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lunedì 17 febbraio 2014

PUNTEGGIATURA - CASTAGNOLE DI CARNEVALE (di casa nostra)

Punto e virgola. Due ipotesi in un discorso, due fili tesi tra le parole che si nascondono in un senso artefatto.
Punto e virgola. Punto e a capo. Segni e segnali dello scrivere parole artefatte, sognate e scosse. Shakerate, senza ghiaccio, ma con tanto calore umano.
Virgola, punto, punto e virgola. A tratti leggeri tra lettere, una alla volta. Una dopo l'altra per un senso compiuto. In mezzo ma non in mezzo. In mezzo ma non il mezzo, ma l'intero di un senso, distribuite con precisione tra le pieghe di un discorso, che a volte, sa di volte e di svolte. Di nodi e di lacci. Legate e liberate.
Punto, virgola, esclamativo, interrogativo? Domande tra affermazioni! Risposte divincolate da schemi supposti e particolari che hanno un proprio senso. Preciso.
Puntini di sospensione tre alla volta, come note su un pentagramma di cinque righe. Pronte ma  a volte non necessarie e senza un suono vuoto, senza il lampo necessario per avere un tuono, ma solo il suo rombo tonante che scuote la mente di cristallo.
Certezze annotate e sottolineate.



Punto e a capo, la vita continua, la vita si intreccia tra i piccoli particolari di una vita descritta e mai scritta. Virgola e due punti di precisazione che precisano ciò che di impreciso non c'è. Parentesi di pensieri, piene di vuoto che scartano, che evitano, che schiudono in un luogo chiuso. Parentesi chiusa.
Parente sì, figli di stati d'animo aperti in quello sguardo che separano frasi e completano un senso, che solo chi scrive e lo descrive riesce a definire un punto di svolta o una virgola di volta che regge l'architrave di un senso compiuto. Il sesto senso dell'intuito, il settimo senso, il senso unico percorso al contrario, solo per provare il brivido di incontrare pensieri nuovi in sole parentesi aperte, da non chiudere mai, anche solo per scoprire come va a finire.
Punto e virgola, virgola e punto, sono attimi di vita che si imprimo nelle storie che si raccontano, che gocciolano da un calamaio, che si srotolano da una piccola sfera o che si interrompono nella punta spezzata di un'anima di grafite. Piccoli segni di disegni senza ambigui risvolti, senza speranze che anzi siglano e inventano un prezioso dono, un regalo per gli occhi a cui scappano e ne cambiano il piacere.
Virgola traditrice e prezioso scambio di stile inebriante, ubriaco di sottolineature vagabonde tra intrecci anonimi ma non per tutti. Frasi tronche, piccoli bonsai intercettati, cercati, nascosti e poi ritrovati. Segni e segnali dispersi dove l'ombra non c'è. Magiche ipotesi, tese di un panama, solare e ricercato anche se fuori moda.
Punto. Punto e basta, punto per finire, per cessare le elucubrazioni di un pazzo che vuole nascondere tra le sue righe un amore che trattiene e che lo spaventa. Un ignorante tra punti di vista e punti di svista.
Punto.

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In questo periodo anche in casa nostra i dolci di Carnevale impazzano per la gioia nostra e di Alice Ginevra in particolare che esulta ogni volta che viene pronunciata la parola Carnevale. Oggi proponiamo le Castagnole.



CASTAGNOLE DI CARNEVALE
(DI CASA NOSTRA)





Ingredienti:

3 uova
150 g di zucchero
75 g di burro
2 cucchiai di rum
450 g di farina 00
la scorza grattugiata di mezzo limone non trattato
1 bustina di lievito per dolci (per la precisione ne abbiamo usata poco meno di una bustina)
abbondante olio di semi di arachidi per friggere
un pizzico di sale
zucchero a velo q.b.



Dopo avere provato diverse ricette non del tutto soddisfacenti, finalmente abbiamo trovato la ricetta delle castagnole perfette, del tutto identiche a quelle che hanno allietato i Carnevali di me bambina.
Anzitutto versiamo le uova in una terrina, uniamo lo zucchero, il pizzico di sale e lavoriamo gli ingredienti con una frusta fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso.
Sciogliamo il burro in un pentolino, lo lasciamo intiepidire e lo uniamo al composto di uova, aggiungiamo anche il rum e la scorza di limone. Incorporiamo a questo punto la farina setacciata con il lievito, mescoliamo e amalgamiamo bene il composto e lo trasferiamo sulla spianatoia. Lo impastiamo con le mani fino ad ottenere una pagnottella omogenea.
Formiamo tante palline grandi come una grossa nocciola e le friggiamo in olio ben caldo, facendole poi sgocciolare con un mestolo forato e passandole su carta assorbente.
Le cospargiamo con zucchero a velo e chi vuole può irrorarle anche con del rum, dell'anice o dell'alchermes. Come per le ciliegie, vale il detto che una tira l'altra.
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