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lunedì 30 settembre 2013

LA PISCINA E IL LIEVITO - BISCOTTI AL COCCO


Si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale.
Vengo anch'io! No tu no!
Per vedere di nascosto le bestie feroci
e gridare aiuto aiuto è scappato il leone!
E vedere di nascosto l'effetto che fa!
Vengo anch'io, no tu no!
Vengo anch'io, no tu no!
Vengo anch'io, no tu no!
Ma perché? Perché no!
Si potrebbe andare tutti quanti alla piscina comunale.
Vengo anch'io! Certo che sì!
Per vedere di nascosto Alice Ginevra nell'acqua
e gridare aiuto aiuto la Pupattola si diverte!
E vedere di nascosto l'effetto che fa!
Un martedì di Giugno, quando il lavoro mi ha lasciato libero molto prima del previsto, come è mio solito, “Pronto Sabrina! Dai che portiamo la Pupattola in piscina...”.
Come sempre, quando ci si sposta, anche per pochi chilometri, si deve caricare in macchina mezza casa e l'intero frigorifero fatto di biberon del latte, del succo, dell'acqua, qualche biscotto, una brioscina rigorosamente home made, braccioli e gonfiabili vari, palle, palloni, pallette, il Pitò-pitò di turno, la carrozzina per la piccoletta di pochi giorni, il costume, gli asciugamani “il mio, il tuo, quello di Alice Ginevra e questo per Athena Giada(?)...”. I costumi, i solari, i doposole, gli antizanzare e... i portatori, gli sherpa, la guida indiana, Tex Willer e Superman per portare il tutto e difenderci dai cattivi insetti che sicuramente troveremo alla piscina.
Ecco fatto, dopo le spiegazioni di rito alla cassa/bar, due sdraio ed un ombrellone. Lo sguardo di Alice Ginevra è un misto tra la curiosità per il luogo ed il dubbio del cosa fare con tutta quell'acqua e dove andare a curiosare.
Alice Ginevra è meravigliosa nel suo essere un piccolo fantasma. Ha il dono di scomparire nel momento esatto in cui ruoti la testa per controllare come sta Athena Giada.
Fortunatamente ritrovarla è fin troppo facile, sta scalando uno scalcinato scivolo gonfiabile, tutta da sola, sorridendo ad una madre ed alle sue tre figlie che stanno sgranocchiando un panino asciutto con il prosciutto cotto chiacchierando in tedesco o era in inglese?
Alice Ginevra e l'acqua. Quando era piccina, era la bambina più felice del mondo, come toccava l'acqua della sua piscinetta da terrazza entrava in estasi. In casa regnava la calma e l'umidità trasportata in casa dalle sue rapide e fugaci incursioni per prendere un giocattolo qualsiasi, dopo aver ben cercato nei suoi raccoglitori. Ora, l'umidità regna sempre sovrana ma la calma... questa sconosciuta. Ci aspettavamo che come avesse visto tutta quell'acqua della piscina, avrebbe cercato di immergersi il più velocemente possibile, invece un timore reverenziale, un forte attacco di timidezza, cosa non da lei, l'ha letteralmente investita appena l'abbiamo invitata ad immergersi nel lato dei “piccoli”.
L'acqua è poco più profonda di 80 centimetri ma, nonostante lei abbia già superato il metro, il solo fatto che l'acqua la ricoprisse fino al mento, la terrorizzava. Sinceramente, almeno io, non me lo aspettavo, Sabrina invece, da brava Mamma, aveva previsto tutto, quindi cambiamo tattica.
Non ricordo quanti anni sono passati dall'ultima volta che avevo provato a fare una vasca intera, ed ancor meno mi ricordo quando ne ho fatte due però mi sembrò il caso di provarci, anche per mostrare ad Alice Ginevra quanto l'acqua sia un elemento sicuro ma, soprattutto, che in acqua ci si può divertire. Allora ci provo, mi porto nella corsia dedicata e inizio. Prime tre bracciate tutto bene poi, più acqua che aria. Non ci siamo, penso. Altre tre bracciate e questa volta è più aria che acqua ma non è sufficiente ad evitarmi il rischio annegamento. Il sapore di cloro mi rimane in gola ma insisto ed anche se le spalle iniziano a farmi più male del previsto, insisto. I trentatrè metri della prima vasca li ho fatti, alzo la testa per vedere dov'è la Pupattola ma, tanto per cambiare, si è volatilizzata.
Fare la seconda vasca, a questo punto mi sembra inutile, anche perché vengo ripreso immediatamente, a bassa voce (per fortuna), dalla bagnina che mi invita a non lasciare incustodita mia figlia. Fatto sta che Alice Ginevra la vedo seduta sul bordo con in braccio una tavoletta per nuoto. Si guarda attorno, cercando di capire come facciano gli altri bambini, molto più in età di lei, a divertirsi con dei lunghi salsicciotti che si lanciano a vicenda urlando a squarciagola. Esco dall'acqua come un tricheco albino, rischiando di abbagliare i frequentatori della piscina con il bianco lattiginoso della mia pelle che non aveva visto il sole, da quasi un anno. Raggiungo Alice Ginevra cercando di non cadere, di non scivolare sul bordo bagnato della piscina, mettendo in pratica tutte le mie doti di equilibrista. Mi ributto in acqua, nella parte dedicata ai bambini e, aprendo le braccia, la invito a non aver paura che tanto c'è babbo che la protegge, che l'aiuta.
Fatto! Alice Ginevra ci prova ma, appena l'acqua le sfiora la pancia inizia nuovamente a sgambettare (eufemismo) ed a gridare che non vuole entrare in acqua poi, indica il divisorio tra le piscine ed è lì che la deposito.
Entro nel lato profondo per assicurarmi che, nel caso perdesse l'equilibro, non mi affoghi cadendo in poco più di un metro e settanta d'acqua. Lei si fa tutta la piscina camminando sul bordo del muretto di separazione almeno tre volte e poi, si siede, mi allunga le braccia al collo e si fa prendere in braccio. La paura è vinta ed inizia a sfoderare sorrisi e gridolini di soddisfazione fino a che non raggiungiamo il bordo, una, due, tre volte. Poi via nella “piccola” e poi, nuovamente nella “grande”. E che ca... volo, Babbo non è di ferro, oppure lo è ed è decisamente arrugginito dopo un'ora di piscina.
Sabrina si gode la scena, anche perché Athena Giada le sta dando un po' di respiro, dormendo beatamente nella sua carrozzina, mentre lei si gusta un'enorme “bomba al limone”. “Luca, era da quando ero piccola che non la trovavo più!” mi dice sventolandomi sotto il naso quello che resta di quel ghiacciolo a forma di palla, anzi meglio, quel bastoncino di legno con attaccato ancora un pezzettino di ghiaccio grande come un'oliva.
Scivola ora il pomeriggio fino a che non scopriamo che per i bambini, in via eccezionale, solo per questo martedì, c'è un po' di intrattenimento tutto per loro. La preparazione della piadina.
Alice Ginevra è entusiasta, mettere le mani nell'impasto, sbocconcellare la pasta cruda, tirarla con il mattarello e mangiare quello che lei ha preparato. Le due “professioniste” dell'intrattenimento insegnano come dosare la farina, lo strutto, l'acqua, il lievito.... “Il lievito?” Io e Sabrina inorridiamo. Sarà che lei da brava romagnola, da perfetta cuoca che ha fatto la sua prima piadina a cinque anni per tutta la famiglia e che continua tutt'ora a prepararla utilizzando la ricetta che si tramandano in famiglia da generazioni, solo a sentire nominare il lievito avrebbe voluto trascinare via la piccola ma poi, visto quanto si stava divertendo Alice Ginevra... ma sì, facciamo finta di non aver sentito niente, che quella parola sia semplicemente passata, così, en passant, fuggita lontano, sommersa dalla gioia della nostra Alice Ginevra con la bocca piena di pasta cruda e con gli occhi carichi di felicità.
Il tramonto di questo martedì di Giugno allunga le ombre dei bambini attorno al lungo tavolo e i colori si scaldano mentre le narici si riempiono del profumo della piadina appena cotta che, sarà pur stata fatta con il lievito ma, sempre di piadina si tratta, imbottita del piacere che ti da vedere gli occhi pieni, traboccanti di spensieratezza che Alice Ginevra vive e ci regala.

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Questi biscotti, soffici e profumati, sono un bel modo per svegliare il mattino e godersi una dolce colazione, tutti insieme, Luca con il caffè, io con un cremosissimo cappuccino preparato da Luca e Alice Ginevra con il suo adorato latte, che sorseggia lentamente e puntualmente finisce giusto un attimo prima di indossare il suo trench e correre a scuola. E le mie parole sono sempre le stesse "Dai, che siamo in ritardo!"





BISCOTTI AL COCCO

Ingredienti:

250 gr di farina 00
100 gr di cocco essiccato
110 gr di zucchero
2 uova freschissime e grandi
110 gr di burro (a temperatura ambiente)
1 cucchiaino raso di lievito per dolci


In una ciotola capiente misceliamo la farina e il cocco. Aggiungiamo le uova, lo zucchero, il burro e il lievito. Mescoliamo amalgamando gli ingredienti e trasferiamo il composto su di una spianatoia dove continuiamo ad impastare fino ad ottenere un panetto omogeneo.
Lo avvolgiamo nella pellicola trasparente e lo lasciamo riposare in frigorifero per mezz'ora circa.
Formiamo delle palline del peso approssimativo di 19-20 grammi ciascuna e le andiamo ad adagiare su una teglia da forno coperta dall'apposita carta da forno. La cosa importante è che siano ben distanziate le une dalle altre. Le schiacciamo leggermente con il dorso di un cucchiaio e prima di infornarle le spolverizziamo con il cocco.
Le cuociamo in forno a 180 C per 15 minuti. Una volta pronti la loro superficie sarà lievemente dorata.





giovedì 11 marzo 2010

LA SPIA - ALL BUTTER BISCUITS - BISCOTTI BURROSI



La spia non si accende. Una piccola spia blu che dovrebbe lampeggiare. Rimane grigia. Sabrina alza gli occhi, occhi che in quei momenti sono enormi, carichi di lacrime. Lo so, che è una macchina, ma è anche una porta, quella porta che ti avvicina, che ti apre la porta in altre case, che ti fa abbracciare altre persone.
La spia è ancora grigia. Sabrina preme il tasto tondo con al centro la lettera i. Spegne e riaccende. Il suo sguardo si spegne sempre di più. Preme ancora e ancora. Sì, quel tasto si illumina, ma è il resto che non da segni di vita. Mi alzo anch'io. Mi avvicino con circospezione. Con una scusa “vai a prendere i CD di installazione!” la faccio allontanare quel tanto che mi serve per cercare di fare una diagnosi di massima. Ripeto i suoi stessi gesti. La spia si accende per un attimo, fa brillare il suo blu, poi più nulla. Torna il grigio. Come possono i colori dare un senso così forte alla vita e alla morte.
“Non gira, amore!”. Dall'inizio dell'anno non c'è nulla che giri per il verso giusto. Dal 2 di gennaio le cose proprio non ne voglio sapere di andare. Un modo c'è, ci deve essere.......!
Sabrina si siede sul divano con lo sguardo nel vuoto ed io inserisco il CD. Premo ancora il tasto con il tondo e la i. Un sordo rumore di ingranaggi di plastica accenna ad un “forse va......! la spia diventa arancione, poi blu, poi.....grigia. Il silenzio è l'unico suono che viene emesso.
Mi alzo e vado vicino a Sabrina, mi siedo accanto a lei e l'abbraccio forte. Provo il suo stesso senso di vuoto, di dolore intenso. Lo so che è una macchina, ma anche una macchina ha una sua vita. Ci vorrebbe un medico che la attaccasse ad una macchina, ad un polmone artificiale. Ci vorrebbe un'altra macchina che potesse leggere ancora i ricordi che sono scritti dentro al suo cuore di silicio.
Sabrina guarda il grigio, quello del televisore spento di fronte a lei. Sento il suo respiro controllato, la sua voglia di piangere repressa. Non la capisco. Non capisco perché si vergogni di piangere quando sono presente anch'io.
Questa volta non ho parole per consolarla, anche perché sto doppiamente male. Sabrina triste, Sabrina che crede sempre meno che possano succederci cose belle. Sabrina rinunciataria, arresa al mondo che sembra remarci contro da un po'.
Prendo il telefono e chiamo Angelo. Uno squillo, due, tre, quattro, cinque, sei, sette squilli. Sto per rinunciare anch'io, poi, una voce assonnata mi risponde “chi sei?”, “sono Luca, l'amico di Andrea......” gli racconto per filo e per segno tutto. La mia idea di quello che è successo. “OK! Allora domani vengo in ufficio da te e lo apriamo......” lo saluto e chiudo la telefonata. Sabrina è seduta sul letto, come quelle bambole di ceramica, con il loro viso senza vita, con quell'espressione senza espressione. “dai Amò, vedrai che domani una soluzione la trovo!” Sabrina muove solo gli occhi per guardarmi ma non emette nessun vocabolo. Mi allontano per prendere un'arancia, ho bisogno di addolcirmi la bocca, togliermi quel senso di amaro che ristagna nel mio stomaco. Quando torno in camera vengo accolto con un “Luca, si è acceso....guarda!” Ci sono sullo schermo i mattoncini che si rincorrono. La password e poi lo schermo riprende vita. Sabrina si slancia per prendere il disco su cui facciamo i backup, dove salviamo tutte le foto. “Luca fai subito il salvataggio delle ultime foto!” me lo chiede quasi supplicandomi. Collego l'USB ed aspetto che un'altra luce si accenda. Prendo possesso della tastiera e digito più velocemente che posso le istruzioni che servono. Muovo con destrezza il dito sul mousepad per selezionare le cartelle e copio-incollo. Otto minuti al termine dell'operazione. Stiamo tutti e due a guardare la riga che da bianca diventa verde. Passano un paio di minuti ed io devo alzarmi. Una necessità impellente che da un paio d'ore trattengo dev'essere espletata. Quando torno lo sguardo di Sabrina è nuovamente nel vuoto. “Si è spento lo schermo....” Il tono è di quelli che non vorresti mai sentire. Salgo sul letto e guardo a mia volta lo schermo nero. Conosco solo due modi per ridare vita allo schermo. Il primo non ne vuole sapere, anche perché quella spia è sempre costantemente grigia. Il secondo è quello di spegnere e riaccendere. L'operazione la faccio con molta ansia. Se non si riaccende...... La spia prende vita, blu, blu di cielo sereno, brillante, pulsante di vita. Sabrina ripete le stesse operazioni e mi racconta di quando piangeva e di una lacrima che è caduta sulla tastiera e di come dopo, il tutto ha ripreso vita.
Lo schermo c'è di nuovo.Ora tocca a me. Questa volta non mi muovo da davanti allo schermo. La procedura di salvataggio va a buon fine. “Luca, non me la sento di andare a commentare.....” La capisco e glielo dico mentre lei sistema i cavi dentro la borsa. “Luca, domani però me lo riporti, vero?....Luca però gli stai vicino mentre Angelo ci guarda, vero?....Luca......” Mi aspettavo che si mettesse a piangere, invece si infila sotto le coperte. Io la seguo, mi sdraio accanto a lei. Sabrina appoggia la sua testa sulla mia spalla e chiude gli occhi. La tengo abbracciata, vicino, le accarezzo i capelli. Poi si gira e spegne la luce. La stanza ora è illuminata solo dalla luce dei lampioni che filtra attraverso la tapparella. Nel silenzio la sento piangere. La abbraccio ma non ho parole per consolarla. Rimango sveglio finché posso, poi è il suono della sveglia......
Sabrina si alza e come un robot si veste, si prepara per l'attesa dell'intera giornata.
Un bacio sulla porta e le raccomandazioni di rito per salutarla.
Arrivo ad Imola un po' in anticipo sul previsto allora mi concedo un caffè caldo, bollente, ustionante.
Arriva Andrea e mi porta subito in laboratorio. Cerchiamo di accenderlo ma il risultato è sempre quello. La spia è grigia.
Stacchiamo l'alimentazione e ci armiamo di cacciavite. Una, due, tre, quattro, dieci, venti vitine, microscopiche. Arriva Angelo e continuiamo l'operazione a cuore aperto. Puliamo la ventola, puliamo i contatti, verifichiamo i connettori, i sottili fili della scheda madre. Quattro ore di analisi. Quattro ore in cui Sabrina mi chiama quattro volte. Quattro volte mi chiede “Solo un secondo, come va?....” Quattro volte le ripeto “Vedrai che questa sera il problema te lo risolvo.....”.
Nuovo software, nuovo hard-disk, nuove procedure, nuovo antivirus, nuovo portatile.
Prendo dal vecchio disco tutto quello che Sabrina ama e lo metto nel nuovo. Fatto, si torna a casa. I lampioni, in fila come ordinati bambini dell'asilo, illuminano la strada, la strada verso casa, la strada per Sabrina.
Lo so, questa spesa non ci voleva. In questo periodo il lavoro è molto scarso, troppo scarso. Ma per vivere ho bisogno del sorriso di Sabrina. “vedrai, amore, che le cose, prima o poi, inizieranno a girare così come lampeggia e brilla questa spia blu, blu come il cielo che è sopra le nuvole.

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BISCOTTI AL BURRO

Ingredienti:

150 gr di farina di frumento
75 gr di farina di riso
150 gr di burro
75 gr di zucchero
Zucchero a velo per decorare

Dopo avere fatto ammorbidire il burro a temperatura ambiente, su una spianatoia abbiamo impastato il burro, la farina di frumento, la farina di riso e lo zucchero, fino ad ottenere un composto omogeneo e sodo. Lo abbiamo lasciato riposare per circa un’ora in frigorifero, dopo di che abbiamo steso la pasta con il matterello, sulla spianatoia leggermente infarinata, ottenendo una sfoglia spessa circa un centimetro. L’abbiamo ritagliata con uno stampino e abbiamo infornato i biscotti nel forno caldo, a 150 gradi per circa 30 minuti. Li abbiamo fatti raffreddare completamente e poi li abbiamo cosparsi di zucchero a velo.
Buonissimi e burrosi, quando si dice che uno tira l’altro…..

ALL BUTTER BISCUITS

Ingredients:

150 g plain flour
75 g rice flour
150 g butter
75 g sugar
Powdered sugar to garnish

Cream the butter, add the sugar, blend in the flours. Cover and chill dough for at least 1 hour. Preheat oven to 150 C. Roll dough out on a lightly floured surface to 1 cm thickness, then cut into desired shape. Place biscuit on ungreased baking tray and bake in the preheated oven for about 30 minutes. Remove to wire racks to cool completely. Garnish with powdered sugar.


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Questo omaggio floreale mi è stato donato dalla dolcissima Paola di Polvere di Stelle, una persona speciale che vibra di poesia, che ha sempre mille pensieri, mille attenzioni.
Paola, grazie per questo dono e perdonami il ritardo, ma per me questo pensiero non ha scadenza!


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Un altro pensiero speciale va a Laura di Val nella Botte Piccola.....Grazie, tu sai perchè! Ci vediamo a Vinitaly! Un bacione, un abbraccio, siamo felicissimi!

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