Un bouquet di tartufi. Ma me ne ero già dimenticata, o meglio, pensavo fosse solo una cosa detta tra il dolce ed il dolce, per stamparmi sulle labbra un sorriso a forma di cuore. Certe promesse però, sanno fare giochi di prestigio, rompendo la monotonia di una giornata di pioggia, mentre i vapori del tè si alzano da due tazze poggiate vicine sul tavolo.
Il freddo già spinge da dietro le spalle, direttore d'orchestra unico ed assoluto, e da giorni ormai mi ha costretta a fasciare le gambe che hanno ancora il colore del sole, dentro attillate calze di nylon.
Temevo che arrivasse troppo presto questo momento, che la libertà della pelle venisse soffocata da altri tessuti, che la libertà della pelle venisse gettata in fondo alla pattumiera. Temevo e rimandavo, finché ho dovuto aprire quel cassetto stracolmo di autoreggenti disordinati e capricciosi, finché mi sono lasciata indossare dal paio più velato che avessi, finché mi ci è voluto solo un secondo per sentirmi di nuovo a mio agio. E il sorriso di Luca, nel frattempo, stemperava e addolciva questo primo attimo di cambiamento.
E' un'idea così verticale, gli dico, quella di andare a Montefiorino, alla Sagra del tartufo, così verticale, gli dico, rispetto alla possibilità di rimanere a letto tutto il giorno. Mentre fuori piove da stamattina. Mentre ubbidienti gocce di pioggia leccano la terra e i rumori diventano suoni, poi silenzio, e tutto si fa liquido in un mare liscio di pioggia.
Mi vesto, il cappotto, gli occhi sottolineati dall'eye-liner; incantatrice come sempre la voglia di andare, come cioccolata calda sulla meringa della domenica. Giubbotto pesante e cappellino e anche Luca è pronto ed è lì che mi guarda attraverso la porta socchiusa della stanza, mentre mi infilo lesta dentro ad un paio di stivali.
Forse a Montefiorino non piove, dico non troppo convinta, mentre osservo la pioggia che sussurra sul vetro della macchina, che a tratti si fa furiosa e se solo abbasso per un attimo il finestrino, sento il vento che respira rumorosamente, facendo cantare gli alberi.
Non ci sarà nessuna festa in quel paesino di montagna, ci saremo solo noi e sarà tutto grigio e del tartufo non vedremo nemmeno l'ombra. Voci sussurrate, le nostre, a disegnare punti interrogativi lungo la strada che si piega a destra, a sinistra, per poi salire e per chilometri continuare a salire.
Automobili parcheggiate lungo il ciglio della strada, sono tantissime, allora la Sagra è salva, ma fa un freddo che pare inverno e il vento che soffia forte porta con sé l'odore della terra bagnata, della gente, di frasi che ci arrivano spezzate a metà. Rumori di foglie che danzano al ritmo autunnale, zucche intagliate davanti agli usci di casa, gnomi e folletti e un carnevale di personaggi colorati sui trampoli. Poi l'odore prorompente ed ossessivo del tartufo che penetra e comprime sul coperchio delle voglie, che si propaga come se fossero cerchi concentrici sull'acqua.






Con l'ombrello sempre troppo ingombrante ci avviciniamo agli stand, cominciando dall'olio, che ruffiano ci attira a sé e si lascia imbrigliare su di una fetta di pane toscano, Luca che buono, gli dico, ma di olio ne abbiamo la casa già piena. Poi è la volta delle patate, questa enorme distesa di sacchi pesantissimi da riporre in cantina, da fare scorte per l'inverno, che mi fa tornare indietro nel tempo. E i formaggi di fossa, di capra, di pecora, il pane abruzzese e gli arrosticini che stanno cuocendo sulla griglia, che ci diciamo Luca ed io, che ne dici se.... che poi ci sediamo sotto ad un tendone, in fondo in fondo che laggiù è più caldo e possiamo fare capanna, che ci dividiamo dieci bastoncini di carne bollente e saporitissima. E intorno a noi chi sbuccia caldarroste e si scalda con sorsi di vin brulé, chi ride e chi si lamenta per la pioggia che a dispetto del giorno di festa continua a scendere e a fare stringere dentro i cappotti. E quando dell'ultimo arrosticino rimane solo il magro stecchetto ci rimettiamo in cammino, che già da qui abbiamo intravisto lo stand del Consorzio del Parmigiano Reggiano e a conti fatti nel frigorifero ce ne è rimasto solo un piccolo pezzetto.
"Prima lo assaggiamo" dico a Luca, mentre faccio scivolare in bocca una prima scaglia di formaggio. Ventiquattro mesi contro i trenta, dobbiamo scegliere. Altre scaglie e si rinnova il piacere ed entrambi decidiamo per i trenta mesi di stagionatura, il prezzo è molto allettante se comparato con quello del supermercato e fatto l'acquisto, ci allontaniamo con due chili di peso in più addosso.
Non ci resta, ora, che lasciarci ammaliare dagli stand del tartufo, senza altre distrazioni a frapporsi tra noi. Mi accontento di portarne a casa uno, purché sia bello grosso. Va bene, mi dice Luca. Sono per il nero, gli dico io. Tutti quegli zeri sul cartellino del tartufo bianco e le relative grammature mi confondono e per giunta piove e con questo ombrello che continuo ad aprire e a chiudere non capisco più niente.
Dopo il primo giro di perlustrazione abbiamo già deciso in quale stand approfondire il discorso. L'odore del tartufo è fortissimo, lo so bene che sta cercando di corrompermi oltre ogni limite; i miei sguardi rimbalzano tra i vassoi con i tartufi bianchi e quelli con i neri, indugiando più a lungo sui primi e il venditore dietro al banco indovina quello che c'è da indovinare.
"Vi posso aiutare?" ci chiede mentre guarda me.
"Sto cercando di scegliere il tartufo che mi piace di più!" gli rispondo indicandogli col dito i vassoi con i neri.
A questo punto sorride e guarda Luca e ci propone un affare, così dice lui.
"Che ne dite se vi metto sul piatto questi piccoli tartufi bianchi e..." ma Luca lo interrompe, facendogli notare che sarò io a decidere. Così l'uomo con i baffi ricomincia a fare la sua offerta, guardandomi dritto negli occhi. Ormai è orario di chiusura e ha intenzione di proporci qualcosa di vantaggioso.
Mette su di un vassoio diversi piccoli tartufi bianchi e ci aggiunge anche un tartufo nero. La sua proposta è sessanta euro per tutto. La soppeso e rilancio.
"Sono piccoli quei tartufi", gli dico "al massimo ci prepariamo un piatto di pasta!".
Lui mi corregge, dicendomi che ce ne vengono almeno cinque.
E allora non ha la minima idea di come a noi piaccia riempire i piatti di scaglie, che sembra una nevicata sulle pendici delle montagne, che vogliamo sentirne il sapore nella sua pienezza.
Non si arrende e fa apparire magicamente sul piattino altri due tartufi bianchi e io sono ancora lì che ci penso su e allora Luca, che ha fiutato l'occasione da non perdere, dice che va bene e conclude l'affare.
Ma non dovevo decidere io? Già, così aveva detto e poi io mi accontentavo di un solo tartufo.
Alla fine lasciamo lo stand con un sacchettino di tartufi bianchi e con un altro strapieno di tartufi neri.
"E' il tuo bouquet di tartufi, te l'avevo promesso!" mi dice Luca porgendomi quel prezioso tesoro.
Il mio bouquet di tartufi, mi ripeto commossa, perché nonostante tutto non me lo sarei mai aspettata, invece è qui, dentro alla mia borsa, dentro a quella borsa alla quale ho poi dovuto fare prendere aria per un'intera settimana, per quanto lasciasse la scia.
Il mio bouquet di tartufi, una carezza d'afrodisiaco piacere, mi ripeto mentre rompo in un sorriso completo e sento già salire in me il calore di casa.







Ingredienti:
Per la polenta:
250 gr di farina di mais per polenta
1, 250 l di acqua
Per la fonduta:
450 g di latte
220 gr di fontina
2 cucchiai colmi di Maizena

Cominciamo con il preparare la fonduta. Portiamo a bollore il latte e vi uniamo la maizena che avremo diluito in poca acqua. Togliamo il pentolino dal fuoco e facciamo sciogliere nel latte la fontina tagliata a piccoli dadini, mescolando con una frusta.
Nel frattempo portiamo a bollore l'acqua in una pentola, saliamo e versiamo la farina di mais a pioggia, mescolando continuamente con un cucchiaio di legno. Abbiamo usato una polenta a cottura rapida, quindi in 5 minuti è pronta. Togliamo dal fuoco e andiamo a impiattare, adagiando le nostre torrette di polenta su un velo di fonduta e completiamo con le fette grigliate di zucchina e cospargendo il piatto con generose scaglie di tartufo.


Polenta is made from coarsely ground cornmeal, easy to make and absolutely delicious.
Heat water lightly seasoned with salt to a boil. Quickly whisk in the polenta until full incorporated. Lower the heat to a low simmer and allow the polenta to cook, stirring frequently, for 5 minutes. Remove from heat.

Dice the Fontina. Bring the milk to a boil, add Maize starch. Remove from heat and add the cheese, stirring continuously until melted and well incorporated.
Transfer the fondue to the dish, and serve hot with a grating of pepper, the polenta and a finely sliced black truffle.
Il freddo già spinge da dietro le spalle, direttore d'orchestra unico ed assoluto, e da giorni ormai mi ha costretta a fasciare le gambe che hanno ancora il colore del sole, dentro attillate calze di nylon.
Temevo che arrivasse troppo presto questo momento, che la libertà della pelle venisse soffocata da altri tessuti, che la libertà della pelle venisse gettata in fondo alla pattumiera. Temevo e rimandavo, finché ho dovuto aprire quel cassetto stracolmo di autoreggenti disordinati e capricciosi, finché mi sono lasciata indossare dal paio più velato che avessi, finché mi ci è voluto solo un secondo per sentirmi di nuovo a mio agio. E il sorriso di Luca, nel frattempo, stemperava e addolciva questo primo attimo di cambiamento.
E' un'idea così verticale, gli dico, quella di andare a Montefiorino, alla Sagra del tartufo, così verticale, gli dico, rispetto alla possibilità di rimanere a letto tutto il giorno. Mentre fuori piove da stamattina. Mentre ubbidienti gocce di pioggia leccano la terra e i rumori diventano suoni, poi silenzio, e tutto si fa liquido in un mare liscio di pioggia.
Mi vesto, il cappotto, gli occhi sottolineati dall'eye-liner; incantatrice come sempre la voglia di andare, come cioccolata calda sulla meringa della domenica. Giubbotto pesante e cappellino e anche Luca è pronto ed è lì che mi guarda attraverso la porta socchiusa della stanza, mentre mi infilo lesta dentro ad un paio di stivali.
Forse a Montefiorino non piove, dico non troppo convinta, mentre osservo la pioggia che sussurra sul vetro della macchina, che a tratti si fa furiosa e se solo abbasso per un attimo il finestrino, sento il vento che respira rumorosamente, facendo cantare gli alberi.
Non ci sarà nessuna festa in quel paesino di montagna, ci saremo solo noi e sarà tutto grigio e del tartufo non vedremo nemmeno l'ombra. Voci sussurrate, le nostre, a disegnare punti interrogativi lungo la strada che si piega a destra, a sinistra, per poi salire e per chilometri continuare a salire.

Automobili parcheggiate lungo il ciglio della strada, sono tantissime, allora la Sagra è salva, ma fa un freddo che pare inverno e il vento che soffia forte porta con sé l'odore della terra bagnata, della gente, di frasi che ci arrivano spezzate a metà. Rumori di foglie che danzano al ritmo autunnale, zucche intagliate davanti agli usci di casa, gnomi e folletti e un carnevale di personaggi colorati sui trampoli. Poi l'odore prorompente ed ossessivo del tartufo che penetra e comprime sul coperchio delle voglie, che si propaga come se fossero cerchi concentrici sull'acqua.






Con l'ombrello sempre troppo ingombrante ci avviciniamo agli stand, cominciando dall'olio, che ruffiano ci attira a sé e si lascia imbrigliare su di una fetta di pane toscano, Luca che buono, gli dico, ma di olio ne abbiamo la casa già piena. Poi è la volta delle patate, questa enorme distesa di sacchi pesantissimi da riporre in cantina, da fare scorte per l'inverno, che mi fa tornare indietro nel tempo. E i formaggi di fossa, di capra, di pecora, il pane abruzzese e gli arrosticini che stanno cuocendo sulla griglia, che ci diciamo Luca ed io, che ne dici se.... che poi ci sediamo sotto ad un tendone, in fondo in fondo che laggiù è più caldo e possiamo fare capanna, che ci dividiamo dieci bastoncini di carne bollente e saporitissima. E intorno a noi chi sbuccia caldarroste e si scalda con sorsi di vin brulé, chi ride e chi si lamenta per la pioggia che a dispetto del giorno di festa continua a scendere e a fare stringere dentro i cappotti. E quando dell'ultimo arrosticino rimane solo il magro stecchetto ci rimettiamo in cammino, che già da qui abbiamo intravisto lo stand del Consorzio del Parmigiano Reggiano e a conti fatti nel frigorifero ce ne è rimasto solo un piccolo pezzetto."Prima lo assaggiamo" dico a Luca, mentre faccio scivolare in bocca una prima scaglia di formaggio. Ventiquattro mesi contro i trenta, dobbiamo scegliere. Altre scaglie e si rinnova il piacere ed entrambi decidiamo per i trenta mesi di stagionatura, il prezzo è molto allettante se comparato con quello del supermercato e fatto l'acquisto, ci allontaniamo con due chili di peso in più addosso.

Non ci resta, ora, che lasciarci ammaliare dagli stand del tartufo, senza altre distrazioni a frapporsi tra noi. Mi accontento di portarne a casa uno, purché sia bello grosso. Va bene, mi dice Luca. Sono per il nero, gli dico io. Tutti quegli zeri sul cartellino del tartufo bianco e le relative grammature mi confondono e per giunta piove e con questo ombrello che continuo ad aprire e a chiudere non capisco più niente.Dopo il primo giro di perlustrazione abbiamo già deciso in quale stand approfondire il discorso. L'odore del tartufo è fortissimo, lo so bene che sta cercando di corrompermi oltre ogni limite; i miei sguardi rimbalzano tra i vassoi con i tartufi bianchi e quelli con i neri, indugiando più a lungo sui primi e il venditore dietro al banco indovina quello che c'è da indovinare.
"Vi posso aiutare?" ci chiede mentre guarda me.
"Sto cercando di scegliere il tartufo che mi piace di più!" gli rispondo indicandogli col dito i vassoi con i neri.
A questo punto sorride e guarda Luca e ci propone un affare, così dice lui.
"Che ne dite se vi metto sul piatto questi piccoli tartufi bianchi e..." ma Luca lo interrompe, facendogli notare che sarò io a decidere. Così l'uomo con i baffi ricomincia a fare la sua offerta, guardandomi dritto negli occhi. Ormai è orario di chiusura e ha intenzione di proporci qualcosa di vantaggioso.
Mette su di un vassoio diversi piccoli tartufi bianchi e ci aggiunge anche un tartufo nero. La sua proposta è sessanta euro per tutto. La soppeso e rilancio.
"Sono piccoli quei tartufi", gli dico "al massimo ci prepariamo un piatto di pasta!".
Lui mi corregge, dicendomi che ce ne vengono almeno cinque.
E allora non ha la minima idea di come a noi piaccia riempire i piatti di scaglie, che sembra una nevicata sulle pendici delle montagne, che vogliamo sentirne il sapore nella sua pienezza.
Non si arrende e fa apparire magicamente sul piattino altri due tartufi bianchi e io sono ancora lì che ci penso su e allora Luca, che ha fiutato l'occasione da non perdere, dice che va bene e conclude l'affare.
Ma non dovevo decidere io? Già, così aveva detto e poi io mi accontentavo di un solo tartufo.
Alla fine lasciamo lo stand con un sacchettino di tartufi bianchi e con un altro strapieno di tartufi neri.
"E' il tuo bouquet di tartufi, te l'avevo promesso!" mi dice Luca porgendomi quel prezioso tesoro.
Il mio bouquet di tartufi, mi ripeto commossa, perché nonostante tutto non me lo sarei mai aspettata, invece è qui, dentro alla mia borsa, dentro a quella borsa alla quale ho poi dovuto fare prendere aria per un'intera settimana, per quanto lasciasse la scia.Il mio bouquet di tartufi, una carezza d'afrodisiaco piacere, mi ripeto mentre rompo in un sorriso completo e sento già salire in me il calore di casa.






POLENTA CON FONDUTA DI FORMAGGIO E TARTUFO

Ingredienti:
Per la polenta:
250 gr di farina di mais per polenta
1, 250 l di acqua
Per la fonduta:
450 g di latte
220 gr di fontina
2 cucchiai colmi di Maizena
Per accompagnare il piatto:
1 zucchina da tagliare a fette e grigliare
un tartufo nero di circa 30 gr da tagliare a scaglie
1 zucchina da tagliare a fette e grigliare
un tartufo nero di circa 30 gr da tagliare a scaglie

Cominciamo con il preparare la fonduta. Portiamo a bollore il latte e vi uniamo la maizena che avremo diluito in poca acqua. Togliamo il pentolino dal fuoco e facciamo sciogliere nel latte la fontina tagliata a piccoli dadini, mescolando con una frusta.
Nel frattempo portiamo a bollore l'acqua in una pentola, saliamo e versiamo la farina di mais a pioggia, mescolando continuamente con un cucchiaio di legno. Abbiamo usato una polenta a cottura rapida, quindi in 5 minuti è pronta. Togliamo dal fuoco e andiamo a impiattare, adagiando le nostre torrette di polenta su un velo di fonduta e completiamo con le fette grigliate di zucchina e cospargendo il piatto con generose scaglie di tartufo.

POLENTA WITH CHEESE-FONDUE AND BLACK TRUFFLE

Ingredients:
Ingredients for polenta:
250 g medium-grain yellow polenta (we used an istant polenta, that allows for fast preparation. Usually it takes about an hour or longer to prepare the traditional one)
1,250 liter water
Ingredients for polenta:
250 g medium-grain yellow polenta (we used an istant polenta, that allows for fast preparation. Usually it takes about an hour or longer to prepare the traditional one)
1,250 liter water
Polenta is made from coarsely ground cornmeal, easy to make and absolutely delicious.
Heat water lightly seasoned with salt to a boil. Quickly whisk in the polenta until full incorporated. Lower the heat to a low simmer and allow the polenta to cook, stirring frequently, for 5 minutes. Remove from heat.
Ingredients for cheese-fondue:
450 g whole milk
220 g Italian Fontina cheese, rind discarded and cheese cut into 1/2 inch dice
2 tbs Maize starch
450 g whole milk
220 g Italian Fontina cheese, rind discarded and cheese cut into 1/2 inch dice
2 tbs Maize starch
Other ingredients:
Some grilled zucchini slices
A finely shaved black truffle
Some grilled zucchini slices
A finely shaved black truffle

Dice the Fontina. Bring the milk to a boil, add Maize starch. Remove from heat and add the cheese, stirring continuously until melted and well incorporated.
Transfer the fondue to the dish, and serve hot with a grating of pepper, the polenta and a finely sliced black truffle.

