Il sonno mi libera da ogni traccia di affanno e di frenesia, mi piace sprofondare nella morbidezza delle lenzuola , un drappo per coprire la pelle nuda.La sveglia suona, ma è il mio giorno di riposo e mi rannicchio contro il corpo caldo e accogliente di Luca. Lo cingo col braccio, com'è morbido. Rubiamo al giorno ancora qualche minuto di dormiveglia, non abbiamo nessun cartellino da marcare. Anche oggi, come la settimana scorsa, andrò a lavorare con Luca, indosserò un paio di trainers, dei pantaloncini scoloriti dai troppi lavaggi e una vecchia maglietta di cotone, che tanto anche se la sporco non ci piango sopra.
Sarò la sua assistente nel duro lavoro della stesura dei cavi dell'impianto d'allarme, in una villa in fase di completamento, a Soliera, il che significa ad un'ora di macchina da Bologna.
Luca dice che sono molto portata per la stesura dei cavi, sono d'accordo con lui, ho imparato in fretta e sì, lo ammetto, me la cavo. Che bello lodarsi da soli ogni tanto!
Mi lavo il viso con l'acqua fresca, quasi gelida e decido di adottare un look acqua e sapone, perchè so già che suderò tanto in quel cantiere. Lo specchio riflette uno sguardo stanco, ma davanti a noi si srotola quella luce calda, tipicamente estiva che a me piace tanto. E' una botta d'energia, è quasi come saturarsi di caffé. Delle immagini abituali, a volte, si finisce per dimenticarne il valore. Lo faccio anch'io. Ma amo la timidezza e l'irriverenza del sole ed amo la malinconica decadenza e la furia selvaggia della pioggia. Li amo entrambi in modo ardente.
Arriviamo alla villa e comincio ad aggirarmi per le stanze con la curiosità di un cartone animato.

Questa è la stanza inglese, questa è la stanza marocchina, questa è la stanza votata all'idromassaggio, qui sorgerà una fontana, questa stanza è la cabina armadio, lo studio, la camera degli ospiti, qui verrà installata una sorta di doccia in pietra con una cascata simil Niagara. In verità sono circondata dal cemento grezzo, ma ho un'idea ben precisa di quello che sarà il risultato finale.
Luca ha già iniziato a srotolare i cavi, a studiare il percorso che farà fare loro ed io lo raggiungo, con la sonda, le forbici, il nastro adesivo ed un'altra matassa. Lui infila da una parte ed io, una volta scoperto il tragitto che segue il cavo nei tubi all'interno del muro, tiro dall'altra e così via via fino a coprire circa 1000 metri.
Siamo una bella combinazione noi due, ci intendiamo al volo e lavoriamo con una sensazione di intimità che è come essere mano nella mano. Il sole ci sta frustando in mezzo al grigio cemento, Luca è coperto di polvere, siamo lui bianco latte ed io quasi mulatta, perfettamente intonati. Ogni tanto lo spazzolo e ogni tanto ci concediamo qualche breve pausa.
Sono coperta di sudore e sto brillando come una perla; d'acqua è ogni mio desiderio. D'acqua fresca, gelata, per rinfrescarmi le braccia, le gambe, il viso. E per essere presentabile dato che Luca ha pensato di andare a pranzare in un ristorante poco distante da lì. Altrochè mensa dell'ospedale, oggi è un gran giorno. Un bis di primi, due contorni, del Prosecco e per finire il caffé. Mi sento rinata, ora si torna al lavoro. Dobbiamo ultimare il piano terra, so che ce la faremo.
Mi sento leggermente euforica, forse per l'effetto del vino, forse perchè mi sento bene, nonostante sia inseguita da un nugolo di zanzare tigre che si accaniscono e mi pungono dappertutto. Luca ne esce indenne e trova divertenti le mie proteste, per fortuna che in macchina ho il Flubason, il prurito mi sta già uccidendo.

A fine giornata siamo stanchi, coi muscoli delle braccia indolenziti, ma siamo paghi. Durante il viaggio di ritorno, lo stereo diffonde le note di un brano dei Green Day. Qualche anno fa ero stata ad un loro concerto ad Amsterdam, avevano un'energia strepitosa. E' sufficiente ascoltare una delle loro canzoni per capire, sentire la loro furia. Ma ora, la voce di Billy, più che quella furia, evoca qualcosa di lieve e nostalgico. Sprofondo nel sedile, nella musica, nel tocco leggero di una carezza. Tra poco sarà casa, saremo noi e sarà nostro ogni attimo.


La luce si spegne, chiudo gli occhi. La tecnologia è già programmata per una nuova sveglia alle 6. Tre settimane fatte di soli Lunedì, senza Sabati e Domeniche. Dove ogni giorno è fatica fisica. Polvere nelle narici, negli occhi, nei capelli e nei vestiti. Polveri che bloccano gli ingranaggi della mente. Mi siedo e aspetto che la luce nera dello schermo dia vita alla macchina che ci collega col mondo. Ma il nostro mondo è stanco. Uno sguardo a chi ci è passato a trovare. I numeri delle pagine, sempre quelle da, ormai, molti, troppi giorni. Sì, la posta. Molta, troppa pubblicità e pochi amici. Nessun Sabato, nessuna Domenica. Nessun Riposo.
Sabrina quando avrebbe potuto e dovuto riposarsi, mi ha seguito e mi ha aiutato. Si è stancata. L'ho vista con le mani doloranti, sporche di liquido tecnico. Mani rosse dallo sforzo. Mani bianche di polvere. All'inizio era come persa. Scomparsa in un mondo per lei nuovo ed inesplorato. Alla fine era piena di soddisfazione per quanto aveva fatto, per quanto avevamo completato. Soddisfatta di avermi aiutato. Sabrina è magica, come quella polvere che Trilly spargeva in aria donandoti la capacità di volare. Così è stato. Fino ad oggi ho volato e se così è stato lo devo solo a lei, la mia personalissima Trilly ed io, spero di essere il suo personale Peter.
Che dire, ci abbiamo provato. Ogni sera, dopo una doccia, dopo un'insalata di cipolla, tonno e fagioli. Dopo una fetta di cocomero o di melone. Una piadina con prosciutto e squaqquerone. Dopo "cinque minuti, ci sdraiamo solo cinque minuti......"; "Buon giorno Amore......! Dai che arrivi tardi al lavoro!!!". Dopo "oggi pubblichiamo....."; "Dieci minuti......."
Tre settimane da raccontare. Tre settimane "devastanti". Tre settimane che ancora devono finire. Tre settimane fatte di fatica fisica e mentale.
Domani si ripeterà come l'oggi, soltanto che nell'oggi, mancherà Sabrina, con il suo aiuto, con la sua energia. Sabato è il suo riposo e Sabato lo sarà anche il mio. Chissà se ci regaleremo un piccolo viaggetto nei dintorni, chissà dove pranzeremo e dove ceneremo. Di una cosa, sono sicuro, Sabrina sarà con me. Trilly e Peter.


Abbiamo marinato la faraona cospargendola con olio extravergine d'oliva, aglio tritato, rosmarino, timo e salvia finemente tritati anch'essi. Abbiamo completato con qualche macinata di pepe nero e con il succo un limone. Abbiamo lasciato in frigorifero per una notte.
Scaldiamo un tegame capiente e vi adagiamo i pezzi di faraona con la marinata e lasciamo rosolare per bene da entrambi i lati. Dopo circa 15 minuti versiamo mezzo bicchiere abbondante di vino bianco e il dado vegatale. Lasciamo sfumare e completiamo la rosolatura della faraona fino a cottura. Regoliamo di sale, giusto un pizzico.


Ora andiamo a preparare la salsa. E' nata dalla nostra fantasia e dobbiamo dire che si è perfettamente abbinata alla carne di faraona. E' un accostamento molto elegante.
Per la salsa, abbiamo iniziato con lo spremere i due pompelmi rossi. Abbiamo filtrato il succo e l'abbiamo messo a bollire in un pentolino, con il pepe in grani e le foglie di menta. Raggiunto il bollore, unire la maizena e fare addensare.
Abbiamo impiattato la faraona e su di essa abbiamo versato la salsa a filo. E' un piatto che va servito freddo. Ottimo e particolare. Così come la Passerina, la bottiglia di bianco con la quale abbiamo accompagnato la Faraona.


In a bowl combine all marinade ingredients (sage, olive oil, lemon juice, thyme, rosemary, garlic, pepper). Place Guinea-hen in a shallow casserole and cover with marinade. Refrigerate for up to 12 hours. Heat olive oil in a skillet and saute meat until golden and tender. Pour white wine and season with salt and pepper. Set aside.
In a small pan heat red grapefruit juice, add green pepper and the mint leaves. Bring to a gentle boil and pour 1 tbs Maize starch, then whisk this mixture. Stir well until thick and smooth.
Cover the roasted meat with this grapefruit sauce and serve cool.

Sarò la sua assistente nel duro lavoro della stesura dei cavi dell'impianto d'allarme, in una villa in fase di completamento, a Soliera, il che significa ad un'ora di macchina da Bologna.
Luca dice che sono molto portata per la stesura dei cavi, sono d'accordo con lui, ho imparato in fretta e sì, lo ammetto, me la cavo. Che bello lodarsi da soli ogni tanto!
Mi lavo il viso con l'acqua fresca, quasi gelida e decido di adottare un look acqua e sapone, perchè so già che suderò tanto in quel cantiere. Lo specchio riflette uno sguardo stanco, ma davanti a noi si srotola quella luce calda, tipicamente estiva che a me piace tanto. E' una botta d'energia, è quasi come saturarsi di caffé. Delle immagini abituali, a volte, si finisce per dimenticarne il valore. Lo faccio anch'io. Ma amo la timidezza e l'irriverenza del sole ed amo la malinconica decadenza e la furia selvaggia della pioggia. Li amo entrambi in modo ardente.
Arriviamo alla villa e comincio ad aggirarmi per le stanze con la curiosità di un cartone animato.

Questa è la stanza inglese, questa è la stanza marocchina, questa è la stanza votata all'idromassaggio, qui sorgerà una fontana, questa stanza è la cabina armadio, lo studio, la camera degli ospiti, qui verrà installata una sorta di doccia in pietra con una cascata simil Niagara. In verità sono circondata dal cemento grezzo, ma ho un'idea ben precisa di quello che sarà il risultato finale.Luca ha già iniziato a srotolare i cavi, a studiare il percorso che farà fare loro ed io lo raggiungo, con la sonda, le forbici, il nastro adesivo ed un'altra matassa. Lui infila da una parte ed io, una volta scoperto il tragitto che segue il cavo nei tubi all'interno del muro, tiro dall'altra e così via via fino a coprire circa 1000 metri.
Siamo una bella combinazione noi due, ci intendiamo al volo e lavoriamo con una sensazione di intimità che è come essere mano nella mano. Il sole ci sta frustando in mezzo al grigio cemento, Luca è coperto di polvere, siamo lui bianco latte ed io quasi mulatta, perfettamente intonati. Ogni tanto lo spazzolo e ogni tanto ci concediamo qualche breve pausa.
Sono coperta di sudore e sto brillando come una perla; d'acqua è ogni mio desiderio. D'acqua fresca, gelata, per rinfrescarmi le braccia, le gambe, il viso. E per essere presentabile dato che Luca ha pensato di andare a pranzare in un ristorante poco distante da lì. Altrochè mensa dell'ospedale, oggi è un gran giorno. Un bis di primi, due contorni, del Prosecco e per finire il caffé. Mi sento rinata, ora si torna al lavoro. Dobbiamo ultimare il piano terra, so che ce la faremo.
Mi sento leggermente euforica, forse per l'effetto del vino, forse perchè mi sento bene, nonostante sia inseguita da un nugolo di zanzare tigre che si accaniscono e mi pungono dappertutto. Luca ne esce indenne e trova divertenti le mie proteste, per fortuna che in macchina ho il Flubason, il prurito mi sta già uccidendo.
A fine giornata siamo stanchi, coi muscoli delle braccia indolenziti, ma siamo paghi. Durante il viaggio di ritorno, lo stereo diffonde le note di un brano dei Green Day. Qualche anno fa ero stata ad un loro concerto ad Amsterdam, avevano un'energia strepitosa. E' sufficiente ascoltare una delle loro canzoni per capire, sentire la loro furia. Ma ora, la voce di Billy, più che quella furia, evoca qualcosa di lieve e nostalgico. Sprofondo nel sedile, nella musica, nel tocco leggero di una carezza. Tra poco sarà casa, saremo noi e sarà nostro ogni attimo.


La luce si spegne, chiudo gli occhi. La tecnologia è già programmata per una nuova sveglia alle 6. Tre settimane fatte di soli Lunedì, senza Sabati e Domeniche. Dove ogni giorno è fatica fisica. Polvere nelle narici, negli occhi, nei capelli e nei vestiti. Polveri che bloccano gli ingranaggi della mente. Mi siedo e aspetto che la luce nera dello schermo dia vita alla macchina che ci collega col mondo. Ma il nostro mondo è stanco. Uno sguardo a chi ci è passato a trovare. I numeri delle pagine, sempre quelle da, ormai, molti, troppi giorni. Sì, la posta. Molta, troppa pubblicità e pochi amici. Nessun Sabato, nessuna Domenica. Nessun Riposo.
Sabrina quando avrebbe potuto e dovuto riposarsi, mi ha seguito e mi ha aiutato. Si è stancata. L'ho vista con le mani doloranti, sporche di liquido tecnico. Mani rosse dallo sforzo. Mani bianche di polvere. All'inizio era come persa. Scomparsa in un mondo per lei nuovo ed inesplorato. Alla fine era piena di soddisfazione per quanto aveva fatto, per quanto avevamo completato. Soddisfatta di avermi aiutato. Sabrina è magica, come quella polvere che Trilly spargeva in aria donandoti la capacità di volare. Così è stato. Fino ad oggi ho volato e se così è stato lo devo solo a lei, la mia personalissima Trilly ed io, spero di essere il suo personale Peter.Che dire, ci abbiamo provato. Ogni sera, dopo una doccia, dopo un'insalata di cipolla, tonno e fagioli. Dopo una fetta di cocomero o di melone. Una piadina con prosciutto e squaqquerone. Dopo "cinque minuti, ci sdraiamo solo cinque minuti......"; "Buon giorno Amore......! Dai che arrivi tardi al lavoro!!!". Dopo "oggi pubblichiamo....."; "Dieci minuti......."
Tre settimane da raccontare. Tre settimane "devastanti". Tre settimane che ancora devono finire. Tre settimane fatte di fatica fisica e mentale.
Domani si ripeterà come l'oggi, soltanto che nell'oggi, mancherà Sabrina, con il suo aiuto, con la sua energia. Sabato è il suo riposo e Sabato lo sarà anche il mio. Chissà se ci regaleremo un piccolo viaggetto nei dintorni, chissà dove pranzeremo e dove ceneremo. Di una cosa, sono sicuro, Sabrina sarà con me. Trilly e Peter.##################
Ingredienti:
PER LA FARAONA:
Salvia
Rosmarino
Timo
2 spicchi d'aglio tritato
Il succo di 1 limone
Olio extravergine d'oliva
Sale
Pepe
Vino bianco secco
1 dado vegetale
PER LA FARAONA:
Salvia
Rosmarino
Timo
2 spicchi d'aglio tritato
Il succo di 1 limone
Olio extravergine d'oliva
Sale
Pepe
Vino bianco secco
1 dado vegetale

PER LA SALSA:
2 pompelmi rossi
1 cucchiaio di amido di mais (maizena)
1 cucchiaino di pepe verde in grani
5 foglie di menta
2 pompelmi rossi
1 cucchiaio di amido di mais (maizena)
1 cucchiaino di pepe verde in grani
5 foglie di menta

Abbiamo marinato la faraona cospargendola con olio extravergine d'oliva, aglio tritato, rosmarino, timo e salvia finemente tritati anch'essi. Abbiamo completato con qualche macinata di pepe nero e con il succo un limone. Abbiamo lasciato in frigorifero per una notte.
Scaldiamo un tegame capiente e vi adagiamo i pezzi di faraona con la marinata e lasciamo rosolare per bene da entrambi i lati. Dopo circa 15 minuti versiamo mezzo bicchiere abbondante di vino bianco e il dado vegatale. Lasciamo sfumare e completiamo la rosolatura della faraona fino a cottura. Regoliamo di sale, giusto un pizzico.


Ora andiamo a preparare la salsa. E' nata dalla nostra fantasia e dobbiamo dire che si è perfettamente abbinata alla carne di faraona. E' un accostamento molto elegante.
Per la salsa, abbiamo iniziato con lo spremere i due pompelmi rossi. Abbiamo filtrato il succo e l'abbiamo messo a bollire in un pentolino, con il pepe in grani e le foglie di menta. Raggiunto il bollore, unire la maizena e fare addensare.
Abbiamo impiattato la faraona e su di essa abbiamo versato la salsa a filo. E' un piatto che va servito freddo. Ottimo e particolare. Così come la Passerina, la bottiglia di bianco con la quale abbiamo accompagnato la Faraona.

GUINEA-HEN WITH RED GRAPEFRUIT SAUCE
Ingredients
MARINADE:
Extravirgin olive oil
Rosemary
Thyme
Sage
2 cloves garlic crushed
1/4 cup fresh lemon juice
Salt
Freshly ground black pepper
White wine

RED GRAPEFRUIT SAUCE:
2 red grapefruit
1 tbs green pepper
5 mint leaves
1 tbs Maize Starch
MARINADE:
Extravirgin olive oil
Rosemary
Thyme
Sage
2 cloves garlic crushed
1/4 cup fresh lemon juice
Salt
Freshly ground black pepper
White wine

RED GRAPEFRUIT SAUCE:
2 red grapefruit
1 tbs green pepper
5 mint leaves
1 tbs Maize Starch

In a bowl combine all marinade ingredients (sage, olive oil, lemon juice, thyme, rosemary, garlic, pepper). Place Guinea-hen in a shallow casserole and cover with marinade. Refrigerate for up to 12 hours. Heat olive oil in a skillet and saute meat until golden and tender. Pour white wine and season with salt and pepper. Set aside.
In a small pan heat red grapefruit juice, add green pepper and the mint leaves. Bring to a gentle boil and pour 1 tbs Maize starch, then whisk this mixture. Stir well until thick and smooth.
Cover the roasted meat with this grapefruit sauce and serve cool.

