17 Febbraio 2008: è iniziata un'avventura. Ci siamo spogliati. Era una Domenica pomeriggio e siamo andati su Google per capire, per cercare cosa fosse un blog.
Ci volevamo raccontare. Volevamo scrivere di locali, di buon vino, di quelle idee che ci venivano ogni volta che entravamo in cucina. Piano piano abbiamo sgrezzato il nostro proporre, cercando di mantenere il nostro essere. Scrivere è sempre stato dentro di noi. Fotografare con gli occhi e svilupparne le immagini con le parole. Noi ci abbiamo provato e continueremo a farlo.

Le nostre giornate hanno sempre un inizio, come per tutti d'altronde, ma ci lasciamo rubare sempre troppo tempo dai nostri impegni. Vorremmo raggiungervi sempre nelle vostre cucine, nei vostri salotti, tra i vostri pensieri, scivolando lungo i versi della poesia e le magie delle immagini, annusando i profumi e sognandone i sapori. 
Oggi vi vorremmo raccontare della trafila fatta per recuperare dalle Poste i buonissimi Rococò che ci ha mandato Annamaria (Unika), del viaggio a Soave nel Regno di Laura (Val) di Nella Botte Piccola.
Vi chiediamo, invece, di credere con noi in questo progetto, in questo gioco.Un gioco di parole che si inseguono, che escono dall'interno di un calamaio, che sgorgano dalla fantasia, nel raccontare quello che non siamo.
Un progetto, un gioco.Le regole.....poche e semplici.
Passeremo a nostra discrezione, solo per la prima volta, per il primo lancio, ad uno di voi, voi che ci leggete, questo "romanzo" (con la erre minuscola, per ora) chiedendo di portarlo avanti, di continuarlo, utilizzando i personaggi che noi abbiamo inventato. Sono uomini e donne a cui verrà data un'identità, un pensiero, una voce, un'idea da chi li plasmerà sulle sue pagine. Siamo curiosi di leggere come il mondo che abbiamo creato si possa sviluppare tra le vostre mani. Noi abbiamo iniziato. Luca ha scritto l'intro, per poi passare il calamaio a Sabrina.REGOLE
A chiunque riceva il calamaio è concessa massima libertà d'espressione. Che la sua fantasia possa dare un seguito a questa storia appena abbozzata.
Il testo dovrebbe restare entro le mille parole.
I personaggi non hanno un'età ed una personalità definita, abbiamo lasciato in bianco tutto quanto per non dare limiti alla fantasia. Sarete voi che delineerete i caratteri man mano che il racconto prenderà vita.
Una volta scritta la propria parte, l'autore/autrice dovrà passare il calamaio a sua libera ed esclusiva scelta ad un'altra persona e così via via, lasciando che il racconto prosegua il suo corso.
Bisogna esporre il banner e fare il link in modo tale che chi riceve il calamaio possa leggere la storia fin dall'inizio, nonchè il regolamento.
Alla fine del gioco, il nostro, vostro racconto verrà raccolto in un pdf.
Dopo averci pensato su, abbiamo deciso di passare il calamaio alla meravigliosa Caty, sapendo che è ben riposto. Caty, ci rendiamo conto che il compito non è dei più semplici, ma tu te la saprai cavare benissimo. Ti ringraziamo fin da ora e ti abbracciamo.
Annamaria, a te va un ringraziamento speciale! Grazie per questi meravigliosi, deliziosi Rococò, sono BUONISSIMI, talmente buoni che ci sono durati pochissimo. Ci hai fatto emozionare con questo pacco, grazie di cuore per averceli fatti conoscere ed assaggiare, grazie per averli preparati per noi e grazie per la tua dolcezza e per la tua bravura. Per ora ti spediamo diretto e speciale, un abbraccio pieno e farcito d'affetto!!!Play the game
L'inchiostro dentro
Una sera come tante, i lampioni hanno già dato alla città quel senso che la notte richiede. Il giorno è finito e le vite degli uomini hanno fatto percorsi diversi. Ognuno di loro ha vissuto e il loro rientrare a casa è fatto di avventure. Piccole o grandi che siano, ognuno di loro le ha vissute con intensità, li ha portati a conoscersi meglio.Lenta la città si muove, la sofisticata frenesia degli uomini cede e si attarda sulle vetrine illuminate in cui è in mostra ciò che il desiderio cerca.
Le strade non sono diverse dalle altre sere, code incoerenti ai soliti semafori, la musica monotona dei clacson che rende il rientro nervoso. Sembra che tutti vadano nella stessa direzione, ma quale?
I lampioni hanno ora una luce più intensa ma sembra che null’altro voglia cambiare. Dalle finestre le luci tremano. Televisori accesi con la nostra gioventù persa tra immagini digitali. Nuovi giochi che hanno cambiato il senso del gioco. Non c’è più il grido delle madri che richiamano il loro gregge dal pascolo. Nulla è più come trent’anni fa, nulla è più come allora.
Auto bloccate in un ingorgo, lampeggianti blu avvisano che il tempo per superarli sarà lungo.
Non c’è silenzio non c’è rumore. Si rubano i pensieri del vicino di coda. Si carpiscono gl’attimi dei soliti gesti. Il rosso di una sigaretta appena accesa, lo smanettare alla ricerca di una nuova stazione radio. Voglia di cambiare, almeno il genere di musica. Lenti ora. Fermi poi.
Lo sguardo cade su un gruppo di persone, ferme alla fermata del bus. Alcune scendono, altre salgono, altre ancora restano per il prossimo.
Vite così diverse ma così simili nel loro scorrere dentro il quotidiano.
Romanzi nascosti tra gli scaffali di un immensa libreria che non ha fine e che non ha inizio. Basta allungare una mano, prenderli e sfogliarne le pagine scritte e quelle ancora da scrivere.
La città è lì, immobile con il suo sangue che rallenta il flusso. La città è quasi al collasso. Le arterie stanno per scoppiare.
Il tempo si dilata e il nodo si scioglie. Ora tutto scorre. Le strade si svuotano. Anche oggi la vita continua a disegnare le sue linee, segni di matite colorate che sanno di nuovo.
Personaggi
Dalia
Giacomo
Nathan
Eugenio
Pietro
Mattia
Valentino
Elena
Luce
Alice
Milla
Milla è rimasta a letto tutto il tempo, con le tende tirate contro il giorno, cercando di dormire, trascinandosi in cucina solo nel primo pomeriggio, a piedi nudi. Ha acceso il bollitore, la tv e dopo una tazza di tè ed una Silk Cut ha l'illusione di sentirsi un po' più umana.
Completamente in bianco e nero come sempre, labbra rosso Dior, Milla sfida il buio e arriva a destinazione. C'è gente che aspetta, gente che arriva, che spinge per entrare, gente che non va da nessuna parte. Sta ancora piovendo, dopo una lunga settimana fradicia di noiosissima pioggia battente.
In strada, un tipo all'improvviso comincia ad imprecare, sbraitando contro la pioggia, contro la folla, contro gli ombrelli aperti come funghi, contro il mondo. Prende a calci invisibili ostacoli e si allontana reggendo un ombrello immaginario. Gli manca qualche piccola rotella, pensa Milla mentre si guarda nervosamente intorno, Alice è di nuovo in ritardo, persa dentro qualche suo personale peep show, ad inebriarsi col profumo della pioggia o a rileggere la stessa poesia ancora una volta.
Milla si attacca al telefono, ma la voce metallica della segreteria la aggredisce di nuovo. Riattacca spazientita e decide di entrare nel locale. Attraversa con passo felino il flusso della gente, provando quasi disprezzo per tutti quei lustrini, attraversa il fascio delle luci al neon, ultraviolette ed intermittenti.
Le casse sparano a tutto volume il beat del basso, Glory Box dei Portishead è un'onda che travolge, il ritmo sale e scende, vorticoso ed ipnotico e pare dire "aggrappati e seguimi fino al punto più alto". La tensione si fa spessa, come un mantello di nebbia tra una distesa di mani protese verso l'alto, in cerca di un appiglio per non annegare. Per un attimo si lascia toccare dal contesto e si dimentica di Giacomo e del loro avvilente nulla, non vuole pensare a lui stasera.
Si lascia distrarre da una banale conversazione col cameriere, davanti ad un vassoio di antipasti misti e a bottiglie di champagne dozzinale.
- Ti preparo il solito daiquiri? Bella gente, vero?
......Sow a little tenderness, no matter if you cry......Give me a reason to love you, give me a reason to be a woman......
Milla si chiede se lui ci crede veramente. Bella gente. Lei non si è mai sentita parte di un gregge, di una tribù. Ha sempre trovato troppo semplice essere capita, essere accettata in quanto appartenente ad un gruppo. A Milla piace quando è complicato. Le piace il forse. Mentre sta seriamente prendendo in considerazione l'idea di andarsene da lì, ecco arrivare Alice, con un sorriso da mille watt che le accende il viso. Si abbracciano, Alice è un cratere pulsante di aspettative, è come se fosse alla ricerca di qualcosa che le possa cambiare la vita, di una fatina buona forse, di una pepita d'oro, di qualcosa di speciale. Si guarda intorno in cerca del sogno, ha troppo amore dentro e non sa dove metterlo. Osserva il viso di Milla percorso da nubi scure. Il suo sguardo si incolla addosso al profilo di un ragazzo alto, capelli scuri, lo sguardo impaziente e delle spalle così larghe, perfette per dormirci sopra. Strizza l'occhio a Milla, ma lei è altrove.
- Milla, non puoi essere sempre così avvilita, non puoi andare avanti così, la storia con Giacomo ti sta mandando fuori di testa.
Milla non vuole parlare di lui stasera, si sente annientata.
- Lo so, non ridiamo più, non c'è più complicità, litighiamo in continuazione, fino al litigio successivo. Ogni volta che vado da lui non riesco a capire se sto per arrivare o se sto partendo definitivamente.
- Sai cosa penso Milla? Te lo dico anche se non vuoi. Nella vostra relazione la sua felicità è la sola che conta, la tua non viene mai presa in considerazione. E' tutto troppo in una sola direzione, sbilanciato. Tu meriti qualcosa di meglio.
- Per favore, oh finiscila, mi sembri mia madre con queste cazzate del tu meriti di più! Guardati, tu sei sempre in attesa di qualcosa, vivi nell'attesa, ma di cosa poi? Me lo sai dire?
La scuote violentemente, le vomita addosso parole piene di rabbia.
- Alice, lo capisci che la vita è quello che ti succede proprio mentre pensi a cosa fare della vita! Tu non fai che parlare d'amore, amore, amore. Mi dai la nausea, non ti accorgi che l'amore confonde tutto, che appena compare un uomo all'orizzonte ti ritrovi a cucinare, a prenderti cura di lui, a fare cose fottutamente stupide. Diventi cieca davanti al fatto che ti ritrovi a fare tutto tu, da sola. Se sei libera invece, sei libera. Libera soprattutto da te stessa, dagli ormoni, dalla schiavitù di quella patina amorosa che ammanta ogni cosa.
Alice la guarda dritto negli occhi, senza parlare. Si capiscono al volo e decidono di uscire da lì, con la nuda sensazione di essere sfuggite a qualcosa per un pelo.