RICORDANDO I GIORNI DELL'ESTATE, POSITANO E I NOSTRI FILETTI DI TRIGLIA ALLE ERBETTE E AL LIMONE

L'aria è già pervasa dai profumi dell'autunno, da una sfilata di colori appassionati che si spengono piano piano, mentre l'alito del vento corteggia il sole tra le foglie.

Il sole. Timida compagnia, in questi giorni d'ottobre. Timida, come la voglia di non chiudere ancora a chiave i nostri indumenti estivi, come la voglia di calzare ancora un paio di sandali, come la voglia di ricordare i giorni caldi dell'estate.
POSITANO
Seduti sulla veranda, Luca ed io accarezziamo l'idea di raggiungere Positano domani mattina. I colori del crepuscolo inghiottendo tutto l'arancio del tramonto, si sovrappongono l'uno sull'altro ed ogni cosa comincia ad apparire sfumata nei suoi contorni. Ceniamo all'aperto ed in penombra, le nostre voci sono quasi sussurrate, per non rompere quel silenzio trasparente che ci avvolge. La notte crea intimità, le emozioni precipitano tra le mani, come stelle filanti. I pensieri si fanno leggeri. Di profondo ci sono soltanto la notte e la fretta di vivere. Passeggiamo nella vigna, al buio, si è alzata una leggera brezza che diffonde intorno il profumo dell'estate, delle montagne, del mare.
Ci svegliamo abbastanza presto il giorno dopo, ma rimaniamo a rigirarci nel letto, pensando a quanto è bello poter peccare di pigrizia, ogni tanto.j
Afferro un grappolo d'uva e imbocco Luca con i chicchi più dolci, poi tocca a me e mi riempio la bocca finché ce n'è.
Succoso piacere che scende lungo la gola. Che ci trattiene sotto le lenzuola.
Ci crogioliamo per un po' dentro questo lusso per poi correre fuori e rimanere abbagliati dai raggi dorati del sole, che creano un alone accecante attorno alle cose. Tutto il paese è imbevuto di luce e di tranquillità, persino il tempo sembra scorrere lento. Ci fermiamo per un attimo davanti ad un forno a respirare l'odore del pane appena sfornato, caldo, fragrante, che ci riempie le narici. Poi da Tramonti scendiamo verso il mare. Una lunga fila di alberghi, di gente in costume da bagno, di negozi con la merce esposta fuori, nell'aria si respira la straripante energia del mattino e l'odore dolce di olio solare. Arriviamo sul lungomare, il traffico è impazzito, le strade sono intasate da interminabili code ed è tutto un brulicare di visi, di gambe, di piedi che ci inghiottono, ci rallentano.
Un enorme cartello giallo ci informa che una frana ha bloccato il tratto di strada che collega Maiori a Positano. All'improvviso mi sento come derubata, di una voglia, di un desiderio. Abbattuta guardo Luca e gli dico che dovremo cambiare programma. Ma lui trova la soluzione, l'unico modo per arrivare a Positano è via mare. "O ci andiamo a nuoto" mi dice "O con una canoa, una barchetta o un aliscafo, scegli tu!". Sono costretta a scegliere la seconda opzione per il semplice fatto che a nuoto mi bagnerei un po' troppo.



Voglio vivere la Vita nella mia vita, sapendo che non mi basta respirare. Un sorriso si posa sulle mie labbra. "A cosa stai pensando?" mi chiede Luca.
Let's follow our bliss..... Seguiamo la felicità......

Incorniciamo dentro una foto il volo dei gabbiani e poi veloci istantanee che ritraggono noi. Ci avviciniamo al molo, accanto ad una fila di pescherecci abbandonati, sembrano addormentati, sembrano vecchi, stanchi. Rughe di vernice scrostata che il mare lecca amorevolmente.
Eccola che arriva, saltiamo a bordo della nostra barca e già non vedo l'ora di partire; sul profilo di Luca si accende un sorriso quando gli dico che sono felice. Osserviamo la baia da un'altra prospettiva, sopra di noi le montagne splendono d'oro brillante, dentro agli occhi mi sembra di avere una lunghissima scia di scintille.
Ci lasciamo cullare dal movimento delle onde, da questa immensa distesa di blu che divora dentro sè tutto, che trabocca di una miriade di luccichii, increspata come seta spiegazzata, un tessuto morbido avvolto su se stesso, che guizza e che danza solo per noi. Allunghiamo la mano per toccare l'acqua, per toccare la schiuma, per toccare il rumore delle onde.


In lontananza intravediamo la banchina del porto, piccola e indefinita, come un miraggio.
Raccogliamo raggi di luce e ci facciamo toccare, scoprire, prendere, scorticare da tanta bellezza, troppo spesso è l'abitudine a rubare il nostro tempo, e la mediocrità è la paga che riceviamo.
Arriviamo ad Amalfi e da lì saliamo sulla motonave diretta a Positano. Ci aspetta ancora un altro tratto di mare aperto. Ci sediamo a prua, Luca ed io, davanti a noi una distesa sconfinata verde-blu. La bambina che è in me si aspetta di vedere da un momento all'altro, un delfino ergersi dalla profondità delle acque, si immagina cavallucci e stelle marine, relitti nascosti negli abissi, preziosissimi coralli che pulsano aggrappati alle rocce. Luca ride di questi miei pensieri e mi stringe forte a sé. L'aria fresca ci ubriaca, ci sentiamo due puntini innamorati in mezzo al mare, a respirare l'alito del cielo. Emozioni che prorompono dirette al cuore e lo frugano, lo scoprono tutto, mentre in lontananza Positano si sta aprendo in un lento, avvolgente abbraccio.
Se lo sapevo quella mattina me ne sarei rimasto a letto. Uva fresca per colazione, chicchi grandi, croccanti, dolci. Sarei rimasto sul letto a scherzare. Sotto o sopra le lenzuola a giocare, stuzzicarci, ridere. Poi, la discesa a Maiori. Scendiamo dal pullman ed iniziano le discussioni. Sabrina sa come demoralizzarmi. Sul suo volto si dipinge la malinconia, la delusione. Incomincia con i suoi cosa facciamo, dove andiamo, ora torniamo su e prendiamo la macchina ma poi dove si va, come si fa, perché non c’è un’altra strada. Il suo viso diventa sempre più scuro e non per l’abbronzatura che ormai l’ha resa un cioccolatino, una gustosa pralina.Ma che ca..volo siamo al mare e siamo in costiera…..mare…..costiera…. Ma certo la soluzione è via mare. L’unica paura è che non conosco nè gli orari, nè i tempi di navigazione. Per fortuna la soluzione è a poche centinaia di metri da noi. Il Molo. Fatto! Biglietti in tasca e fra un po’ arriva la barca per Amalfi e poi da lì c’è quella per Positano. Oggi è Ferragosto e la giornata dovrà diventare bellissima. Sabrina sorride. Sabrina è rinata. Bellissima giornata ma a noi Positano non è piaciuta molto. L’abbiamo vista, purtroppo, solo come una attrazione turistica, dove tutto è per i turisti, dove l’immagine conta molto più della qualità del vivere.



Ogni centimetro quadrato, partendo dal bagnasciuga è coperto da ombrelloni. Ombrelloni di classe però. Ombrelloni VIP, Ristoranti VIP, prezzi VIP. La gente a caccia del VIP, del VIP che mangia in prima fila. Il VIP che si mostra mentre mangia aragosta e coquillage, che ringrazia il gestore del locale con una pacca sulla spalla e che saluta il pubblico quando va via. E…la ricevuta? Eppure abbiamo assistito un bel po’ al triste spettacolo della gente che si dava gomitate indicandoli come se li stesse guardando in televisione, a quelli che cercavano di avvicinarsi per un autografo ed a quelli che invece ci riuscivano. E loro lì, che sorridevano facendo finta che il mondo fosse solo al loro tavolo. Invidia la nostra? Forse sì. Decidiamo di andare a fare un giro per il paese ma anche lì, per le piccole stradine, i piccoli angoli privati abbiamo avuto la sensazione del tutto per i turisti, per le loro foto, per i loro ricordi. Nulla è fuori posto. Anche i profumi sembra che seguano una logica precisa.


Tant’è che il languorino ci assale. Ma sì, andiamo a mangiare e poi una telefonata a Velia che ha detto che oggi è da queste parti. Magari ci si incontra per un buon bicchier di vino. Passeggiamo per tutto il lungomare, praticamente entrando ed uscendo dai ristoranti.



Leggiamo i menù e continuiamo a camminare fino all’ultimo ristorante della spiaggia. Lì finisce il mondo di Positano. Oltre a piedi non si può andare.




Si torna indietro fino a che la fame non sceglie il locale. Ci dicono che c’è da aspettare un po’, una mezz’oretta. Il tocco dei luoghi VIP ci voleva proprio. Ci fanno accomodare sotto un gazebo in spiaggia, con tanto di bottiglia d’acqua fresca in un cestello per campagne pieno di ghiaccio e qualche stuzzichino.



Un “addetto” ci chiedeva in continuazione ma mai con assillo se volevamo bere, se volevamo….ma noi volevamo andare a mangiare. Bella giornata. Purtroppo Velia non era rintracciabile e comunque il traghetto non ci avrebbe aspettato oltre. Un ritorno tra le rocce a picco della costiera ed un mare color cobalto, parlando del concerto che in un qualche modo avremmo visto o almeno sentito la sera stessa a Ravello. Arriviamo all’Agrigriturismo e ci mangiamo un po’ della frutta che ci era rimasta dalla colazione mattutina, qualche biscotto e qualche bacio. Sabrina si prepara. I biglietti, se facciamo a tempo, li prendiamo là. Tanto per cambiare nessuno dei due si ricordava a che ora iniziava il concerto ma dato che in città prima delle nove e mezza non iniziano mai, ci abbiamo provato. Sabrina si mette un abitino rosso decisamente fashion. Peccato che quella sera faccia decisamente troppo fresco, anzi direi proprio freddo. Arriviamo ed il concerto di Wim Mertens è già iniziato. Peccato, ma lo avevamo messo in preventivo ed allora proviamo a goderci la sua musica dalla terrazza sopra il golfo di Amalfi. Faceva veramente freddo. Sabrina nonostante il gelo sembra rapita dalla musica ed io, devo essere sincero, nonostante la musica la apprezzi di qualsiasi genere, il suo, almeno per i brani che sono riuscito a sentire, non mi rapiva allo stesso modo di Sabrina. Dirò di più…una discreta palla anche se in certi passaggi apprezzavo molto certi suoi silenzi. Ma sì, una bella giornata ed una bellissima serata. A parte il freddo!
Posso chiedervi un consiglio?
Ho convinto Sabrina a mandare in pensione la sua Golf Rossa di 19anni.
Ora vorrebbe dare un nome alla nuova in arrivo. Cosa ci suggerite?
Ma.....secondo voi cosa ha scelto, che modello tra tutte le auto in commercio?
FILETTI DI TRIGLIA ALLE ERBETTE E AL LIMONE
Ingredienti
400 gr di filetti di triglia
basilico
maggiorana
15 gr di farina
2 spicchi d'aglio
olio extravergine d'oliva
una generosa spruzzata di brandy
1 pomodoro
2 cucchiai di capperi
la scorza di un limone
sale e pepe

Stasera mangiamo pesce, metto in frigorifero una bottiglia di vino bianco e di corsa al supermercato, reparto pescheria. Decido di acquistare dei filetti di triglia, è da tanto che non li cucino e poi hanno proprio un bell'aspetto. Una volta a casa, li lavo, li asciugo e nel frattempo arriva Luca. "Amore che bello che sei arrivato, come stai, oh ma sei tutto sudato, che ne pensi di questi filetti di triglia?" 
Passiamo i filetti di triglia nella farina, nel frattempo in una padella facciamo rosolare uno spicchio d'aglio in un filo d'olio extravergine d'oliva. Uniamo il pesce e lo facciamo rosolare per un minuto da ogni lato. Aggiungiamo il brandy e lasciamo evaporare. Regoliamo di sale e pepe e trasferiamo i filetti in un piatto. Nella stessa padella, con un po' di olio, versiamo i pezzetti di pomodoro, i capperi e lo spicchio d'aglio. Facciamo cuocere per qualche minuto e poi aggiungiamo i filetti di pesce.
Un paio di minuti ed è pronto. Impiattiamo cospargendo le triglie con basilico, maggiorana e la scorza di limone tagliata a julienne.
E' un piatto semplice e veloce, ma ricco di profumi e al tempo stesso delicato. L'abbiamo accompagnato con un ottimo Mionetto, un prosecco di Valdobbiadene.
Premio miglior cuoca suggeritrice ricevuto da Manu e Dario,
Con gioia segnaliamo a:
JaJo, Nino, Glamah, Paola, Cookingmama, Silvanausa, Imma perchè ogni loro ricetta ci delizia i sensi, sopra e sotto.