Vinitaly ci avvolge con il suo magnifico arazzo. E' una giostra, un tempio, un vento senza peso. Non sappiamo da quanto tempo siamo qui, dal vino mezzo cullati, mezzo storditi. C'è odore di sughero stappato ovunque e ci sentiamo lievi. Lungo il labirinto di strade simmetriche che tagliano un immaginario stivale d'Italia gira il fiato di migliaia di persone, insieme ad un chiasso di voci e di passi.Venerdì a Vinitaly. Luca ed io. E tutti gli altri. Tutti in processione, tutti in fila indiana, tutti a cercare di farsi largo, e anche noi a rompere gli sbarramenti, a ritrovarci rimestati tra la folla, a seguire l'istinto, la geografia dei vini, mentre la temperatura dell'entusiasmo si alza in verticale. Verticale è la dimensione di Vinitaly.
Siamo arrivati ai cancelli con l'ansia di entrare, impazienti di giungere, di penetrare sotto la buccia dell'uva. Proprio dentro, laddove si avvitano i profumi.
E' tutto un girotondo di assaggi, uno sbocciare fiorito di calici e bottiglie in bella mostra, mentre noi passiamo da uno stand all'altro e ci affrettiamo, ci soffermiamo, seguiamo la corrente e noi stessi, rincorrendoci. "Luca vieni a vedere, ad assaggiare, a scoprire, non ci dobbiamo perdere niente!"
Nella terra di Bacco non possiamo che scivolare anima e corpo sul piacere e riempirci gli occhi e lasciarci percorrere dalle cose provate sotto ai sensi.






Nell'isola della Sicilia facciamo nostri i primi incanti, ammaliati dal mare rosso di un Cabernet Sauvignon Exordium, di un Nero d'Avola d'annata e di un Nerello Mascalese rimasto anch'esso a riposare a lungo nelle botti. Ed io adoro quel sentore di legno e le rughe alcoliche del tempo.
Dentro a questi calici di rosso si liquefa l'estate, è come se la lingua sapesse di sole a picco sulla terra riarsa, è come se facessimo l'amore con i sentori che più amiamo. E dopo tutto quel rosso rubino scivoliamo dentro ad uno Chardonnay spensierato, d'un biondo vendemmia.
Prima il bianco e poi il rosso, così suggerisce il buonsenso, ma noi capovolgiamo tutti i dogmi e ci lasciamo trasportare dall'estro del momento. Avvertiamo una piccola folgorazione quando avviciniamo le labbra ad un Marsala Vergine così galante e ruffiano che non riesco a trattenermi dal dire che è una favola, io che non ho mai amato il Marsala. Ha il sapore del miele e un'intensa nota di crema ed è delizioso accostato ad un assaggio di caponata e a dei fichi secchi ripieni di muggine di tonno. Sulla superficie di questo bancone c'è uno spicchio di Sicilia rivisitata. Di Sicilia che ancora una volta sorprende. Ne usciamo placati e smemorati di tutto il resto, come quando il torpore si scioglie e si fa incanto.





Le storie dei vitigni ci passano attraverso, voci nelle orecchie come un vento caldo; assorbiamo i suoni, i respiri, i battiti, mentre continuano a gorgogliare fiumi di vino, a tintinnare i calici, mentre continua a zampillare il fuoco sulle guance.
E allora amore mio, spolveriamo via questa sete curiosa e spruzziamoci le labbra di sorrisi mentre continuiamo a cercare il nostro ago nel pagliaio, la bottiglia di cui innamorarci perdutamente, da ordinare tramite corriere una volta a casa, comodamente seduti sul divano della sera.
Nomadi ci spingiamo verso altri paesaggi, altri scenari, altre regioni ed è un girotondo che dà un poco di vertigine. Intaschiamo biglietti da visita di produttori e ci lasciamo catturare dalla leggerezza che trasmettono nel raccontarsi, nell'illustrarci note tecniche che s'intrecciano con la storia e con la carta d'identità dei loro vini. Ascoltiamo e facciamo domande ed ogni tanto usciamo all'aria aperta a respirare un po' di cielo. Fa un caldo infernale all'interno dei padiglioni e se l'avessi anche solo immaginato mi sarei dimenticata a casa le calze di nylon, che amo e che odio, profondamente.
Dentro, le danze non conoscono sosta così risaliamo a bordo del via vai sempre più denso e di nuovo ecco a scorrerci davanti etichette scolorite, bottiglie vuote, nomi astrusi che ce li incolliamo in mente, così da non dimenticarli. Forse.










Raccogliamo gli inviti, solleviamo altri calici, altri sorsi ancora misteriosi, tutti da esplorare, da tradurre con le nostre parole ed i nostri sensi. C'è la profondità della terra dentro ad un calice. Lo penso fortemente mentre mi lascio scivolare sul palato un Notturno marchigiano.
"Luca è buonissimo!" e gli porgo il mio calice ed è bello vederlo sorridere ed è bello condividere ogni assaggio.
Luca ed io, tra note di viola, di mora, di ciliegia, di spezie.
Io e Luca, tra il caldo, il secco, il morbido, la spigolosità.
Sempre noi, tra l'esotico, il floreale, il cuoio, il minerale.
Luca ed io, a trovare gli aggettivi da ricamare su ogni calice. A trovare il piatto perfetto da accostare. A trovare noi stessi, il nostro gusto.
E la seduzione esercitata da ciò che per noi è nuovo si alterna con l'assaporare la memoria di ciò che amiamo e che ci è familiare.
E così anneghiamo nel rosso cupo di un Nebbiolo. Nella primavera in fiore di un Sauvignon. Nella lentezza di un Ruchè. Nelle perle del Franciacorta.
Ed ogni vino ha il suo contesto, il suo abito. Ci sono vini che sanno di confidenze, vini che sanno di lume di candela, vini che indossano abiti da sera, vini che racchiudono la pienezza del frutto, che si aprono alla spezia e poi sfumano via maliziosi. I nostri preferiti, questi ultimi. Così complessi e così imprevedibili che li sento miei. Accosto il naso, annuso e ne vado letteralmente pazza.





I passi si fanno sempre più felpati sulla moquette violetta e sale tutto in verticale in questo carpe diem di vigne, di colori, di calici che ci rigirano tra le mani.
Mentre attraversiamo la Toscana, con i sensi che sembrano galleggiare, incrociamo un viso familiare. E' Velia, ma sì è proprio lei, già, non poteva mancare ed è tutto un abbracciarci, un raccontarci fitto fitto. E Gianluca dov'è? Anche lui alla ricerca di preziose bottiglie e di Velia perché dentro questo dedalo di mondo si sono persi. Stringo forte la mano a Luca, che non mi perda perché altrimenti sarei persa.
"Velia, pensavamo giusto a te l'altro giorno, che ti abbiamo vista in tv e ci siamo divertiti tanto!" dico io e Luca annuisce e scherza chiedendole l'autografo e lei ride, lo spintona e ci racconta di tutti i cambiamenti che vedremo nella trasmissione quando partirà la nuova edizione di "Chef per un giorno" e ci racconta alcuni aneddoti e noi siamo ancora più curiosi. Velia è un concentrato di simpatia e di allegria, è contagiosa, quanto abbiamo riso e quanto ci manca la sua Champagneria ad Orvieto.



E mentre continuiamo a parlare la invitiamo ad accompagnarci allo stand della Balestri Valda, così le presentiamo Laura, giusto un attimo, prima che la sua dolce metà la ritrovi. Sento che potrei perdermi anch'io. Potrei, anzi mi perdo quando Laura mi fa assaggiare il suo Soave Brut. Pur non essendo uno champagne è il mio champagne preferito, non saprei come altro definirlo.
Laura è magnifica e anche se ha la febbre ci accoglie con tutto il suo calore e ci riempie i calici. Facciamo un brindisi, a noi quattro, ai sorrisi e alla spensieratezza.
Carpe diem ancora ed ancora. Anche mentre lasciamo questa festa, con la vertigine al centro, spinti dal vento. Da un vento senza peso.


Siamo arrivati ai cancelli con l'ansia di entrare, impazienti di giungere, di penetrare sotto la buccia dell'uva. Proprio dentro, laddove si avvitano i profumi.
E' tutto un girotondo di assaggi, uno sbocciare fiorito di calici e bottiglie in bella mostra, mentre noi passiamo da uno stand all'altro e ci affrettiamo, ci soffermiamo, seguiamo la corrente e noi stessi, rincorrendoci. "Luca vieni a vedere, ad assaggiare, a scoprire, non ci dobbiamo perdere niente!"
Nella terra di Bacco non possiamo che scivolare anima e corpo sul piacere e riempirci gli occhi e lasciarci percorrere dalle cose provate sotto ai sensi.






Nell'isola della Sicilia facciamo nostri i primi incanti, ammaliati dal mare rosso di un Cabernet Sauvignon Exordium, di un Nero d'Avola d'annata e di un Nerello Mascalese rimasto anch'esso a riposare a lungo nelle botti. Ed io adoro quel sentore di legno e le rughe alcoliche del tempo.Dentro a questi calici di rosso si liquefa l'estate, è come se la lingua sapesse di sole a picco sulla terra riarsa, è come se facessimo l'amore con i sentori che più amiamo. E dopo tutto quel rosso rubino scivoliamo dentro ad uno Chardonnay spensierato, d'un biondo vendemmia.
Prima il bianco e poi il rosso, così suggerisce il buonsenso, ma noi capovolgiamo tutti i dogmi e ci lasciamo trasportare dall'estro del momento. Avvertiamo una piccola folgorazione quando avviciniamo le labbra ad un Marsala Vergine così galante e ruffiano che non riesco a trattenermi dal dire che è una favola, io che non ho mai amato il Marsala. Ha il sapore del miele e un'intensa nota di crema ed è delizioso accostato ad un assaggio di caponata e a dei fichi secchi ripieni di muggine di tonno. Sulla superficie di questo bancone c'è uno spicchio di Sicilia rivisitata. Di Sicilia che ancora una volta sorprende. Ne usciamo placati e smemorati di tutto il resto, come quando il torpore si scioglie e si fa incanto.





Le storie dei vitigni ci passano attraverso, voci nelle orecchie come un vento caldo; assorbiamo i suoni, i respiri, i battiti, mentre continuano a gorgogliare fiumi di vino, a tintinnare i calici, mentre continua a zampillare il fuoco sulle guance.E allora amore mio, spolveriamo via questa sete curiosa e spruzziamoci le labbra di sorrisi mentre continuiamo a cercare il nostro ago nel pagliaio, la bottiglia di cui innamorarci perdutamente, da ordinare tramite corriere una volta a casa, comodamente seduti sul divano della sera.
Nomadi ci spingiamo verso altri paesaggi, altri scenari, altre regioni ed è un girotondo che dà un poco di vertigine. Intaschiamo biglietti da visita di produttori e ci lasciamo catturare dalla leggerezza che trasmettono nel raccontarsi, nell'illustrarci note tecniche che s'intrecciano con la storia e con la carta d'identità dei loro vini. Ascoltiamo e facciamo domande ed ogni tanto usciamo all'aria aperta a respirare un po' di cielo. Fa un caldo infernale all'interno dei padiglioni e se l'avessi anche solo immaginato mi sarei dimenticata a casa le calze di nylon, che amo e che odio, profondamente.
Dentro, le danze non conoscono sosta così risaliamo a bordo del via vai sempre più denso e di nuovo ecco a scorrerci davanti etichette scolorite, bottiglie vuote, nomi astrusi che ce li incolliamo in mente, così da non dimenticarli. Forse.











Raccogliamo gli inviti, solleviamo altri calici, altri sorsi ancora misteriosi, tutti da esplorare, da tradurre con le nostre parole ed i nostri sensi. C'è la profondità della terra dentro ad un calice. Lo penso fortemente mentre mi lascio scivolare sul palato un Notturno marchigiano."Luca è buonissimo!" e gli porgo il mio calice ed è bello vederlo sorridere ed è bello condividere ogni assaggio.
Luca ed io, tra note di viola, di mora, di ciliegia, di spezie.
Io e Luca, tra il caldo, il secco, il morbido, la spigolosità.
Sempre noi, tra l'esotico, il floreale, il cuoio, il minerale.
Luca ed io, a trovare gli aggettivi da ricamare su ogni calice. A trovare il piatto perfetto da accostare. A trovare noi stessi, il nostro gusto.
E la seduzione esercitata da ciò che per noi è nuovo si alterna con l'assaporare la memoria di ciò che amiamo e che ci è familiare.
E così anneghiamo nel rosso cupo di un Nebbiolo. Nella primavera in fiore di un Sauvignon. Nella lentezza di un Ruchè. Nelle perle del Franciacorta.
Ed ogni vino ha il suo contesto, il suo abito. Ci sono vini che sanno di confidenze, vini che sanno di lume di candela, vini che indossano abiti da sera, vini che racchiudono la pienezza del frutto, che si aprono alla spezia e poi sfumano via maliziosi. I nostri preferiti, questi ultimi. Così complessi e così imprevedibili che li sento miei. Accosto il naso, annuso e ne vado letteralmente pazza.






I passi si fanno sempre più felpati sulla moquette violetta e sale tutto in verticale in questo carpe diem di vigne, di colori, di calici che ci rigirano tra le mani.Mentre attraversiamo la Toscana, con i sensi che sembrano galleggiare, incrociamo un viso familiare. E' Velia, ma sì è proprio lei, già, non poteva mancare ed è tutto un abbracciarci, un raccontarci fitto fitto. E Gianluca dov'è? Anche lui alla ricerca di preziose bottiglie e di Velia perché dentro questo dedalo di mondo si sono persi. Stringo forte la mano a Luca, che non mi perda perché altrimenti sarei persa.
"Velia, pensavamo giusto a te l'altro giorno, che ti abbiamo vista in tv e ci siamo divertiti tanto!" dico io e Luca annuisce e scherza chiedendole l'autografo e lei ride, lo spintona e ci racconta di tutti i cambiamenti che vedremo nella trasmissione quando partirà la nuova edizione di "Chef per un giorno" e ci racconta alcuni aneddoti e noi siamo ancora più curiosi. Velia è un concentrato di simpatia e di allegria, è contagiosa, quanto abbiamo riso e quanto ci manca la sua Champagneria ad Orvieto.




E mentre continuiamo a parlare la invitiamo ad accompagnarci allo stand della Balestri Valda, così le presentiamo Laura, giusto un attimo, prima che la sua dolce metà la ritrovi. Sento che potrei perdermi anch'io. Potrei, anzi mi perdo quando Laura mi fa assaggiare il suo Soave Brut. Pur non essendo uno champagne è il mio champagne preferito, non saprei come altro definirlo.Laura è magnifica e anche se ha la febbre ci accoglie con tutto il suo calore e ci riempie i calici. Facciamo un brindisi, a noi quattro, ai sorrisi e alla spensieratezza.
Carpe diem ancora ed ancora. Anche mentre lasciamo questa festa, con la vertigine al centro, spinti dal vento. Da un vento senza peso.


Con questa ricetta vogliamo partecipare alla raccolta di Fragole e Cioccolato dal titolo "Gallina che canta l'ha fatto con l'uovo" e alla raccolta indetta da Blog di Cucina, dal titolo "Riciclo uova di Pasqua".


TORTINO AL CIOCCOLATO FONDENTE CON CUORE CALDO

Ingredienti:
250 gr di cioccolato fondente al 70% ( noi abbiamo usato il cioccolato fondente dell'uovo di Pasqua)
4 tuorli e 6 albumi
50 gr di zucchero
125 gr di burro
un pizzico di sale
250 gr di cioccolato fondente al 70% ( noi abbiamo usato il cioccolato fondente dell'uovo di Pasqua)
4 tuorli e 6 albumi
50 gr di zucchero
125 gr di burro
un pizzico di sale

Abbiamo spezzettato il cioccolato e lo abbiamo fatto sciogliere a bagnomaria con il burro. A parte, in una terrina abbiamo montato i tuorli d'uovo con 30 gr di zucchero ed un pizzico di sale. Abbiamo unito il composto di cioccolato e burro sciolti e amalgamato per bene.
A questo punto abbiamo montato gli albumi con un pizzico di sale ed il restante zucchero. Amalgamiamo gli albumi all'impasto di cioccolato e versiamo negli stampini di alluminio, dopo averli leggermente imburrati.
Mettiamo i tortini in forno caldo a 185 gradi per circa 6 minuti. Sforniamo e serviamo caldi.


DARK CHOCOLATE MOUSSE CAKE
Melt chocolate squares and butter with water in top of double boiler until the mixture is smooth. Remove from heat and let stand to cool.
In a bowl combine the egg yolks, 30 g sugar and a pinch of salt. Beat until smooth. Blend in the egg yolks to the chocolate mixture and stir well until completely melted.
Beat egg whites until stiff peaks form, adding a pinch of salt and 20 g sugar. Add them to the chocolate mixture and pour into some cake pans.
Preheat oven to 185 C and bake on the middle shelf of the oven for about 6 minutes. Remove from oven and serve warm.
