Labbra rubino che sorridono, che dicono a Luca che hanno voglia di scavalcare Stintino subito dopo il primo caffè della giornata, perché non vogliono perdere tempo, che il tempo si mangia la giornata in un solo boccone, se non stiamo attenti.Adoro i tragitti in macchina per chissà dove, sul dorso dei primi raggi di sole, quando la meta la si decide strada facendo, la si decide Luca ed io, quando è solo l'andare ciò che conta. Ma oggi sappiamo benissimo dove siamo diretti, andremo alla Pelosa e Luca ha pensato che è meglio andarci in autobus, che così non avremo poi il problema di cercare il parcheggio e di fare saltare il tappo alla pazienza.
Alcuni luoghi comuni non si smentiscono mai però, gli autobus sono sempre in ritardo, eppure nulla può intaccare il mio sorriso oggi. Consumiamo l'attesa sotto ad un fascio di sole e ci prepariamo mentalmente all'incanto che ci si parerà davanti, di qui a pochi chilometri.





"Ti rubo il sorriso, così posso riguardarmelo tutte le volte che voglio!" mi dice Luca mentre punta la macchina fotografica, mentre mi costruisce un recinto rettangolare intorno, mentre l'attimo sta per diventare già un ricordo.
Dopo avere sfiorato e attraversato con gli occhi e con le mani una Sardegna fatta di paesaggi di aspri colli, di rocce e cespugli, di verde declinato in tutte le sue tonalità, orlati all'orizzonte dal profilo scuro delle montagne, oggi lo scenario che ci si para davanti è di nuovo diverso da quelli visti finora.

In questa luce arcobaleno, che pulsa, che cresce, la Pelosa si mostra all'improvviso, facciamo nostro un primo scorcio d'assoluta bellezza, una tela impregnata d'azzurro, mentre il traffico a quest'ora sembra impazzito, la strada intasata da una coda interminabile.
"Lo vedi che abbiamo fatto bene a non prendere la macchina" insiste a dire Luca.
Già, lo vedo dal brulicare di visi, di gambe, di costumi da bagno, dalla macchia multicolore di ombrelloni e di teli da bagno che pare si siano inghiottiti la spiaggia. E tutto scintilla, tutto scorre insieme alla folla che si accalca in ogni angolo e mi chiedo se riusciremo mai a trovare un lembo di sabbia tutto per noi e dico a Luca che voglio rimanere qui fino a che se ne saranno andati quasi tutti, così che potremo fare della Pelosa la nostra riserva privata.


Voglio rimanere fino a quando i raggi del sole si smorzeranno nei toni dell'albicocca, che sarà tutto sdolcinatamente romantico.
Ci soffermiamo sul ciglio del marciapiede per un lungo attimo a fissare quello che gli occhi ci regalano, quello slargo di mare di un turchese così intenso da mozzare il fiato, da imporporare gli occhi. Amo questo azzurro per il modo in cui veste l'orizzonte, per come gioca con le trasparenze, per gli strappi d'emozione, per questa languida dolcezza.
Impalpabile come talco la sabbia, setosa, che in un lampo tutto si annulla e i sensi tutti insieme, si fanno tatto e vorrei rotolarmi oppure vestirmi di sabbia, vorrei essere sabbia. E vorrei essere mare e poi cielo e poi ancora mare. Anarchico il mare. Che flirta con la luna. Il mare non finisce mai, dondola, si allontana e ritorna. Il mare non abbandona, non dimentica, non annacqua. Sono fatta di mare. E Luca di roccia. Luca è spalle e cuore.
Stendiamo i nostri teli che profumano di caldo e di sole, ritagliandoci un matrimoniale lembo di spiaggia. I nostri vicini giocano a carte, chi legge, chi grida, un adolescente ha su il broncio, un bambino piange disperato perché non se ne vuole andare e si aggrappa all'ombrellone con tutte le sue forze, chi costruisce un castello di sabbia, chi scatta foto, i vucumprà che sventolano sotto agli occhi monili, occhiali, maglioni, cappellini, statuette, cuscini, palloni, racchettoni e un supermercato di altre cose.
Quasi quasi chiudo gli occhi e ascolto solo il mare.
Quasi quasi se qui fosse meno affollato penserei di essere in paradiso.
Quasi quasi prendo Luca per mano, ci andiamo a tuffare e raggiungiamo quell'isolotto laggiù.
Quasi quasi mi innamoro di questa spiaggia e allora me ne porterò a casa poche once e le custodirò in una boccettina.
Vorrei portare con me anche quell'alito di vento che si va via via ingrossando, come le onde del mare che ora appaiono più pronunciate e mi costringe a indossare una maglietta sulla pelle nuda color biscotto. E via via anche i nostri vicini imboccano il sentiero del ritorno così ci ritroviamo a ridisegnare il nostro spazio, all'improvviso ci sentiamo larghi, ci sentiamo liberi, persino di rotolarci sulla sabbia.




E non sarebbe bello dormire qui stanotte? Non mi mancherebbero nemmeno le lenzuola che profumano di fresco, ma mentre lo penso stiamo già chiudendo la zip dello zaino, a fatica, perché i teli continuano a strabordare per quanto Luca continui a pigiarli e mentre risaliamo il tratto di spiaggia penso a quanto sia così poco romantico aspettare l'autobus sulla via del ritorno. E ancora non sappiamo nemmeno che davanti alla fermata si sono accalcate almeno un centinaio di persone con bagaglio al seguito, che come noi si illudono di riuscire a salire a bordo.
" Finiremo schiacciati come sardine!" dico a Luca e intanto cerco di guadagnare le prime file di un ordine sparso e disordinato di turisti in coda. Luca invece rimane indietro e non so come mi convince che è meglio salire per ultimi, che così si sta più comodi.
Comodi è una parola grossa in questo contesto, ma decido di dargli retta e finisce che arriva l'autobus, che la gente comincia lentamente a salire e poi non si capisce più nulla, sembra un assalto quello a cui assistiamo dalla nostra posizione defilata.

Sento già come finirà, ma non dico nulla.
A parlare è invece l'autista, che ad un tratto e vorrei aggiungere inaspettatamente, ma non lo dico, annuncia che purtroppo sono al completo. Almeno una trentina di persone, tra cui noi, sono rimaste a terra. Ci guardiamo negli occhi Luca ed io e poi scoppio a ridere.
"Amore mio, avevi ragione, a stare in fondo alla fila il risultato è che si sta decisamente più comodi rispetto a quei poveretti stipati dentro l'autobus!" gli dico e intanto l'autista ha già ingranato la marcia.
Il lato negativo è che senza ombra di dubbio siamo a piedi e la prima cosa che faccio è ricacciare con tutte le mie forze, la possibile e plausibile idea di aspettare il prossimo mezzo pubblico che a conti fatti, dico a Luca, arriverà tra un'ora almeno e di rivivere, perché me lo sento, la stessa scena, dato che tra un po' la folla di pendolari della spiaggia tornerà ad ingrossare le fila.
"Meglio tornare a Stintino a piedi!" butto lì in un soffio di voce.
"Allora andiamo a piedi!" ribatte deciso Luca e mentre lo dice stiamo già camminando. In fondo sono solo quattro chilometri e mezzo di strada, in fondo sarà avventuroso.
"Non è a te che piace l'avventura?" mi stuzzica Luca ben sapendo che è così, che adoro gli imprevisti e che non ho mai fatto mistero del mio non amore per gli autobus. Si merita una dolcissima linguaccia per risposta, fatta con tutto l'amore che sento.
E mentre siamo in marcia continuo a scattare qualche foto e mi sento incredibilmente bene. Stringo forte la sua mano e mi sento inarrestabile.


"Quando sei stanca dimmelo, che ci fermiamo!" si affretta a dire con un sorriso, Luca, visto il passo svelto che stiamo tenendo.
Stanca? Adesso gliela faccio vedere io se sono stanca e anche se lo fossi, non glielo direi mai.
A volte l'orgoglio si fa femmina, a volte.
Anche solo per quattro chilometri e mezzo.




Amiamo questo piatto e non possiamo fare a meno di prepararcelo di tanto in tanto, lo troviamo uno di quei piatti cosidetti afrodisiaci, pur riconoscendo che il concetto è molto personale.
Prima di tutto scaldiamo una padella con un filo d'olio extravergine d'oliva e gli spicchi d'aglio schiacciati. Andiamo ad aggiungere gli asparagi tagliati a tronchetti e li facciamo saltare in padella insieme ai pomodorini ciliegini tagliati a metà, che uniremo poco dopo. Facciamo rosolare il tutto per una decina di minuti e poi aggiungiamo il vino e giusto un pizzico di sale e di pepe. Per quanto riguarda il sale va ricordato che l'acqua di cottura degli spaghetti è salata, così come lo è la bottarga, quindi noi ci limitiamo ad un pizzichino, quasi un nulla. Una volta evaporato il vino, sbricioliamo un piccolo peperoncino essiccato e poco prima di togliere dal fuoco ultimiamo la preparazione del condimento unendo la bottarga. Mescoliamo bene e una volta scolati al dente gli spaghetti, li facciamo saltare in padella. Impiattiamo e volendo, aggiungiamo un'ultima spolverata di bottarga.


Bring a pot of water to the boil. To one side heat extravirgin olive oil in a frying pan. Crush the garlic gently and cook it over a low heat. Add the asparagus cubes and cook for a few minutes, then add the tomatoes and sautè until golden brown. Add the wine and when it has evaporated taste and add a pinch of salt and pepper, if necessary. Add the chile and sautè gently. Just a minute before removing from heat complete with bottarga.
Drain the pasta when done, place in the pan and toss to combine.
Serve straight away. Add more bottarga to taste.
Alcuni luoghi comuni non si smentiscono mai però, gli autobus sono sempre in ritardo, eppure nulla può intaccare il mio sorriso oggi. Consumiamo l'attesa sotto ad un fascio di sole e ci prepariamo mentalmente all'incanto che ci si parerà davanti, di qui a pochi chilometri.






"Ti rubo il sorriso, così posso riguardarmelo tutte le volte che voglio!" mi dice Luca mentre punta la macchina fotografica, mentre mi costruisce un recinto rettangolare intorno, mentre l'attimo sta per diventare già un ricordo.
Dopo avere sfiorato e attraversato con gli occhi e con le mani una Sardegna fatta di paesaggi di aspri colli, di rocce e cespugli, di verde declinato in tutte le sue tonalità, orlati all'orizzonte dal profilo scuro delle montagne, oggi lo scenario che ci si para davanti è di nuovo diverso da quelli visti finora.


In questa luce arcobaleno, che pulsa, che cresce, la Pelosa si mostra all'improvviso, facciamo nostro un primo scorcio d'assoluta bellezza, una tela impregnata d'azzurro, mentre il traffico a quest'ora sembra impazzito, la strada intasata da una coda interminabile.
"Lo vedi che abbiamo fatto bene a non prendere la macchina" insiste a dire Luca.
Già, lo vedo dal brulicare di visi, di gambe, di costumi da bagno, dalla macchia multicolore di ombrelloni e di teli da bagno che pare si siano inghiottiti la spiaggia. E tutto scintilla, tutto scorre insieme alla folla che si accalca in ogni angolo e mi chiedo se riusciremo mai a trovare un lembo di sabbia tutto per noi e dico a Luca che voglio rimanere qui fino a che se ne saranno andati quasi tutti, così che potremo fare della Pelosa la nostra riserva privata.



Voglio rimanere fino a quando i raggi del sole si smorzeranno nei toni dell'albicocca, che sarà tutto sdolcinatamente romantico.Ci soffermiamo sul ciglio del marciapiede per un lungo attimo a fissare quello che gli occhi ci regalano, quello slargo di mare di un turchese così intenso da mozzare il fiato, da imporporare gli occhi. Amo questo azzurro per il modo in cui veste l'orizzonte, per come gioca con le trasparenze, per gli strappi d'emozione, per questa languida dolcezza.
Impalpabile come talco la sabbia, setosa, che in un lampo tutto si annulla e i sensi tutti insieme, si fanno tatto e vorrei rotolarmi oppure vestirmi di sabbia, vorrei essere sabbia. E vorrei essere mare e poi cielo e poi ancora mare. Anarchico il mare. Che flirta con la luna. Il mare non finisce mai, dondola, si allontana e ritorna. Il mare non abbandona, non dimentica, non annacqua. Sono fatta di mare. E Luca di roccia. Luca è spalle e cuore.

Stendiamo i nostri teli che profumano di caldo e di sole, ritagliandoci un matrimoniale lembo di spiaggia. I nostri vicini giocano a carte, chi legge, chi grida, un adolescente ha su il broncio, un bambino piange disperato perché non se ne vuole andare e si aggrappa all'ombrellone con tutte le sue forze, chi costruisce un castello di sabbia, chi scatta foto, i vucumprà che sventolano sotto agli occhi monili, occhiali, maglioni, cappellini, statuette, cuscini, palloni, racchettoni e un supermercato di altre cose.
Quasi quasi chiudo gli occhi e ascolto solo il mare.
Quasi quasi se qui fosse meno affollato penserei di essere in paradiso.
Quasi quasi prendo Luca per mano, ci andiamo a tuffare e raggiungiamo quell'isolotto laggiù.
Quasi quasi mi innamoro di questa spiaggia e allora me ne porterò a casa poche once e le custodirò in una boccettina.Vorrei portare con me anche quell'alito di vento che si va via via ingrossando, come le onde del mare che ora appaiono più pronunciate e mi costringe a indossare una maglietta sulla pelle nuda color biscotto. E via via anche i nostri vicini imboccano il sentiero del ritorno così ci ritroviamo a ridisegnare il nostro spazio, all'improvviso ci sentiamo larghi, ci sentiamo liberi, persino di rotolarci sulla sabbia.





E non sarebbe bello dormire qui stanotte? Non mi mancherebbero nemmeno le lenzuola che profumano di fresco, ma mentre lo penso stiamo già chiudendo la zip dello zaino, a fatica, perché i teli continuano a strabordare per quanto Luca continui a pigiarli e mentre risaliamo il tratto di spiaggia penso a quanto sia così poco romantico aspettare l'autobus sulla via del ritorno. E ancora non sappiamo nemmeno che davanti alla fermata si sono accalcate almeno un centinaio di persone con bagaglio al seguito, che come noi si illudono di riuscire a salire a bordo.
" Finiremo schiacciati come sardine!" dico a Luca e intanto cerco di guadagnare le prime file di un ordine sparso e disordinato di turisti in coda. Luca invece rimane indietro e non so come mi convince che è meglio salire per ultimi, che così si sta più comodi.
Comodi è una parola grossa in questo contesto, ma decido di dargli retta e finisce che arriva l'autobus, che la gente comincia lentamente a salire e poi non si capisce più nulla, sembra un assalto quello a cui assistiamo dalla nostra posizione defilata.


Sento già come finirà, ma non dico nulla.
A parlare è invece l'autista, che ad un tratto e vorrei aggiungere inaspettatamente, ma non lo dico, annuncia che purtroppo sono al completo. Almeno una trentina di persone, tra cui noi, sono rimaste a terra. Ci guardiamo negli occhi Luca ed io e poi scoppio a ridere.
"Amore mio, avevi ragione, a stare in fondo alla fila il risultato è che si sta decisamente più comodi rispetto a quei poveretti stipati dentro l'autobus!" gli dico e intanto l'autista ha già ingranato la marcia.
Il lato negativo è che senza ombra di dubbio siamo a piedi e la prima cosa che faccio è ricacciare con tutte le mie forze, la possibile e plausibile idea di aspettare il prossimo mezzo pubblico che a conti fatti, dico a Luca, arriverà tra un'ora almeno e di rivivere, perché me lo sento, la stessa scena, dato che tra un po' la folla di pendolari della spiaggia tornerà ad ingrossare le fila.
"Meglio tornare a Stintino a piedi!" butto lì in un soffio di voce.
"Allora andiamo a piedi!" ribatte deciso Luca e mentre lo dice stiamo già camminando. In fondo sono solo quattro chilometri e mezzo di strada, in fondo sarà avventuroso.
"Non è a te che piace l'avventura?" mi stuzzica Luca ben sapendo che è così, che adoro gli imprevisti e che non ho mai fatto mistero del mio non amore per gli autobus. Si merita una dolcissima linguaccia per risposta, fatta con tutto l'amore che sento.
E mentre siamo in marcia continuo a scattare qualche foto e mi sento incredibilmente bene. Stringo forte la sua mano e mi sento inarrestabile.



"Quando sei stanca dimmelo, che ci fermiamo!" si affretta a dire con un sorriso, Luca, visto il passo svelto che stiamo tenendo.
Stanca? Adesso gliela faccio vedere io se sono stanca e anche se lo fossi, non glielo direi mai.
A volte l'orgoglio si fa femmina, a volte.
Anche solo per quattro chilometri e mezzo.



SPAGHETTI CON POMODORINI, ASPARAGI E BOTTARGA

Ingredienti:
7 asparagi
15 pomodorini ciliegini
2 spicchi di aglio schiacciati
5 foglie di basilico
sale e pepe
12 gr di bottarga di tonno
1/2 bicchiere di vino bianco
olio extravergine d'oliva
peperoncino

Ingredienti:
7 asparagi
15 pomodorini ciliegini
2 spicchi di aglio schiacciati
5 foglie di basilico
sale e pepe
12 gr di bottarga di tonno
1/2 bicchiere di vino bianco
olio extravergine d'oliva
peperoncino

Amiamo questo piatto e non possiamo fare a meno di prepararcelo di tanto in tanto, lo troviamo uno di quei piatti cosidetti afrodisiaci, pur riconoscendo che il concetto è molto personale.

Prima di tutto scaldiamo una padella con un filo d'olio extravergine d'oliva e gli spicchi d'aglio schiacciati. Andiamo ad aggiungere gli asparagi tagliati a tronchetti e li facciamo saltare in padella insieme ai pomodorini ciliegini tagliati a metà, che uniremo poco dopo. Facciamo rosolare il tutto per una decina di minuti e poi aggiungiamo il vino e giusto un pizzico di sale e di pepe. Per quanto riguarda il sale va ricordato che l'acqua di cottura degli spaghetti è salata, così come lo è la bottarga, quindi noi ci limitiamo ad un pizzichino, quasi un nulla. Una volta evaporato il vino, sbricioliamo un piccolo peperoncino essiccato e poco prima di togliere dal fuoco ultimiamo la preparazione del condimento unendo la bottarga. Mescoliamo bene e una volta scolati al dente gli spaghetti, li facciamo saltare in padella. Impiattiamo e volendo, aggiungiamo un'ultima spolverata di bottarga.

SPAGHETTI WITH BOTTARGA, ASPARAGUS AND CHERRY-TOMATOES
Ingredients:
7 asparagus (cut into cubes)
15 cherry-tomatoes (cut in half)
2 garlic cloves
5 basil leaves
salt and pepper
12 g grated bottarga
half a glass white wine
extravirgin olive oil
1 finely chopped small chile
Ingredients:
7 asparagus (cut into cubes)
15 cherry-tomatoes (cut in half)
2 garlic cloves
5 basil leaves
salt and pepper
12 g grated bottarga
half a glass white wine
extravirgin olive oil
1 finely chopped small chile

Bring a pot of water to the boil. To one side heat extravirgin olive oil in a frying pan. Crush the garlic gently and cook it over a low heat. Add the asparagus cubes and cook for a few minutes, then add the tomatoes and sautè until golden brown. Add the wine and when it has evaporated taste and add a pinch of salt and pepper, if necessary. Add the chile and sautè gently. Just a minute before removing from heat complete with bottarga.
Drain the pasta when done, place in the pan and toss to combine.
Serve straight away. Add more bottarga to taste.