


Pomeriggio di novembre, la pioggia cade incessante su Bologna. Da oltre una settimana il grigio ha coperto i caldi colori autunnali. Piccole perle ovali colpiscono il vetro della finestra, a tratti si fanno furiose. Guardo fuori alla ricerca di un lembo di cielo terso, aspettando che smetta di piovere, che il cielo grigio cagli, che le nuvole si riducano a piccoli grumi fino a diventare imbottitura per cuscini. Ho passato giornate all’arsenico, burrasche emotive, ho vissuto fantasie, desideri, sogni, incubi, il mondo sotteso al mondo. Ho setacciato le parole vere che si celano sotto quelle false, ho sentito un vuoto immenso nell’intimo. Ho cercato una mano calda e forte come una tenaglia. Luca mi è sempre stato accanto, ascoltando le mie parole e i miei silenzi. Ascoltare non è solo una forma d’amore, è l’amore. Mi è stato accanto con tutto se stesso. Vorrei riuscire a dimostrargli quanto lo amo, ma a volte mi rendo conto che gli sto dando troppo poco. Vorrei riuscire a penetrare dove le parole non arrivano, dove sono costrette a fermarsi, davanti all’indescrivibile.
Stavo quasi rinunciando al viaggio a Torino, avevo voglia di leggerezza, ma non la trovavo in nulla, cercavo luce e trovavo ombre. Non riuscivo a credere che l’entusiasmo febbrile per quel viaggio avventuroso fosse diventato così tiepido. Dovevo reagire, Luca stava facendo i miracoli per risolvere tutti i problemi che mi ruotavano intorno e quel suo sorriso terribilmente dolce ed anche un po’ triste che gli aleggiava sulle labbra, mi perforava ogni volta che mi guardava. E’ stata la sua presenza, la luce che gli illuminava ogni tanto il volto, a farmi capire di colpo come fossero ridicoli tutti i pensieri che mi avevano ridotto in quello stato d’insicurezza cronica.
Prepariamo la valigia la sera prima di partire, correndo da un armadio all’altro e seminando il caos per la stanza. Scarpe, camicie, boxer, un abitino, un maglione, una gonna, dei jeans, reggiseni, accessori vari, giacche, flaconi di creme, dopobarba, spazzole, dentifricio, trucchi, macchina fotografica, una scorta di chewing gum, stipiamo tutto nella grande valigia. L’entusiasmo comincia a raggiungere temperature molto più calde. La mattina successiva mi alzo presto per andare al lavoro e Luca si sveglia insieme a me. Deve andare a Modena e concentrare le sue otto, nove ore di lavoro in non più di sei. Alle 14.40 parte il treno per Torino e noi non vogliamo perderlo.
Mordere il mondo. Vogliamo essere pronti a mordere il mondo come fosse un frutto maturo. Anche la giornata è perfetta, baciata dal sole e piena di promesse.
Non amo molto i treni, forse per il fatto che sono sempre stipati all’inverosimile e che non sai mai dove sistemare il bagaglio in modo che non sia d’impiccio. L’unica cosa bella è che per quattro ore e mezza starò seduta accanto a Luca e magari mi addormenterò sulla sua spalla. Quasi un rito, solenne, e al tempo stesso dolcissimo. In verità rimaniamo delusi per il fatto che i posti da noi prenotati sono uno di fronte all’altro. Già sento la mancanza di Luca, non potrò nemmeno sfiorarlo. Gli altri passeggeri cercano di fare conversazione e ci raccontano del loro avventuroso viaggio cominciato otto ore prima a Foggia, sono stanchissimi, anche perché a quanto dicono, prima che salissimo noi, al posto nostro c’erano una mamma con un bambino che ha gridato come un ossesso per tutto il viaggio. Poi a turno si addormentano un po’ tutti, anche la mia metà. Rimango sola a contare le stazioni che sfilano dietro le tendine. A Voghera scendono due delle persone sedute accanto a noi; Luca ed io abbiamo gli occhi che scintillano, finalmente possiamo sederci vicini, anzi vicinissimi. Quel piccolo senso di distanza è annullato, ci godiamo il resto del viaggio e in un battibaleno arriviamo a Torino. La stazione è meno affollata di come ci aspettassimo, sembrerà stupido, ma mi sento già emozionata. Stasera ci concederemo una serata tutta per noi e domani al Salone Del Gusto, conosceremo Grazia, Paola, Carla ed Enrico.
Usciamo dalla stazione e Luca è alla ricerca di un taxi, ma non ce n’è nemmeno l’ombra, così decidiamo di prendere il tram e di raggiungere l’albergo. Che voglia di sdraiarmi sul letto, anche solo per qualche minuto. La mano di Luca è la mia calda tenaglia, camminiamo mano nella mano, spensierati e leggeri. Sta lentamente scendendo la sera, ma l’aria è piacevolmente tiepida, ci lasciamo sfiorare dagli ultimi raggi di sole che risplendono sulle strade e sulla gente. Attorno a noi una sfilata di luci, di insegne luminose al neon, di palazzi dagli alti tetti, lungo viali fiancheggiati da platani imponenti e dalle ombre che proiettano a terra. Osserviamo i passanti che indossano leggeri vestiti autunnali e che vanno e vengono con tranquillità, senza frenesia. Mentre camminiamo lungo il Corso Vittorio Emanuele, respiriamo un’atmosfera leggiadra, se dovessi associarla ad un colore, direi color ambra, un’invisibile atmosfera color ambra che ci fa l’occhiolino.

Arrivati in albergo, disfiamo la valigia, ci togliamo le scarpe e planiamo sul letto. La nostra camera è proprio bella, è spaziosa, è piena di abat-jours, ha anche un terrazzo ed il bagno è rosso fuoco. Sono felice per questi tre giorni di libertà, ho cacciato via qualsiasi altro pensiero e ho Luca tutto per me. Il tempo di una doccia e di vestirci e siamo fuori, non devo neanche stare a pensare a cosa indossare, ho portato con me solo quattro possibili cambi, quindi la scelta è molto ristretta. Indosso un abito bianco e grigio, un paio di decolletè argento ed uno spolverino nero lucido. Luca accosta il beige col castagno ed è bellissimo al mio fianco. Usciamo e imbocchiamo una serie di vicoli rischiarati dalla luce dei lampioni, il silenzio che c’è qui intorno è rotto soltanto dal rumore dei nostri passi e dalle nostre voci. Tra una serie di ristoranti che ci hanno consigliato, abbiamo scelto un locale toscano, si chiama “Cosa Bolle In Pentola”. Il nome mi ha colpito subito e ho puntato il dito, “Amore, andiamo qui!”.

Entriamo nel ristorante e per fortuna ci trovano un tavolo, il locale è abbastanza pieno e non abbiamo prenotato. A colpirci sono le tonalità di colore delle pareti, sull’arancio e sul rosso, le stesse che vorremmo per casa nostra. L’illuminazione è morbida e l’atmosfera è piena di calore e di intimità. Ordiniamo una bottiglia di Nebbiolo e un misto di antipasti, tanto per iniziare. Poi due costate enormi con patate fritte e caponata. Siamo affamati ed è tutto così buono, lascio a Luca soltanto la pancetta e la mia fettina di lardo. Mi ringrazia con un sorriso e mi infila in bocca una fettina di prosciutto senese. Amiamo fare i baratti e dividere le cose. Mangiamo, ridiamo e beviamo sorsi di vino caldi e felici.
Fuori ci attende una notte dolcemente alcolica, passeggiamo un po’ per le vie di Torino e poi ci rendiamo conto che la cosa che più desideriamo è il nostro letto in albergo.
Ci svegliamo con la luce del giorno che filtra dalla finestra, oggi è il gran giorno. Ci attende il Salone e l’incontro con altri foodbloggers. Confesso di essere molto emozionata e la cosa non passa inosservata agli occhi di Luca. Gli chiedo se posso assorbire un po’ della sua tranquillità, Dio quanto lo invidio, io mi lascio prendere troppo dalle emozioni. Lo bacio al volo ed invado il bagno con creme, profumi e trucchi. Mi infilo dentro un abitino bianco panna, ai piedi un paio di stivali e sono pronta. Mi guardo allo specchio e lo specchio mi fa un complimento, ha la stessa voce di Luca. Sorrido ad entrambi. Scendiamo a fare colazione, caffè e cereali col latte per me, caffè e affettati misti per Luca. Ci arriva il primo messaggio di Grazia, loro sono già arrivati al Salone, dobbiamo muoverci. Con un taxi ci dirigiamo al Lingotto. Non c’è traffico, le strade a Torino sono davvero immense. Non so perché, ma vorrei racchiudere questa città dentro scatti in bianco e nero, la trovo molto romantica, sarà quest’aura autunnale che si addensa su ogni cosa. Mentre sfrecciamo lungo le strade della città, mentalmente scatto decine di foto; fuori dal finestrino scorrono veloci palazzi, vetrine, insegne e cartelloni pubblicitari. Il sole splende nel cielo e su di noi. Arriviamo davanti al Salone e ci mescoliamo alla folla e all’agitazione generale. Riusciamo ad entrare abbastanza velocemente, abbiamo già i biglietti e possiamo tranquillamente evitare quelle code interminabili che ci scorrono a fianco. Appena entrati, a colpirci sono urti, spintoni ed una marea di visitatori italiani e stranieri. Non avremmo mai immaginato di trovare tanta gente, è un accalcarsi interminabile ad ogni angolo. I primi stand li vediamo appena, ci vorrebbe il binocolo. Luca mi trascina fuori da quella ressa. Ci sono tutti i Paesi Europei in bella mostra, con le loro prelibatezze, riusciamo a gettare qualche sguardo qua e là, selvaggina, carne, pesce, formaggi, salse, mostarde, pane, biscotti, dolci. Arriviamo davanti ad uno stand dedicato alle spezie, attratti dai loro eterei profumi. Mi incanto a guardarle, a cercare quelle che non ho e faccio il primo acquisto. Le spezie sono magiche, ne basta un pizzico e il sapore si propaga, esaltando il cibo su cui si posano. Ognuna ha un tono diverso, a seconda del nostro gusto, delle nostre voglie…… dolci, fresche, esotiche, infuocate. Sono pennellate di colore e di profumo. Casa nostra ne è piena. Proseguiamo il nostro viaggio nel gusto ed arriviamo nel paese magico dei salumi, assaggiamo un po’ di tutto, culatello, bresaola, salami di tutti i tipi, prosciutto, pancetta, coppa, mortadella. Arriviamo davanti ad uno stand pugliese dove assaggio un salame piccante che è la fine del mondo. Prendiamo nota mentalmente della cosa e decidiamo di ritornarci nel pomeriggio per comprarne un po’. Nel frigorifero di casa quel salame sarà la perfetta soddisfazione di improvvise voglie piccanti. Ci tuffiamo tra i formaggi e assaggiamo tutto quello che ci stuzzica di più, dal gorgonzola cremoso e sensuale, ai pecorini stagionati.




Ci lasciamo tentare dal formaggio col cioccolato, ma non ne rimaniamo particolarmente colpiti. L’abbinamento del formaggio con miele e composte invece ci piace molto. Mentre vaghiamo tra questi sapori incontriamo Grazia di Cuocapercaso con suo marito. Luca è a pochi passi da me. Grazia si avvicina e mi chiede se sono Sabrina, sono molto emozionata, ma lei è una persona splendida e mi sento subito a mio agio, chiamo Luca e ci presentiamo. Suo marito Raffaele è una persona meravigliosa, insieme formano una bella coppia.

Cerchiamo un angolino tranquillo per potere parlare senza dovere gridare e per scambiarci le impressioni sul Salone. Poi ci salutiamo e ci separiamo perché loro hanno appuntamento nella casa del whisky mentre noi faremo un salto all’enoteca. Seguiamo le indicazioni e arriviamo all’ingresso della casa di Bacco. Ci troviamo davanti centinaia e centinaia di bottiglie ed una sorta di elenco dei vini stampata in un libricino. Mi sarebbe piaciuto trovare qualcosa che somigliasse di più ad una guida, dove fossero indicate le caratteristiche dei vari vini. Luca vuole assaggiare il tanto decantato Amarone, mentre io opto per un Tancredi, un eccellente Nero D’Avola.




Cerchiamo un posticino all’aperto, anche per sfuggire al caldo soffocante del Salone, e accompagniamo i calici di vino con un misto di formaggi e con della crema fritta. Assaggio l’Amarone, ma non mi fa perdere la testa, così decido di rimanere fedele al mio Nero D’Avola; tra me ed i vini siciliani esiste un feeling speciale. Scattiamo qualche foto, fumiamo una sigaretta e rientriamo, la bolgia ci manca già. Che caldo che fa oggi, se potessi mi spoglierei, lo dico ridendo a Luca e il suo sguardo di traverso è quasi refrigerante. Arriviamo nell’area slow food, siamo investiti da una coltre di profumi inebrianti che stuzzicano l’appetito anche se siamo già sazi. Ci fermiamo davanti ad uno stand umbro e qui ci innamoriamo della Fagiolina del Trasimeno, ne assaggiamo una ciotolina, è deliziosa, fagiolina, olio e tartufo! Facciamo il bis e acquistiamo una confezione di questi legumi. Sul palato il sapore mi rimane a lungo e seguendo come segugi l’onda dei profumi, arriviamo davanti allo stand dei tartufi. “Amore, ne prendiamo qualcuno? Per condire la fagiolina, per insaporire i filetti di carne e magari per un primo!”. Cinque minuti dopo, l’odore di tartufo che esce dalla mia borsa è fortissimo. Decido di chiudere meglio il sacchettino che dovrebbe essere ermetico.

La Sicilia coi suoi dolci è lì, dietro l’angolo e quei cannoli ci tentano. I più buoni che ho mai assaggiato in vita mia mi sono stati portati da Alcamo, ricordo quando li ho assaggiati. E’ stato come se non ne avessi mai mangiati prima d’allora. I veri cannoli siciliani, mi dissi. Gli altri sono stati solo imitazioni. Emergiamo dalla folla con in mano, un cannolo siciliano io ed una granita Luca, sto pensando che mi voglia fare ingrassare, accetto il dono, tanto poi ce li scambiamo, così ingrassiamo a metà. Luca mi guarda mentre mordo dolcemente il cannolo, aspetta il mio giudizio. “Alcamo batte anche questo!” gli dico infine, mentre glielo porgo.

Mi rinfresco con la granita al limone e riprendiamo a girare tra gli stand, ogni tanto perdiamo il senso dell’orientamento. Ci ritroviamo tra i sapori dell’Africa e del Sud America, “Luca, c’è il guaranà, vieni a vedere come lo grattugiano!”.

E poi creme, oli essenziali, salse, libri, collanine. Chissà se ne trovo una che mi piace! All’improvviso dei volti familiari, Grazia e Raffaele ci raggiungono, sono radiosi, ci raccontano entusiasti della loro esperienza con l’assaggio dei whisky, il loro racconto è così dettagliato che ci sembra di sentire l’odore della torba e per un attimo le immagini della Scozia, visitata diversi anni fa, mi passano davanti agli occhi, immagini ammantate di verde e di nebbiolina rarefatta. Chiediamo loro di Paola, non siamo ancora riusciti ad incontrarla. Nel frattempo ecco Enrico, ci presentiamo e rimaniamo colpiti dalla sua simpatia, dalla sua semplicità e dalla sua cultura. Rimaniamo affascinati dalla sua persona ed è bello scambiare opinioni e girovagare insieme. Ci ritroviamo a parlare di vini, di gusti personali. Vogliamo ringraziare Grazia e Raffaele per il preziosissimo dono che ci hanno fatto quella sera a cena, ci hanno fatto scoprire qualcosa di speciale, ci hanno aperto una porta. Ma di questo ne parleremo in seguito. Grazie di cuore!

Ci diamo appuntamento per le 20.30 al ristorante, ci troveremo tutti lì per una cena a base di specialità piemontesi, ci salutiamo davanti allo stand delle marmellate della Bretagna. Mi concedo un piccolo assaggio, marmellata ai petali di rosa. La curiosità mi divora. Che bontà! Chiamo Luca, deve assolutamente assaggiarla. La sua espressione mi dice che ha provato quello le mie stesse sensazioni. La comperiamo, è davvero superlativa.
La stanchezza sta cominciando a farsi sentire prepotentemente, abbiamo camminato per ore ed ore e ho i piedi che mi fanno male.
Decidiamo di rientrare in albergo, il problema è ritrovare la strada, finiamo tra il Parmigiano Reggiano, intere forme appoggiate su delle colonne a mo’ di capitello.



Attraversiamo la zona frutta e verdura, c’è un intero stand dedicato al sedano, uno alle cipolle e poi cavoli, cavoletti ed ogni sorta di vegetale commestibile.


Da lì ci ritroviamo in un dedalo costellato di ogni ben di Dio, dalla pasta fresca, a quella di semola, al pane semplice, a quello di segale, a quello tradizionale di ogni regione e poi cose dolci, dolcissime, biscotti, cioccolato fondente, aromatizzato, al pistacchio, alle mandorle.

Assaggiamo ancora ed ancora e ci propongono altri assaggi. Se ci fanno i raggi ci trovano l’intero Salone Del Gusto nello stomaco. Ancora formaggi, sono sensuali i formaggi, il mio re è il Gorgonzola, non quello dolce, ma quello più saporito. La sua cremosità mi accende i sensi. Passiamo davanti al bancone della Lavazza e osserviamo divertiti l’espressione sul viso delle persone dietro allo stand, da manifesto pubblicitario.
Finalmente l’uscita, il sole continua a splendere proiettando a terra ombre sbiadite e stanche. Camminiamo piano, mano nella mano e col pensiero fermiamo il tram e il tempo.
Regolamento:Questo è un premio che riconosce i valori che ogni blogger dimostra ogni giorno nel suo impegno a trasmettere valori culturali, etici, letterari e personali. In breve mostra la sua creatività in ogni cosa che fa.Ecco cosa fare :1) Accettare e visualizzare l'immagine del premio e far rispettare le regole2) Linkare il blog che ti ha premiato3)