappotto. Non un alito di vento.
Luca mi dice "Te lo immagini ad agosto che caldo africano potesse esserci!" ed io che avrei voluto sentire sulla pelle anche quel sole, gli sorrido e gli dico "Meno male che siamo venuti a settembre!".
Saltello da un posto all'altro, nonostante le zeppe che ho ai piedi e che sto già cominciando ad odiare. Non ne ho mai portate in vita mia e chissà cosa mi è preso quando ho deciso di comprarle, sto già meditando di dimenticare di metterle in valigia. I miei sandali sono la cosa più comoda sui quali poggiare i miei piedi, li amo.
Luca mi accenna un "Te l'avevo detto che le zeppe non fanno per te!". A viva voce non gli do ragione, ma se riesce a cogliere il messaggio silenzioso che gli sto lanciando, lo sa che lo so che ha ragione. Camminiamo sotto un sole cocente ed attraversiamo il paesino, le botteghe, la gente, i discorsi, l'odore del pesce e del pane. Lo scenario è straordinariamente bello. Ritorniamo nella piazzola perchè da qui riesco a riempirmi gli occhi d'ogni dintorno. Cerco tracce del passato, di quelle case dove un tempo famiglie molto numerose vivevano grame esistenze, scandite e regolate e decise dal sovrano assoluto, il mare. Il mare era il loro pane, coi suoi fatti e misfatti. Tra le nuove costruzioni s'intravedono case stagionate dal tempo ed uomini e donne davanti agli usci. Riesco a sentire pulsare questo paese, luogo dove il presente e il passato si fondono senza squarci, quasi che indossino lo stesso vestito, luogo sì di ulivi e melograni, ma anche di poche illusioni, di reti e di lampare, di quel pane di saggezza che giunge al sangue. Di tradizioni, di speranze ancora una volta riposte nella Provvidenza. Tutto odora di modestia e di poesia.
Lasciamo Aci Trezza con un abbraccio, uno sguardo, un sorriso ed un morso ad una mozzarella in carrozza.





Trentasette euro e passa la paura!!!
Neri scogli. Vapori bollenti di roccia fusa, non più sangue di terra che ribolle, non più energia in movimento. Ora sono scogli neri dove le voci e gli schiamazzi di chi gioca in acqua ne sono cornice. Un quadro che emana una forte energia, un' energia che solo gli occhi e nessuna tela o macchina fotografica riescono a replicare. Ho preso una strada laterale, un bivio verso il mare. Acireale, per ora lo lasciamo lì, sopra di noi. Una sola scusa, “Guarda quella lingua di terra con quel piccolo faro! Ti va se andiamo a vedere ?”.
Ho indicato a chi mi seguiva dove volevo andare ed ho spento “navigator”. Ogni tanto bisogna seguire il proprio istinto.
Cerco, con la coda dell'occhio, di rubare scorci di panorami ma le curve sono tante ed in più, quella stramaledetta Panda, è guidata da un imbranato, uno di quelli che è stato dimenticato dall'evoluzione dell'uomo.
Eccolo, lo stop! “Ora, dove andiamo?”, mi chiede quasi smarrita Sabrina. “Seguiamo la strada!” Le rispondo con un finto tono di sicurezza.
Cento metri, nemmeno, e lo spettacolo di questa Isola si ripete.
Ora vado lento, viaggio ad una velocità che sono gli stessi moscerini che cercano, inutilmente, di suicidarsi contro il parabrezza.
Roccia fusa, colate di lava che sono arrivate fin qua per immergersi in questo mare cristallo.
Il caldo e l'umido, sono quasi scioccanti quando scendiamo dall'auto.
Non ci siamo portati né i costumi né tanto meno gli asciugamani, solo la nostra voglia di immagazzinare emozioni, di sorridere, di ridere.
Questo piccolo angolo di mondo è Stazzo. Qui ho coniato una frase che Sabrina non ama molto. “Amo'! Ecco la Madonna del Carmine.......!”, ma scusatemi non vi svelerò da cosa è nata.
Il caldo non è poi tanto, ma l'afa è tremenda. “Sete, tanta sete!!!!” mi dice Sabrina. “Amo', là c'è un chioschetto...una granatina al limone?......” è la mia proposta subito accettata.
“Mi dispiace ma le granatine non le tengo....” Bermuda da lavoro, una maglietta a mezze maniche, un sorriso burbero e un paio di occhiali calati sul naso. “Ma, se è per la sete....questo non lo avete mai provato....non so se alla signora piace....” Prende un bicchiere di plastica, quello grande da bibita, apre lo scorrevole di un congelatore a pozzetto. Si arma di cucchiaio ed inizia a grattare qualche cosa. Lo mette nel bicchiere, ne soppesa la quantità e, quando decide sia quella giusta, apre il frigorifero prende ed apre una mezzolitro gassata e ne versa circa la metà nel bicchiere. Prende, come i veri barman, l'attrezzo per mescolare e poi, dallo scaffale in legno prende una bottiglia di sciroppo verde (di menta, pensiamo noi). Una sola goccia. Ancora due giri per mescolare il tutto e “Assaggiate, Signora!!!!”. “Buono! Fresco! Ottimo!” Sabrina me lo porge. Di solito, Sabrina fa così quando una cosa non è di suo pieno gusto, ma mai come questa volta, ho capito male le sue intenzioni. Lo assaggio..........Sabrina me lo ruba immediatamente dalla bocca. Non mi dà nemmeno il tempo per deglutire. “Me ne può preparare uno anche per me?” Quasi lo supplico.
Il padrone del chiosco ce lo siamo appena fatto amico. Inizia a spiegarci che, nonostante la bottiglia, lo sciroppo di menta lo fa in casa e, nemmeno supplicandolo, ci può dare la ricetta, non perché è segreta ma solo perché la sua menta è speciale, ce l'ha solo lui e, così buona cresce solo nella sua terra, nel suo “Orto”. “Ogni chilo di succo di limone spremuto, un cucchiaio di sale!!!” Inizia a mostrarci gli attrezzi con cui spreme e filtra il limone, del perché del sale “Così non si congela!” spiega. Ci mostra la differenza tra i limoni che usa per il succo e quelli che mette nelle bevande. Rigorosamente limoni della sua tenuta e, soprattutto limoni verdi “così deve essere il limone! Quando diventano gialli perdono sapore.....”. Stiamo ad ascoltarlo rapiti dalla sua passione, dal suo essersi inventato venditore di bibite. “Qualche anno fa è morta mia moglie ed io non ce la facevo da solo. Ho venduto tutto! La mia attività, trattavo tappeti pregiati. Ho chiesto ai miei figli: la volete voi? Le volete per voi queste case? Loro hanno sempre detto di no ed io i soldi li ho tutti lì per loro, per quando si sposeranno.......” La sua vita, i segreti della sua ex attività e della sua nuova, dove quando una cosa è finita non ce n'è più, se se ne vuole ancora, si deve passare il giorno dopo. Lui non lo fa per il commercio. Non è interessato al business. Ha già lavorato troppo ed il business lo ha già fatto. “Non sono capace di stare fermo!” sostiene, “Ma nemmeno mi voglio più ammazzare per il lavoro....”.
Stazzo è un porticciolo, dove piccole barche da diporto, piccole barche da pesca lo riempiono all'inverosimile. Una famiglia sta facendo il bagno in quell'acqua, dove il cartello “DIVIETO ASSOLUTO DI BALNEAZIONE” è solo una scritta sul palo piazzato ai lati del piccolo porto. Sabrina vuole andare a mettere le “zampette” in acqua ed io mi godo lo spettacolo da lontano con la macchina fotografica in mano.
L'ombra lunga delle case sta raggiungendo l'acqua ed è il momento di raggiungere Acireale.
Facciamo il bis del “gatorade” artigianale e risaliamo la collina.
Il centro storico di Acireale ci sorprende per la sua bellezza. Quasi timido il Duomo e la sua piazza ci appaiono dopo una curva.
Parcheggiamo.
“Luca non ce la faccio più!” Sabrina è sconsolata. Quei zatteroni le hanno fatto venire le vesciche alla pianta del piede. “Fino ad ora ho resistito, ma ora proprio non ce la faccio...” Erano quasi dieci minuti che camminavamo e, sono sincero, mi sono sentito spiazzato. Cerchiamo e troviamo cerotti ed un gel rinfrescante in un 99cent. Ci sediamo in piazza del Duomo e proviamo a porre un rimedio.
Il tentativo fallisce dopo circa venti metri di camminata. Sabrina zoppica ed io soffro con lei.
Acireale ha la strada principale piena di negozi, di tutti i tipi. Decine e decine di gioiellerie dove l'arte orafa è ai massimi livelli. Lavorazioni artigianali di alto pregio ma, soprattutto, di gusto e fantasia. Ogni tanto, tra una gioielleria e l'altra, negozi di tutte le marche conosciute, dalle commerciali a quelle di prestigio, con le ultime novità anch'esse messe in saldo. Negozi di scarpe con tacchi che a Bologna si vedono solo nei negozi di altissima moda. “Negozi di scarpe?!” L'occhio mi cade all'interno di uno di quelli e, anche se uso un' altra scusa per entrare, quasi ci trascino Sabrina.
“Trentasette euro e passa la paura!!!”
Ne esco anch'io con un paio di scarpe, l'occasione è stata veramente allettante.
Arriviamo alla macchina. Sabrina si siede in auto e si toglie quei tremendi e dolorosi zatteroni. Il sorriso le ritorna in viso quando indossa il nuovo paio di sandali. Ora quasi vola, mi trascina per la città, per il lungo corso a rimirar vetrine. Il dolore ai piedi è quasi scomparso per magia. “Trentasette euro e passa la paura!!!” Mi guarda e ride. La piazza alberata con il bar ed i suoi tavolini all'aperto. E' giunto il momento per una pausa rinfrescante.
Due granite al limone e due enormi paste per contorno. Sprofondiamo nelle sedie e gustiamo il sapore agre del limone che si abbraccia a quella neve soffice ghiacciata che è la granita siciliana. Stiamo lì, seduti a guardare i gruppi di ragazzi che sono già grandi nel vestire e nell'atteggiarsi. Tutti alla moda. Ragazze di dieci anni sì e no già donne nel vestire. Con la loro borsetta sottobraccio e con ancora tutta la loro infanzia da vivere. Ragazzini che sono già uomini fatti. Li senti parlare dei personaggi della TV, li vedi imitarne gli atteggiamenti che la televisione ha inculcato loro. Non hanno ancora finito la scuola Media ma già sognano in grande. Li guardiamo e li commentiamo. Li spiamo e vediamo quello che nelle nostre città, soprattutto a Bologna, ormai non c'è più. La libertà di girare per strada senza la paura che il bruto di turno salti fuori all'improvviso.
Una libertà sana, pulita, come il viso dei ragazzi e delle ragazze di questa città.
Ora è buio e Acireale si accende. Ora è il momento di ritornare a Catania. Di ritornare alla base che abbiamo scelto per visitare un piccolo angolo di questa meravigliosa Isola.




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Calamari ripieni di Risotto con Seppioline, Mazzancolle e Filetto di Merluzzo



Ingredienti:

190gr di Riso
300gr di Seppioline
200gr di Mazzancolle
1 filetto di Merluzzo
1 litro di Brodo vegetale
½ bicchiere di vino bianco secco
½ Porro
2 spicchi d'Aglio tritato
Olio Extra Vergine d'Oliva
Pepe
Erba Cipollina
Maggiorana
Santoreggia
Prezzemolo Fresco
4 Calamari di media Grandezza


Nella padella, con un filo di Olio Extra Vergine d'Oliva mettiamo a soffriggere il porro tagliato a sottilissime fettine e, appena il porro prende colore, aggiungiamo l'aglio. Lasciamo cuocere per un paio di minuti e poi aggiungiamo le Seppioline (pulite) e le facciamo cuocere all'incirca 5 minuti poi, a seguire, le Mazzancolle (pulite) e per ultimo il filetto di Merluzzo tagliato a cubetti. Pochi istanti, il tempo che anche il Merluzzo prenda colore e si aggiunge il riso. Si mescola bene e si lascia ancora tostare per due o tre minuti. Si aggiunge il vino e lo si lascia evaporare. A questo punto, un po' alla volta, si aggiunge il brodo caldo.
Verso i due terzi di cottura lo insaporiamo con l'Erba Cipollina, la Maggiorana, il Prezzemolo e la Santoreggia. Terminiamo la cottura e aggiustiamo con alcune macinate di pepe.
A parte, dopo averli accuratamente puliti e lavati, scottiamo i Calamari su di una griglia ben calda, circa 5 minuti per ogni lato. Li togliamo dal fuoco e li farciamo con il risotto. Andiamo a infornare i calamari ripieni, lasciandoli cuocere a 170 gradi per circa 15 minuti. Impiattiamo e ci gustiamo questo piatto unico.


BAKED SQUIDS FILLED WITH A SEA-SCENTED RISOTTO

Ingredients:

4 medium size squids
190 g Arborio rice
200 g shrimps (fresh)
1 cod fillet
300 g cuttlefish
2 tbs extravirgin olive oil
1 clove garlic
1/2 leek
1/2 cup dry white wine
1 cup vegetable stock
chive
marjoram
parsley
black ground pepper

Bring your vegetable stock to a boiling point and have ready at stoveside. In a large skillet heat oil over low heat and sauté garlic and leek until translucent. Add cod (cut into small cubes), cuttlefish and shrimps and sauté for about 5 minutes. Add rice, stir to coat with oil and sauté to toast each grain. Once toasted add white wine slowly, stirring constantly. Once the rice has absorbed the wine, add 1 cup vegetable stock, stirring occasionally. The risotto should have a creamy texture. This whole process should take about 20 minutes.
Now you have to cook your squids on a grill for about 5 minutes on each side.
Fill the squids with this risotto and heat oven to 180 C. Bake them for about 15 minutes until cooked. Serve squids sprinkled with parsley.
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