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martedì 2 novembre 2010

IL PROFUMO DOLCE DELLE MELE - CASOLA VALSENIO - LA FESTA DEI FRUTTI DIMENTICATI - I TRE NIDI DI TAGLIOLINI GRATINATI ALLE MELE




La strada si snoda attraverso uno scuro groviglio di alberi, illuminato dal rosso fiammante delle foglie autunnali, lì al limitare della boscaglia, dove i rovi si fanno più fitti fino a diventare impenetrabili e il verde opaco e profondo si tinge di sfumature vinaccia, a richiamare i colori caldi della lana e del mosto nei tini.
Domenica d'ottobre e stiamo andando a Casola Valsenio, disegnando pigre curve attraverso un paesaggio fiabesco; l'aria reca con sé il profumo umido della pioggia e la densa nuvolaglia che ci sovrasta dona al cielo un aspetto malinconico. A Casola Valsenio oggi si svolge la Festa dei Frutti Dimenticati, non ci siamo stati mai prima d'ora e questa prima volta assomiglia ad una vampata che mi formicola in tutto il corpo.
Lasciamo lo sbuffo di calore che si è creato dentro l'abitacolo dell'automobile e saggiando l'aria fredda che c'è fuori penetriamo nell'intimo quadro del paese, tra le bancarelle apparecchiate lungo le strade, lungo corridoi orlati di ceste e di cassette ripiene di frutti.
Il paese è in vacanza ed anche noi siamo in vacanza, domani si torna al lavoro lo so, ma adesso è bello concedersi questa passeggiata che sa d'ottobre.
Ritroviamo tra queste vie l'autunno, l'estate è sgocciolata via in un lampo e l'aria fredda, le foglie ingiallite, il vin brulé caldo con l'odore avvolgente delle spezie che ci aleggia intorno, ed anche le caldarroste che sfrigolano sulle braci raccontano in coro particolari di un' altra stagione.
C'è odore di sagra, odore di foglie cadute dagli alberi, c'è l'odore rosso della frutta matura, c'è una corolla di sensazioni strabordanti, palpabili come i fianchi rotondi di una mela.
Il marrone, il rosso, il verde, i frutti sono lì, allineati ordinatamente sui banchi e tutta questa varietà ci sommerge, tanto che ne rimaniamo inghiottiti.
Frutti rossi, frutti acerbi, alcuni quasi avvizziti e tra quelle rughe riesco a immaginarne succoso, il sapore.
Rivedo tutti quei frutti di cui conoscevo solo le sembianze, che sopravvivevano nella mia mente dalla memoria dell'infanzia, quei frutti a cui ora riesco a dare un nome, l'uva bertinora, le azzeruole, i cornioli. Leggiamo soddisfatti i loro nomi, Luca ed io, man mano che procediamo tra le bancarelle disseminate ovunque.
Dentro alcune cassette ci sono bacche che non abbiamo mai visto, perfette per farci delle marmellate, per rendere ancora più golose rotonde crostate. Assaggiamo qua e là spicchi d'autunno, nespole, sorbe, giuggiole, infine le azzeruole, di un colore violaceo frammentato da qualche granello di rosso e dal sapore bello acidulo.
Non so come spiegare quest'atmosfera preziosa e rarefatta che aleggia qui intorno, che ridesta sensazioni di vita antica, quella d'una volta, oggi spesso tanto rimpianta per i sapori veri e genuini, che sapevano di terra e di cose buone. Quei sapori che in parte sono stati dimenticati, che ai giorni nostri sanno sempre più spesso di cellophane, ma che oggi rivivono qui.
Qui, dove si respira odore di pane, di salame e di formaggio.
Interrompiamo la nostra passeggiata lungo le strade di Casola per fermarci a pranzo presso lo stand allestito in un grande spiazzo, giusto per scaldarci dal freddo pungente che c'è fuori e rifocillarci con piatti della cucina romagnola, oltre che per scambiare quattro chiacchiere con il nostro vicino di tavolo, un certo Ghetti che espone alla festa i frutti dei suoi campi e che terrà una degustazione di lì ad un paio d'ore, alla quale ovviamente ci invita a partecipare.
E alla fine del pranzo ci concede un assaggio delle sue pere ubriache, talmente speciali e talmente rare che decidiamo di andarlo a trovare nella sua azienda agricola, verso i primi di novembre, per farne una piccola scorta. Infilo in borsa il suo bigliettino da visita e mi lascio raccontare di tutti i suoi alberi da frutto e di come conserva le mele e le pere durante l'inverno, così mentre lui parla io rivedo i miei nonni e gli stessi gesti, quelle cassette enormi e montagne di paglia sotto alla quale veniva adagiata la frutta. Anche Luca fa mille domande e penso che si sia persino dimenticato del tempo perché ad un certo punto devo strattonarlo. "Ci stiamo perdendo la festa" gli dico in un sussurro e poi la verità è che non ce la faccio più a stare seduta, ho bisogno di muovermi e di respirare. E dobbiamo comprare le mele.
La frutta che si trova al supermercato, piccola parentesi, stiamo quasi evitando di comprarla, trovarne di buona è sempre un'impresa, viene lasciata maturare dentro celle frigorifere, che quando la mordi non ha più sapore, così preferiamo rifornirci presso contadini della zona e quando non ci è possibile presso i mercatini rionali.
Riprendiamo il nostro girovagare quando inizia già a gocciolare, con la pioggia in faccia e la brezza tra i capelli, ma lo splendore rosso del paese mantiene intatto tutto il suo fascino e c'è questo odore, l'odore dolce delle mele, che mi si arrampica addosso, in questo spazio accogliente che c'è tra me e Luca e le parole che ci diciamo.
Riempiamo intere borse di colori, di forme, di profumi, dicendoci che devono essere frutti meravigliosi. Rimango conquistata dal rosso velluto delle Mele dell'Abbondanza, che rossa non è solo la buccia, ma anche la corolla interna del frutto.
Mi ammalia l'arte delle sfumature che ricama la buccia di questi frutti, il verde acido delle mele della Rosa, su cui fa capolino un timido rossore; il giallo canarino delle mele Gelate che al loro interno rivelano un cuore che pare di ghiaccio e al contempo una dolcezza succosa; il rosso screziato delle mele Rananburg Franc, che al dolce si unisce questa nota leggermente asprigna, che per un attimo rabbrividisco e un attimo dopo me ne faccio incartare un chilo abbondante.
E tra due rovesci di pioggia e la luce del sole che ogni tanto ritorna ad offrirsi continua la sfilata di bellezze rotondamente mature e la sgargiante festa di colori.
E poco importa se alla degustazione di frutta arriva in pompa magna anche il Ministro dell'Agricoltura Galan e ci dobbiamo sorbire un artificioso discorso che stride in modo acuto con la genuinità del contesto festoso, poco importa.
Abbiamo sulle labbra il sapore voluttuosamente dolce e castano dell'autunno e in testa solo pensieri dorati.
Ed è......
E' rassicurante che mi quieta, questa domenica d'ottobre, è succosa come il tempo che fa maturare le mele.
E' una voce sussurrata fuori dal caos della città e ce la portiamo a casa, mentre ridiscendiamo le colline e le ombre degli alberi fuggono lontano, mentre la luce del giorno svanisce presto e il sole si siede, stremato, dietro un ammasso di nuvole.



CON QUESTA RICETTA PARTECIPIAMO AL CONTEST INDETTO DA ARABAFENICE, DAL TITOLO - INVENTA...MELA


I TRE NIDI DI TAGLIOLINI GRATINATI ALLE MELE

Abbiamo pensato di utilizzare le mele che abbiamo comprato alla sagra di Casola Valsenio per realizzare questo piatto che prevede un tris di tagliolini freschi all'uovo con tre differenti tipi di condimento, mantecati con della besciamella e gratinati al forno.
Ad accomunare i tre tipi di condimento è la presenza in ognuno di esso di cubetti di mela, nello specifico abbiamo usato la mela della Rosa. Una volta sfornati i nidi di tagliolini, li abbiamo adagiati su di un letto di fettine sottili di mela rossa dell'Abbondanza.



Ingredienti:

Per la besciamella:
1/2 litro di latte
75 gr di burro
4 cucchiai colmi di farina
un pizzico di sale e di pepe

Preparare la besciamella è semplicissimo. Mettere a scaldare il latte in un pentolino, nel frattempo fare fondere il burro in una casseruola e incorporare un cucchiaio alla volta, la farina, cercando di evitare che si formino grumi. Quando il latte è caldo (non bisogna fare arrivarlo a bollore), versarlo a filo nella casseruola con il burro e la farina e cuocere a fiamma media, mescolando continuamente con un cucchiaio di legno. Togliere dal fuoco una volta ottenuta la densità che si desidera. Noi in questo caso abbiamo voluto lasciare la besciamella piuttosto morbida.


Per i tagliolini:

2 uova
150 gr di farina di grano tenero
50 gr di farina di grano duro

Impastiamo come al solito e prepariamo i tagliolini. L'unica differenza è che li abbiamo tagliati, questa volta a mano, anzichè affidarci all'Imperia. Ovviamente li abbiamo fatti piuttosto spessi. Abbiamo tirato la sfoglia con l'Imperia fino alla tacca n.5.


Passiamo ai tre diversi tipi di condimento. Il primo che abbiamo preparato è a base di gamberetti.


CONDIMENTO CON GAMBERI, MELA E SCALOGNO:

18 gamberi sgusciati
1 scalogno
1/2 carota
1 piccola costa di sedano
1/2 bicchiere di vino bianco
sale e pepe quanto basta
qualche bacca di pepe rosa
2 spicchi di mela della Rosa (tagliati a cubetti)
olio extravergine d'oliva

Scaldiamo in una padella l'olio extravergine d'oliva e vi aggiungiamo il trito di scalogno, carota e sedano e lasciamo rosolare per bene, andiamo poi ad aggiungere i gamberi, puliti e sgusciati, facciamo cuocere per qualche minuto, giusto perchè i gamberi prendano colore. Sfumiamo col vino bianco secco e regoliamo di sale e di pepe, aggiungiamo le bacche rosa e un attimo prima di togliere dal fuoco, le mele tagliate a cubetti.
Lasciamo il condimento da parte.

Andiamo a preparare il nostro secondo condimento.


CONDIMENTO CON CICORIA CIMATA, MANDORLE, MELA E UVETTA:
180 gr di cicoria cimata
due cucchiai di uvetta sultanina
40 gr di mandorle pelate intere
1 spicchio d'aglio schiacciato
sale e pepe
2 spicchi di mela della Rosa (tagliati a cubetti)
olio extravergine d'oliva

Andiamo a scaldare come prima l'olio extravergine d'oliva in una padella, insieme ad uno spicchio d'aglio leggermente schiacciato. Uniamo la cicoria cimata tagliata a striscioline, saltiamo in padella per qualche minuto e aggiungiamo le mandorle e l'uvetta, il sale e il pepe. Facciamo tostare e un attimo prima di togliere dal fuoco aggiungiamo i cubetti di mela.


Prepariamo ora il terzo ed ultimo condimento.


CONDIMENTO CON PANCETTA, NOCI, MELE E RAGUSANO
70 gr di pancetta a cubetti
8 gherigli di noci tritati grossolanamente
2 spicchi di mela della Rosa
due cucchiai colmi di formaggio Ragusano grattugiato con una grattugia a fori grossi
un filo leggerissimo di olio extravergine d'oliva

In una padella scaldiamo un filo sottilissimo di olio extravergine d'oliva, aggiungiamo la pancetta e la facciamo rosolare fino a che diventa croccante. A questo punto aggiungiamo le noci e i cubetti di mela. Togliamo dal fuoco e spolveriamo con il formaggio.


Nel frattempo abbiamo messo a bollire l'acqua, saliamo e versiamo i tagliolini. Li scoliamo dopo un minuto di cottura perchè poi li passeremo al forno.
Man mano che li scoliamo, li andiamo a distribuire nelle tre padelle con i tre condimenti, ad ognuno dei quali andremo ad aggiungere qualche cucchiaio di besciamella per conferire loro la necessaria cremosità.
Aiutandoci con un cucchiaio ed una forchetta andiamo a formare dei nidi di tagliolini che andremo ad adagiare in uno stampo in silicone per muffins. Completiamo con una spolverata di formaggio ragusano su ogni singolo nido.
Quando il forno è caldo, inforniamo a 180 gradi per circa 15-18 minuti. Una volta che i nidi saranno perfettamente gratinati, li togliamo dal forno e li andiamo ad adagiare in un piatto, sopra ad un letto di fette di mela rossa dell'Abbondanza e il nostro tris è pronto.
L'abbiamo trovato squisitamente delizioso, davvero buonissimo, troviamo che sia la pancetta, che la cicoria, così come anche i gamberi, ben si sposino con il sapore dolce e delicato della mela.




Prima di chiudere il post vogliamo invitare tutti a partecipare a 3 Swap natalizi ai quali anche noi partecipiamo, perchè li troviamo stupendi.

Sono nell'ordine, lo Swap indetto da Annamaria-Unika, è il suo primo swap e vorremmo che fossero in tanti a partecipare, non solo perchè le vogliamo bene, ma anche perchè sarà divertente preparare....magari dei biscotti da scambiarci prima di Natale.

L'altro Swap che ci ha particolarmente colpiti è quello di Anna The Nice, persona alla quale siamo molto legati e che speriamo di potere incontrare presto. Qui si parla di libri, l'altro nostro pane quotidiano.

Per finire, abbiamo saputo che anche la dolcissima Zebrina a Pois ha organizzato uno Swap natalizio e non abbiamo saputo resistere, speriamo di essere in tanti, sarà divertente!

E' il primo anno che partecipiamo a queste iniziative, abbiamo proprio voglia di condividere anche queste emozioni con persone che sono dietro ad uno schermo, ma che sono per noi importanti!






sabato 26 giugno 2010

L'INVERNO DEL 69 - SUMMER DESSERT - COPPA BKP

Il ricordo è sfuocato, come quando non trovo subito gli occhiali.

Timido e cicciottello mi nascondevo in ultima fila, anche per evitare le bacchettate che la maestra ci rifilava al minimo rumore. Ricordo ancora con terrore quella canna lunga almeno 5 metri che la maestra impugnava con l'abilità di un pescatore d'altissimo livello. Il suo sibilo nell'aria ed il rumore sordo e secco di quando colpiva il disturbatore del momento. “Ma maestra...... non sono stato io!” con le lacrime trattenute per combattere il bruciore alle spalle o quello alla testa. “Maestra ma è stato....” sssssstach! Arrivava il secondo colpo. “Silenzio!!!!!!” Il dito indicatore della signora Maestra, rigido, indicava il vero colpevole. “.... e tu dietro la lavagna!”. Nella classe tornava il silenzio. Eravamo in 32 in quello che per noi era un enorme stanzone dall'altissimo soffitto. I maschietti in grembiule nero, colletto bianco, fiocco azzurro e le femmine in bianco con il fiocco rosa ma una cosa ci distingueva da tutti gli altri, due righe parallele bianche o nere sulla manica per avvisare tutti che eravamo in seconda elementare.
La scuola iniziava il primo d'Ottobre e finiva all'arrivare dell'estate. Sempre con i pantaloncini corti. D'inverno, col freddo, con il gelo e la neve erano di lana, quella lana che sulla pelle pizzicava. Iniziavi a grattarti ancor prima di infilarti i pantaloncini che arrivavano alle ginocchia, aderenti come una calzamaglia. Un vero strumento di tortura al quale ti abituavi solo dopo aver percorso il chilometro che ti separava dalla scuola. Si andava a piedi, da soli. Senza le paure che oggi ci opprimono. Si andava a piedi. Non c'era traffico su quella che ora è una strada statale in cui i mezzi pesanti la fanno da padrone. Si camminava sul bordo, sul limite del fosso. Si faceva così perché ce lo avevano insegnato i nostri genitori e così, senza nessun moto di ribellione, si ubbidiva. Non era un ubbidire forzato ma la consapevolezza che era la cosa giusta da fare. Ci era stato detto, ce lo avevano consigliato e per noi era la cosa giusta da fare.
Allora c'era una consapevolezza che oggi non c'è più. C'era un solo paio di scarpe per tutto l'inverno e tu, che avevi 7 anni, ne avevi cura. Nere con la suola di cuoio. Un cuoio che assomigliava molto al cartone per come si inzuppavano d'acqua quando camminavi sulla neve ma, abbastanza robuste per giocarci a pallone, per fare le gare di corsa attorno alla scuola dove per premio c'era una caramella al rabarbaro. Le caramelle della signora Maestra.
Quell'anno era l'inverno del 1969. Per noi il 68 è stato l'anno delle stanghette, delle prime lettere scritte con il pennino bagnato nell'inchiostro nero. Un inchiostro che sporcava il quaderno con le sue macchie. Un nero che riempiva i fogli di carta assorbente.
Non ricordo quanto fu freddo quell'inverno del 69 ma ricordo tutte quelle punture di antibiotico che hanno fatto nel mio sederotto. Il rumore della siringa di vetro che bolliva nel suo astuccio di ferro, l'ago enorme da cui mio padre sfilava il filo che evitava che il calcare lo ostruisse. Quell'ago che poi metteva sulla siringa. L'odore dell'alcool ed il sapore delle mie lacrime sul cuscino. Il bruciore di quel liquido che entrava dentro di me.
Non ricordo altro di quell'inverno passato in casa ma ricordo bene quella mattina a scuola quando iniziai a stropicciarmi gli occhi perché non riuscivo a leggere la lavagna. La signora Maestra se ne accorse e mi chiamò alla cattedra con il quaderno. Una paura tremenda quando lessi che mio padre era stato chiamato per un colloquio con lei. Non sapevo cosa avessi fatto di così grave da far sì che mio padre fosse interpellato. Arrivai a casa e già mi aspettavo le sculacciate preventive ed ero terrorizzato dalla domanda “Ma cosa hai combinato questa volta!” anche perché non ne avevo la minima idea. Per fortuna le sculacciate non ci furono e di quella nota sul quaderno me ne dimenticai, fino al giorno in cui mia madre mi fece mettere il vestito buono e mi portarono a fare una visita da un dottore. Questo dottore mi fece leggere delle lettere su un tabellone luminoso e poi mi fece appoggiare il mento su uno strumento strano. Continuava a chiedermi di guardare la stellina e di non chiudere gli occhi. Poi quelle gocce tremende negli occhi che allora bruciavano da impazzire. Ancora lacrime inutili, dolore che non capivo. Un' ora ad aspettare e poi quel peso enorme che il dottore ti appoggiava sul naso in cui cambiava, dopo ogni sua domanda, le lenti.
“Occhio pigro” fu la diagnosi. La cura? Benda sull'occhio “buono” e occhiali. In classe fui spostato nel primo banco ed i miei compagni di scuola iniziarono a prendermi per i fondelli. Tutti i nomignoli che mi hanno rifilato non li ricordo ma quella cantilena che fa “cicciobombo cannoniere con tre buchi nel sedere.....” quella ancora me la ricordo. Le lotte ed i cazzotti. Gli occhiali rotti ed altre botte a casa.
Da allora, fino alla terza media non c'è una sola foto in cui io non abbia il mio occhio destro bendato e gli occhiali.
La mia condanna è non vedere i colori brillanti, la luce delle stelle è sempre un qualche cosa di sfuocato, il volto della luna l'ho solo visto nelle fotografie. Se perdo gli occhiali è una tragedia. Ci vuole sempre qualcuno che me li ritrovi. Il mare è una trappola. Amo nuotare ma mi devo togliere gli occhiali e così mi perdo tutti i colori, diventa tutto grigio, sfuocato.
Non posso nemmeno portare Sabrina a vedere i film in 3D e lei senza di me non ci vuole andare e poi dice che tanto non si perde nulla e sorridendo mi consola dicendo che i film del suo amato Ken Loach tanto non li faranno mai in tre dimensioni. E lo credo bene, sono dei mattoni! Mi correggo, gli ultimi due sono piaciuti molto anche a me, mi terrò informato anche io per non fargliene perdere nemmeno uno.
Sabrina dice che a me non manca nulla, che gli occhiali mi donano e ogni volta che li cambio andiamo a scegliere la montatura insieme, lei sa già quale mi sta bene. Sorrido ogni volta che dice che sono bello perchè bello non riesco a sentirmi, ma è una sensazione morbida sapere che per lei lo sono. Io che non vivo senza gli occhiali, io per cui la vista è un senso molto importante, imprescindibile, io che mi reputo un esteta. Io che mi perdo dentro gli occhi di Sabrina, che nuoto dentro la sua bellezza, che la guardo con tutti i sensi accesi al tempo stesso, io che amo quel gesto che fa quando siamo a letto, quando mi toglie lentamente gli occhiali e li ripone sul comodino ed è come se mi stesse spogliando del superfluo. Io che la vedo benissimo, che penso che lei è l'unica cosa che riesco a vedere brillare, che è un po' come il mare che avvolge e che abbraccia fino all'infinito. Io che non ne ho mai abbastanza.




FRESCO DESSERT


COPPA BKP

Ingredienti:

5 banane mature
4 pesche nettarine
4 kiwi
250 gr di ricotta
250 ml di panna da montare
il succo di 1/2 limone


Frulliamo le banane aggiungendo il succo di mezzo limone. Aggiungiamo la ricotta e mescoliamo con cura. A parte montiamo la panna senza aggiungere zucchero e la andiamo ad incorporare alla crema di banane. Lasciamo riposare per circa due ore in frigorifero e andiamo a comporre la coppa.
E' un dessert fresco e leggero perchè non contiene zucchero aggiunto eppure l'abbiamo trovato golosissimo.


SUMMER DESSERT

BKP CUPS


Ingredients:

5 bananas (cut in small cubes)
4 peaches (cut in small piaces)
4 kiwi (cut in small pieces)
250 g ricotta cheese
250 ml heavy cream
1/2 lemon juice
no sugar


First of all we have to process bananas and lemon juice in a blender. Add the ricotta cheese and mix well. Whip cream until almost stiff, beat until cream holds peaks. Delicately combine whipped cream with the banana mixture, mix gently and chill in the refrigerator for at least 2 hours before preparing the summer cups.


A WONDERFUL AWARD

The Darts Award is a form of recognizing a blogger who is "passionately dedicated to delivering cultural values, human and literary".
Questo premio ci è stato donato dal dolcissimo Brad e ci ha fatto particolarmente piacere riceverlo per quello che rappresenta! Grazie Brad!!!

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