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martedì 28 maggio 2013

SEI E SARAI MOLTO PIU' DELLE PAROLE - TORTA SALATA CON CIPOLLOTTI ED ASPARAGI

Il cielo liquido cade sulla pelle. Gocce sulla terra. Pozze d’acqua che arrugginiscono i prati sopra a quest’avanzo di maggio. Lo scivolo nel parco, ricoperto di fango e d’assenza.
Ombrelli che si aprono, corse, impermeabili, foulards, scontrini del supermercato. Finestre chiuse che si affacciano sopra a quest’avanzo di maggio privato del tepore della stagione.
Ma tu sei presenza. Sei danza di vita dentro al tuo viaggio. Dentro a questo viaggio discendente verso un orizzonte ancora vergine. Verso quelle morbide volute d’aria che ti avvolgeranno quando sarà luce. All’alba di giugno, credo.
 
Sei e sarai molto più delle parole che scrivo e che penso.
Sei e sarai le stesse iniziali di Alice Ginevra, a custodire la leggiadra eleganza del tuo nome.
Piccola donna, plasmata da noi e dalla saggezza del tempo, creatrice anche tu di incantesimi piccoli piccoli, di quelli che fanno venire le lacrime agli angoli degli occhi.
Piccole mani e piccole labbra. Piccoli baci, delicati come piccoli petali di fiori.
Sarai figlia e sorella, con gli occhi, anche i tuoi, colmi di meraviglia. A galoppare tra i cavalli bianchi e le fate delle favole. A raccogliere amore tra l’incavo delle nostre braccia e quelle tese e protettive di Alice Ginevra.
Tu e lei insieme, il pensiero più dolce. Due visi arrossati, solcati dallo stesso caldo sorriso, come un sole che sparge d’intorno coriandoli d’oro, nell’allegria chiassosa di interminabili giochi.

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TORTA SALATA CON CIPOLLOTTI ED ASPARAGI 

Ingredienti: 

1 mazzetto di asparagi 

2 cipollotti freschi bianchi 

qualche pomodorino ciliegino 

210 gr di ricotta mista 

2 dl di panna fresca 

2 uova 

Piave stravecchio grattugiato 

olio extravergine d'oliva 

sale e pepe 

1 spicchio d'aglio 

1 confezione di pasta rotonda 

 
Questa torta salata conquista con la sua delicatezza e con la freschezza dei suoi ingredienti.
Anzitutto eliminiamo la parte più dura degli asparagi, li laviamo e li tagliamo a rondelle non troppo sottili. Li facciamo saltare qualche minuto in padella con un filo d'olio extravergine d'oliva e con lo spicchio d'aglio intero che poi elimineremo. Togliamo la padella dal fuoco, regoliamo di sale e di pepe e teniamo da parte.
In una ciotola versiamo la ricotta, la panna, le uova, un bel pizzico di sale e una macinata di pepe nero. Mescoliamo a lungo fino a che tutti gli ingredienti saranno ben amalgamati. Aggiungiamo il Piave grattugiato e mescoliamo ancora.
Imburriamo una teglia rotonda e vi adagiamo la pasta sfoglia, facendola ben aderire ai bordi della teglia. Versiamo quindi sul fondo gli asparagi saltati in padella e i cipollotti crudi che avremo precedentemente tagliato a rondelle, utilizzando la parte bianca del bulbo, ma anche la parte verde più tenera. Aggiungiamo il composto a base di uova e formaggi e completiamo con i pomodorini ciliegino tagliati a metà. Siamo pronti ad infornare.
Lasciamo cuocere in forno preriscaldato, a 180C per circa 25 minuti, verificando comunque la cottura. 


venerdì 27 aprile 2012

MAMMA GUARDA COME MI DIVERTO! - SPIEDINI DI MAZZANCOLLE, ANANAS, PEPERONE GIALLO E ASPARAGI AL PROFUMO DI LIME

La mamma è lì, sulla sedia nera come la notte, buia come quando chiudo gli occhi e non la vedo più. Non ho ancora capito bene cosa faccia con le sue mani, quelle che mi accarezzano e che mi fanno sentire sicura, che mi aiutano ad alzarmi, che mi danno i giochi e le pappe. Se ne sta lì e picchia quel coso bianco che non mi fa mai toccare e che lei chiama Il Vaio. Ci ho provato una volta a toccare una cosa che gli somigliava ma poi la mamma si è messa a piangere come faccio io quando ho fame. Chissà se quella cosa si può mangiare? Tanto prima o poi l'assaggio, mi fanno assaggiare di tutto mamma e papà!
Ora vado di qua! Lì c'è un tratto lungo da fare. Mi posso fermare a toccare quel coso che fa quel rumore come le campanelle di quel gioco che è sul tappetone. Sì, mi fermo un po' lì e lo faccio suonare. Quella cosa che ha la pancia come quella di papà e che fa deng, quando cade per terra. La cosa che più mi fa strano è che subito dopo c'è un gran silenzio e, se papà è in casa, lui arriva subito e la rimette come prima. Ma a me piace dove la metto io! Poi, quando la tocco gira, gira e gira e a me fa tanto ridere!
Papà ancora non c'è. La sua sedia è vuota, allora di là non vado, non gioco con la cosa panciuta che fa deng e che papà rimette sempre a posto e vado avanti verso quella porta sempre chiusa o quasi sempre chiusa. Una volta era aperta e sono entrata ma la mamma mi ha preso subito in braccio e mi ha detto che in quel posto non posso andarci da sola. Per ora! Ma poi sono sicura, e lo ha detto anche papà che in quel posto con la porta chiusa ci starò delle ore. A fare che cosa non lo so, forse si mangia anche lì.
Picchio i miei pugni su quella porta chiusa ma non si apre. Insisto fino a che non vedo una luce, una luce bellissima che arriva dalla mia cameretta, da quel posto dove mamma o papà o anche tutti e due, mi portano per togliermi quella cosa che dopo un po' mi da fastidio e che delle volte fa una puzza tremenda, secondo loro, ma a me non da fastidio. Papà fa delle facce così buffe! Si mette le dita sul naso e lo strizza e poi dice “ma cosa hai mangiato, dei gatti morti!” Di che cosa sapranno poi questi gatti e questi morti?!
Ecco, spingo un pochino e questa porta si apre. Come è bella questa stanza. C'è il colore del sole, così papà e mamma chiamano quella cosa che non mi fa tenere gli occhi aperti se cerco di guardarla. Il colore giallo nella mia cameretta è un po' dappertutto. Guarda che bello che è questo coso. Se mi metto seduta è alto come me, poi mi piace il suo colore. La mamma dice che è rosso, come la mia coccinella, quella dove mi mettono e mi fanno girare per la casa mentre io do i pugni sopra quella cosa che quando la colpisco fa queeaaek e mi fa tanto ridere.

Dentro c'è un bastone come quello della scopa ma attaccato c'è una cosa che sembra una mia maglietta tutta brutta e non è uguale a quella che è in cucina che papà e mamma usano per spazzare quello che butto per terra come i biscotti o i grissini o la pappa o tante cose che non mi va più di tenere tra le dita.
Aspetta che lo tolgo, tanto se faccio qualche cosa di sbagliato arrivano la mamma o papà ad aiutarmi.
Ma dentro cosa c'è?. Aspetta che lo butto per terra come faccio con le costruzioni che sono sul mio tappetone. Guarda che bello! Non sono come le mie costruzioni! Dentro c'è una cosa come la mia pappa, ma più liquida che non sta ferma e se ne va per tutta la camera. E' una cosa bellissima! E' una cosa che si allarga sempre di più, poi è fresca ed è bello starci sopra. Mi sento come prima che la mamma mi tolga quella cosa che lei chiama pipì. Ma a me questa cosa piace da impazzire. Se la colpisco anche lei mi colpisce con tante piccole cose che sono fresche. La mia maglietta e i miei pantaloni stanno cambiando colore ed io mi sento felice come quando faccio il bagnetto. Bello! Posso fare il bagnetto da sola!
Mamma, perchè mi guardi così? Guarda mamma che bel sorriso che ti sto facendo! Mamma perchè stai urlando disperata come faccio io quando ho fame o sonno? Non ti piace il mio sorriso? Guarda, si vedono anche i dentini di sopra!
Hai fame anche tu? Mamma hai sonno?
Guarda mamma come mi diverto!
Mamma perchè hai una faccia così preoccupata? Non mi sono mica fatta male....Mamma ma perchè mi porti via da questo bellissimo gioco....mammaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!





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Con questa ricetta partecipiamo al Contest "Cosa ti cucino per Secondo" di "Le padelle fan Fracasso"


Partecipiamo al Contest di La Pasticciona dal titolo "Riscopriamo la Primavera in Tavola"



Partecipiamo inoltre anche al nostro Contest "Una Ricettola per la Pupattola" sezione Primavera.




SPIEDINI DI MAZZANCOLLE, ANANAS, PEPERONE GIALLO E ASPARAGI AL PROFUMO DI LIME




Ingredienti:

800 gr di mazzancolle freschissime
mezza ananas fresca tagliata a fette molto spesse e poi a cubotti
7o 8 asparagi freschi
1 peperone giallo da cubettare
1/2 lime
olio extravergine d'oliva
1 spicchio d'aglio schiacciato
sale
1 pizzico di pepe
Brandy q.b.



Per prima cosa puliamo bene le mazzancolle, rimuovendo il filetto nero addominale e lasciando invece il carapace. Le laviamo e le lasciamo sgocciolare in un colapasta.
Nel frattempo puliamo gli asparagi, togliendo la parte dura finale, li andiamo poi a tagliare a tocchetti. Laviamo il peperone e lo tagliamo a cubetti. In una padella antiaderente scaldiamo un filo di olio extravergine di oliva, aggiungiamo lo spicchio d'aglio schiacciato e vi adagiamo le mazzancolle. Le facciamo cuocere per un paio di minuti, girandole spesso, dopodichè aggiungiamo una macinata di pepe e un paio di aglio essiccato e sfumiamo con il Brandy. Una volta che l'alcol è evaporato, spremiamo sul pesce un po' di succo di lime e poi togliamo le mazzancolle dal fuoco e le adagiamo in un piatto. Nella stessa padella facciamo saltare gli asparagi che avremo tagliato a tronchetti e un attimo dopo aggiungiamo anche il peperone. Facciamo cuocere per qualche minuto, fino a che saranno abbastanza teneri, l'importante è che non lo siano troppo. Una volta cotti li togliamo dal fuoco. A questo punto abbiamo tutto pronto per i nostri spiedini. Nel frattempo avremo tagliato a cubotti anche la mezza ananas, irrorandola con qualche goccia di succo di lime. In un certo senso cuciniamo gli spiedini prima destrutturandoli e poi andando ad assemblarli.
Prendiamo i bastoncini e cominciamo a dare forma ai nostri spiedini sistemando le mazzancolle, gli asparagi, l'ananas, il peperone giallo. Prima di servire, riscaldiamo gli spiedini su di una piastra ben calda, bastano 30 secondi per lato. Sono buonissimi, freschi e primaverili!

sabato 12 novembre 2011

LASCIARSI SCIVOLARE ADDOSSO VITAMINE DI SOLE - CASOLA VALSENIO "LA SAGRA DEI FRUTTI DIMENTICATI" - STRUDEL DI VERDURE - VEGETABLE STRUDEL

L'immagine di una torta dai forti sapori autunnali racconta particolari di questa stagione, quanto il fiammeggiante tappeto di foglie che fa da moquette ai marciapiedi. Il quattordici di ottobre è contornato da una spirale di cerchi rossastri lì, sul calendario della cucina, e la mia mano a fianco ha scritto una nota, "Uscire presto dalle pantofole", aperta parentesi tonda "Sagra dei Frutti dimenticati a Casola Valsenio".
Castagne, nespole, mele cotogne, corniole e azzeruole, sfumature di rossi e di marroni che si lasciano mordere con la coda dell'occhio. Sembrano quadri dipinti ad olio, questi cesti straripanti di frutti autunnali. Declinazioni infinite di mele e di pere, con nomi un po' buffi che fanno sorridere, le pere volpine, le pere volpone, le pere musone, le mele gelate, le mele della rosa e quelle rosse dell'abbondanza.Casola Valsenio ci si sbottona davanti, sotto al tiepido sole di metà ottobre di cui si imbeve questo giorno di festa, apparecchiando chilometri di tavolacci imbanditi di frutta, lungo le vie del suo minuscolo centro. Lungo le vie di questo grazioso paese avvolto nella sua grassa quiete, seppur brulicante di vita in movimento, di piedi e di mani protese verso cesti, sacchi e cassette.Che cosa preziosa la quiete, vale la pena gustarcela fino in fondo, già che da qui, ogni cosa sembra foderata di panno.
Angoli che irradiano il calore degli anni, anfratti di vicoli in penombra, tra panni stesi e finestre socchiuse, tutte cose che profumano di casa. Un attimo siamo immersi tra la folla e l'attimo dopo siamo soli, Luca, io ed Alice Ginevra, con i suoi occhioni spalancati a carpire colori, a lasciarsi scivolare addosso vitamine di sole.Casola Valsenio ci si offre tra gli occhi e le labbra, con il suo carico di frutti dimenticati, frutti di Romagna che parlano il dialetto della terra e degli alberi dei nonni. Che la frutta nasca e maturi sugli alberi forse a volte ce lo dimentichiamo, i pezzi grossi del commercio ci vogliono spacciare per mele quelle sfere di un rosso lucido più finto dei conservanti.
Mele tristemente segregate per mesi dentro asettiche celle frigorifere, dopo essere state ignobilmente strappate dagli alberi prima di essere giunte al benché minimo stadio di maturazione. Ci vogliono fare credere che i prodotti della terra cosiddetti biologici lo siano davvero, quando invece vengono molto spesso etichettati come tali, gli scarti, intesi come la frutta e la verdura meno bella da vedere, provenienti da raccolti assolutamente tradizionali. Ce lo ha detto uno degli organizzatori della Festa dei Frutti Dimenticati, nonché coltivatore, ce lo ha detto sottovoce, aggiungendo "E' triste e noi non possiamo fare e dire nulla, altrimenti ci schiacciano, quelli sono delle potenze, ci danno due soldi in cambio del nostro raccolto e con la faccenda del biologico ci speculano su mille e altre mille volte!".
Anche per questo siamo qui, per lasciarci travolgere da quest'onda di purezza, per poter mordere la polpa del sole e riempirne un fascio di sporte da caricare nel retro della macchina.Casola Valsenio è la prima mela grattugiata che Alice Ginevra ha mangiato, spalancando la bocca e facendo un aaammm affamato, ingordo, infinito, mentre le sue manine paffute volevano reggere da sole il cucchiaino, e la mela, me la sono poi ritrovata anche tra i capelli. Mi è difficile immaginare cosa più dolce, ma in fondo ogni volta che lei mi parcheggia addosso uno dei suoi candidi sorrisi, dico lo stesso.
Casola Valsenio è quest'altalena di rossi e di gialli moltiplicati da mille riflessi e mille bagliori, dagli Ooohhh pronunciati da una piccola bocca. E' l'odore della frutta matura che in un attimo ci si arrampica addosso e ci inghiotte.
Da principio lo annusiamo. Annusiamo il sapore castano della frutta d'autunno, per poi farcelo incartare insieme alla sua essenza, succosa come la stagione che fa maturare le mele sugli alberi, intima come il dentro delle cose.
Casola Valsenio ha il fiato reso speziato dal fiume di vin brulé che piano sobbolle dentro grandi pentole d'acciaio, accanto a quello caldo ed avvolgente delle caldarroste che sfrigolano indisciplinate sulle braci e che un attimo dopo scaldano le nostre mani, annerendole di fuliggine.
Casola Valsenio dispensa convivialità mentre concediamo la bocca e la fame ad un piatto di tagliatelle e ad uno di ravioli, entrambi alle castagne, con una nota di alchermes questi ultimi, seduti ad un tavolo sotto allo stand nel grande piazzale del paese. Mentre Alice Ginevra vinta dal sonno sprofonda sotto alla sua soffice copertina.E continua a dormire anche quando varchiamo la soglia di una cantina con annesso bar, e ci ritroviamo vicini vicini a coccolare con le dita un calice di Centesimino, un rosso rubino d'origini antiche che corrompe il palato con pensieri audaci. Che fa straripare il desiderio quando sembrano dire "Assaggiatemi", le frittelle di mele al chiosco della piazza e a noi non resta che obbedire.


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Con questa ricetta vogliamo partecipare al Contest di "La pentolaccia di Lianina" che scade il 27/11/2011






STRUDEL DI VERDURE

Ingredienti:

1 rotolo di pasta sfoglia rettangolare
1 peperone rosso (tagliato a listarelle sottili)
1 zucchina (tagliata a listarelle sottili)
1/2 cipolla bianca (o 1 piccola) (tagliata a rondelle sottili)
200 gr circa di fagiolini lessati
60-70 gr circa di Provolone piccante grattugiato a scaglie grosse
1/2 cucchiaino di aglio essiccato macinato
sale e pepe
olio extravergine d'oliva



In una capiente padella antiaderente scaldiamo un filo d'olio extravergine d'oliva e vi facciamo rosolare il peperone e la zucchina per 5 minuti circa. Aggiungiamo anche la cipolla affettata, abbassiamo la fiamma e la facciamo stufare per 10 minuti. Regoliamo di sale e di pepe e lasciamo raffreddare.
Nel frattempo stendiamo la pasta sfoglia e successivamente vi disponiamo sopra le verdure, unendo anche i fagiolini lessati (nel nostro caso erano un avanzo del giorno prima). Quando disponiamo le verdure, facciamo in modo di lasciare un paio di centimetri dai bordi della pasta sfoglia. Spolveriamo le verdure con il Provolone piccante. Arrotoliamo quest'ultima e con una forchetta bucherelliamo il rotolo ottenuto, in modo da fare fuoriuscire il vapore che si creerà durante la cottura. Disponiamo il rotolo in una teglia e inforniamo, facendo cuocere per 25-30 minuti a 220 C e serviamo il nostro piatto, tiepido, ma anche freddo è buonissimo.



VEGETABLE STRUDEL



Ingredients:

1 red pepper (cut into small pieces)
1 zucchini (cut into small pieces)
1/2 onion (finely sliced)
200 g boiled green beans
a large rectangle of pastry
60-70 g grated Provolone
1/2 tsp freshly ground garlic
salt and pepper to taste
extravirgin olive oil



Heat extravirgin olive oil in a large skillet and slowly fry red pepper, zucchini and onion for about 15 minutes or until golden brown, season with salt and pepper to taste, then set aside to cool in a bowl. Preheat the oven to 220C.
Thoroughly flour one side of a large clean dish towel, place the pastry on top and with your fingers gently stretch the dough to a large rectangle. Sprinkle the vegetables mixture all over the dough, adding the boiled green beans too. Add the grated Provolone. Roll the strudel up and bake for 25-30 minutes at 220C or until crisp and golden. Set aside to cool, then cut into slices and serve immediately.

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