Visualizzazione post con etichetta Polenta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Polenta. Mostra tutti i post

martedì 9 novembre 2010

PER UN BOUQUET DI TARTUFI - POLENTA CON FONDUTA DI FORMAGGIO E TARTUFO


Luca mi aveva promesso un bouquet.
Un bouquet di tartufi. Ma me ne ero già dimenticata, o meglio, pensavo fosse solo una cosa detta tra il dolce ed il dolce, per stamparmi sulle labbra un sorriso a forma di cuore. Certe promesse però, sanno fare giochi di prestigio, rompendo la monotonia di una giornata di pioggia, mentre i vapori del tè si alzano da due tazze poggiate vicine sul tavolo.
Il freddo già spinge da dietro le spalle, direttore d'orchestra unico ed assoluto, e da giorni ormai mi ha costretta a fasciare le gambe che hanno ancora il colore del sole, dentro attillate calze di nylon.
Temevo che arrivasse troppo presto questo momento, che la libertà della pelle venisse soffocata da altri tessuti, che la libertà della pelle venisse gettata in fondo alla pattumiera. Temevo e rimandavo, finché ho dovuto aprire quel cassetto stracolmo di autoreggenti disordinati e capricciosi, finché mi sono lasciata indossare dal paio più velato che avessi, finché mi ci è voluto solo un secondo per sentirmi di nuovo a mio agio. E il sorriso di Luca, nel frattempo, stemperava e addolciva questo primo attimo di cambiamento.
E' un'idea così verticale, gli dico, quella di andare a Montefiorino, alla Sagra del tartufo, così verticale, gli dico, rispetto alla possibilità di rimanere a letto tutto il giorno. Mentre fuori piove da stamattina. Mentre ubbidienti gocce di pioggia leccano la terra e i rumori diventano suoni, poi silenzio, e tutto si fa liquido in un mare liscio di pioggia.
Mi vesto, il cappotto, gli occhi sottolineati dall'eye-liner; incantatrice come sempre la voglia di andare, come cioccolata calda sulla meringa della domenica. Giubbotto pesante e cappellino e anche Luca è pronto ed è lì che mi guarda attraverso la porta socchiusa della stanza, mentre mi infilo lesta dentro ad un paio di stivali.
Forse a Montefiorino non piove, dico non troppo convinta, mentre osservo la pioggia che sussurra sul vetro della macchina, che a tratti si fa furiosa e se solo abbasso per un attimo il finestrino, sento il vento che respira rumorosamente, facendo cantare gli alberi.
Non ci sarà nessuna festa in quel paesino di montagna, ci saremo solo noi e sarà tutto grigio e del tartufo non vedremo nemmeno l'ombra. Voci sussurrate, le nostre, a disegnare punti interrogativi lungo la strada che si piega a destra, a sinistra, per poi salire e per chilometri continuare a salire.
Automobili parcheggiate lungo il ciglio della strada, sono tantissime, allora la Sagra è salva, ma fa un freddo che pare inverno e il vento che soffia forte porta con sé l'odore della terra bagnata, della gente, di frasi che ci arrivano spezzate a metà. Rumori di foglie che danzano al ritmo autunnale, zucche intagliate davanti agli usci di casa, gnomi e folletti e un carnevale di personaggi colorati sui trampoli. Poi l'odore prorompente ed ossessivo del tartufo che penetra e comprime sul coperchio delle voglie, che si propaga come se fossero cerchi concentrici sull'acqua.Con l'ombrello sempre troppo ingombrante ci avviciniamo agli stand, cominciando dall'olio, che ruffiano ci attira a sé e si lascia imbrigliare su di una fetta di pane toscano, Luca che buono, gli dico, ma di olio ne abbiamo la casa già piena. Poi è la volta delle patate, questa enorme distesa di sacchi pesantissimi da riporre in cantina, da fare scorte per l'inverno, che mi fa tornare indietro nel tempo. E i formaggi di fossa, di capra, di pecora, il pane abruzzese e gli arrosticini che stanno cuocendo sulla griglia, che ci diciamo Luca ed io, che ne dici se.... che poi ci sediamo sotto ad un tendone, in fondo in fondo che laggiù è più caldo e possiamo fare capanna, che ci dividiamo dieci bastoncini di carne bollente e saporitissima. E intorno a noi chi sbuccia caldarroste e si scalda con sorsi di vin brulé, chi ride e chi si lamenta per la pioggia che a dispetto del giorno di festa continua a scendere e a fare stringere dentro i cappotti. E quando dell'ultimo arrosticino rimane solo il magro stecchetto ci rimettiamo in cammino, che già da qui abbiamo intravisto lo stand del Consorzio del Parmigiano Reggiano e a conti fatti nel frigorifero ce ne è rimasto solo un piccolo pezzetto.
"Prima lo assaggiamo" dico a Luca, mentre faccio scivolare in bocca una prima scaglia di formaggio. Ventiquattro mesi contro i trenta, dobbiamo scegliere. Altre scaglie e si rinnova il piacere ed entrambi decidiamo per i trenta mesi di stagionatura, il prezzo è molto allettante se comparato con quello del supermercato e fatto l'acquisto, ci allontaniamo con due chili di peso in più addosso.
Non ci resta, ora, che lasciarci ammaliare dagli stand del tartufo, senza altre distrazioni a frapporsi tra noi. Mi accontento di portarne a casa uno, purché sia bello grosso. Va bene, mi dice Luca. Sono per il nero, gli dico io. Tutti quegli zeri sul cartellino del tartufo bianco e le relative grammature mi confondono e per giunta piove e con questo ombrello che continuo ad aprire e a chiudere non capisco più niente.
Dopo il primo giro di perlustrazione abbiamo già deciso in quale stand approfondire il discorso. L'odore del tartufo è fortissimo, lo so bene che sta cercando di corrompermi oltre ogni limite; i miei sguardi rimbalzano tra i vassoi con i tartufi bianchi e quelli con i neri, indugiando più a lungo sui primi e il venditore dietro al banco indovina quello che c'è da indovinare.
"Vi posso aiutare?" ci chiede mentre guarda me.
"Sto cercando di scegliere il tartufo che mi piace di più!" gli rispondo indicandogli col dito i vassoi con i neri.
A questo punto sorride e guarda Luca e ci propone un affare, così dice lui.
"Che ne dite se vi metto sul piatto questi piccoli tartufi bianchi e..." ma Luca lo interrompe, facendogli notare che sarò io a decidere. Così l'uomo con i baffi ricomincia a fare la sua offerta, guardandomi dritto negli occhi. Ormai è orario di chiusura e ha intenzione di proporci qualcosa di vantaggioso.
Mette su di un vassoio diversi piccoli tartufi bianchi e ci aggiunge anche un tartufo nero. La sua proposta è sessanta euro per tutto. La soppeso e rilancio.
"Sono piccoli quei tartufi", gli dico "al massimo ci prepariamo un piatto di pasta!".
Lui mi corregge, dicendomi che ce ne vengono almeno cinque.
E allora non ha la minima idea di come a noi piaccia riempire i piatti di scaglie, che sembra una nevicata sulle pendici delle montagne, che vogliamo sentirne il sapore nella sua pienezza.
Non si arrende e fa apparire magicamente sul piattino altri due tartufi bianchi e io sono ancora lì che ci penso su e allora Luca, che ha fiutato l'occasione da non perdere, dice che va bene e conclude l'affare.
Ma non dovevo decidere io? Già, così aveva detto e poi io mi accontentavo di un solo tartufo.
Alla fine lasciamo lo stand con un sacchettino di tartufi bianchi e con un altro strapieno di tartufi neri.
"E' il tuo bouquet di tartufi, te l'avevo promesso!" mi dice Luca porgendomi quel prezioso tesoro.
Il mio bouquet di tartufi, mi ripeto commossa, perché nonostante tutto non me lo sarei mai aspettata, invece è qui, dentro alla mia borsa, dentro a quella borsa alla quale ho poi dovuto fare prendere aria per un'intera settimana, per quanto lasciasse la scia.
Il mio bouquet di tartufi, una carezza d'afrodisiaco piacere, mi ripeto mentre rompo in un sorriso completo e sento già salire in me il calore di casa.










POLENTA CON FONDUTA DI FORMAGGIO E TARTUFO


Ingredienti:

Per la polenta:
250 gr di farina di mais per polenta
1, 250 l di acqua

Per la fonduta:
450 g di latte
220 gr di fontina
2 cucchiai colmi di Maizena

Per accompagnare il piatto:

1 zucchina da tagliare a fette e grigliare
un tartufo nero di circa 30 gr da tagliare a scaglie


Cominciamo con il preparare la fonduta. Portiamo a bollore il latte e vi uniamo la maizena che avremo diluito in poca acqua. Togliamo il pentolino dal fuoco e facciamo sciogliere nel latte la fontina tagliata a piccoli dadini, mescolando con una frusta.
Nel frattempo portiamo a bollore l'acqua in una pentola, saliamo e versiamo la farina di mais a pioggia, mescolando continuamente con un cucchiaio di legno. Abbiamo usato una polenta a cottura rapida, quindi in 5 minuti è pronta. Togliamo dal fuoco e andiamo a impiattare, adagiando le nostre torrette di polenta su un velo di fonduta e completiamo con le fette grigliate di zucchina e cospargendo il piatto con generose scaglie di tartufo.


POLENTA WITH CHEESE-FONDUE AND BLACK TRUFFLE

Ingredients:

Ingredients for polenta:

250 g medium-grain yellow polenta (we used an istant polenta, that allows for fast preparation. Usually it takes about an hour or longer to prepare the traditional one)
1,250 liter water

Polenta is made from coarsely ground cornmeal, easy to make and absolutely delicious.
Heat water lightly seasoned with salt to a boil. Quickly whisk in the polenta until full incorporated. Lower the heat to a low simmer and allow the polenta to cook, stirring frequently, for 5 minutes. Remove from heat.

Ingredients for cheese-fondue:

450 g whole milk
220 g Italian Fontina cheese, rind discarded and cheese cut into 1/2 inch dice
2 tbs Maize starch

Other ingredients:

Some grilled zucchini slices
A finely shaved black truffle


Dice the Fontina. Bring the milk to a boil, add Maize starch. Remove from heat and add the cheese, stirring continuously until melted and well incorporated.
Transfer the fondue to the dish, and serve hot with a grating of pepper, the polenta and a finely sliced black truffle.

giovedì 8 gennaio 2009

TAKING A WALK INTO THE WINTER - A SPASSO CON L'INVERNO E TORTINO REALE DI POLENTA CON RAGU' DI SALSICCIA



Sono passati così veloci i giorni di festa. Notti di gelo prolungate nella luce calda della nostra cucina, tra il bollitore del té ed il calore degli abbracci, e durante il giorno, sulle foglie coperte di brina, un cielo grigio, ruvido e nebbioso come la distesa solitaria dei campi.
La febbre mi avvolge in uno stato di torpore dal quale non riesco ad uscire, mi sento la testa pesante e congestionata. Riesco ad assaporare la voluttà del rimanere a letto, col telefono sotto al cuscino e la voce di Luca che da Modena mi accarezza e mi dice che sta tornando a casa. Per prendersi cura di me. La temperatura esterna raggiunge sette gradi sotto zero, persino la luce del giorno sembra dormire, tutt'intorno vedo solo ombre lucenti e strade maculate di gelo. Consumo l'attesa sprofondando ancora di più sotto le coperte, girovagando tra le pagine virtuali della rete e assaporando gli ultimi capitoli di un romanzo di Hanif Kureishi.
Luca apre la porta di casa e piano piano, in punta di piedi entra in camera. Mi bacia dolce e mi porge un sacchettino con quattro bigné tutti per me. Lentamente li mordo, godendo della sensualità cascante della crema, del sapore dolce che mi rimane in bocca. Luca mi guarda sorridendo, "Erano buoni?" mi chiede, mentre mi lecco le labbra e l'ultima traccia di crema. Ho le guance rosse come marmellata di ciliegie, la febbre sta salendo e le cedo in un languido abbandono. Luca s'infila sotto le coperte, vicino a me, mi addormento abbracciata a lui, sulla sua pelle morbida, mentre il profumo di dopobarba mi accarezza con le sue note familiari e rotonde.
Il risveglio è lento, dolce, come le mani di Luca che mi salgono lungo la schiena e si intrecciano, si distendono in un massaggio che vorrei non finisse mai. Un sussurro la mia voce, per dirgli "Ancora". Ancora un po'. E' soave questa mia piccola malattia, aspirine effervescenti, gocce omeopatiche amarissime che Luca mi somministra su un cucchiaino colmo di zucchero e tutte le coccole che potrei desiderare, servite direttamente sotto le lenzuola. Mi porta addirittura il cinema in casa, spegne le luci, estrae un dvd dal suo cilindro magico e fa partire la proiezione. Ci guardiamo "L'Illusionista", l'ultimo nostro acquisto in un autogrill tra la Toscana ed il Lazio. Il film mi cattura dalla prima all'ultima scena. La febbre mi rende ancora più romantica. Luca ride come un matto a questa mia dichiarazione, ma è vero, è proprio così! Provo ad alzarmi, vorrei cucinare qualcosa, ma mi reggo a stento in piedi e vengo rispedita a letto, alla cena ci penserà lui e che cenetta prepara! Dopo un trattamento simile, persino la febbre rimane impressionata e commossa da tanto amore e lentamente si congeda, abbandonandomi ad un sonno tranquillo.
Il giorno dopo ci svegliamo con il desiderio di uscire. Indossiamo pesanti maglioni di lana che riflettono il freddo gelido che c'è fuori. Una lotta tra il bianco ed il grigio, su di una pellicola di appannatura polverosa sospesa a mezz'aria, anche oggi il sole è spento ed i fragori sono attutiti.



Ci lasciamo la casa addormentata alle spalle e prendiamo sotto braccio l'idea di una piacevole passeggiata nel centro di Bologna, che sappia di giorno di festa. Ma prima un cappuccino, caldo e cremoso ed una brioche appena sfornata, che ci scaldino dentro. Il primo sorso del cappuccino per me comincia prima di averlo avvicinato alla bocca. Col pensiero lecco quella crema che lentamente scende nella tazza riempiendola fino all'orlo. Sulle labbra rimane il segno bianco spumeggiante della schiuma, poi lentamente sul palato sale il sapore forte del caffé, stemperando la dolcezza del latte. Un piacere che sboccia infinito ogni volta, tra le pagine del giornale e la tazzina del caffé che Luca si rigira tra le mani, come se volesse prolungare la magia di quel rito.
Passeggiamo per le vie del centro, costeggiando i portici, soffermandoci davanti alle vetrine, alla ricerca di qualcosa che ci colpisca al primo sguardo. Entriamo in un negozio e girovaghiamo tra la merce in saldo. Mi riempio le braccia con alcuni capi che vado a provare in camerino. Mi piacciono, ma........ quello che mi ha veramente colpito è un'altra cosa. Poso tutto al suo posto e trascino Luca davanti a ciò di cui mi sono innamorata. Una gonna estiva color turchese che già mi immagino con i sandali e con la pelle abbronzata. Dimentico per un attimo l'inverno che c'è fuori e mi regalo il colore e la leggerezza dell'estate.
Luca sceglie per me delle cinture da abbinare alla gonna, mi sorride e ci avviamo alla cassa. Passeggiando lungo via Rizzoli ci imbattiamo in un bel negozio mai visto prima, che ha preso il posto di una brutta Banca. Entriamo attratti dal sapore etnico che le vetrine ci rimandano, all'interno facciamo il giro del mondo attraverso articoli d'arredamento e per la casa, la cui bellezza mi fa fare "Oh!" davanti ad ogni cosa. Tocco ogni oggetto, lo guardo, lo giro e lo rigiro tra le mani, mostrandolo a Luca, con l'entusiasmo acceso, un fuoco che mi arde negli occhi. Centinaia di cose che immagino a casa nostra, anche a Luca gira la testa, forse è colpa mia, ma mi sembra di essere dentro al Paese dei Balocchi; so già che questo negozio diventerà una delle mie mete preferite nei prossimi giorni e nei mesi a venire.



Quando usciamo ci dirigiamo verso Piazza Maggiore, scattiamo qualche foto, curiosiamo tra un presepe vivente in miniatura, osservando quei poveri cammelli che staranno morendo di freddo, ma devono fare la loro parte e non possono ribellarsi. La troviamo una cosa un po' crudele e ci allontaniamo congelati a nostra volta. Troviamo riparo dentro ad una libreria, l'altro mio mondo magico. Annoto mentalmente i titoli di tutti i libri che vorrei leggere, li sento subito a pelle "i miei libri", esercitano un richiamo al quale non so sfuggire. Mentre Luca legge stralci interi di pagine, io saltello inquieta da uno scaffale all'altro, guidata dalle mie effervescenti vibrazioni.



Quando usciamo è quasi buio e la neve ci sorprende col suo candore. Fiocca al rallentatore, in un turbinio opaco, evanescente, che poi si dirada. Fiocchi leggeri leggeri. Una pigrizia ovattata li fa fluttuare a lungo in aria, sembra che vogliano rimanere lì, sospesi, senza raggiungere il suolo.
Con gli occhi in su guardo la neve danzare e poi la guardo spegnersi piano piano. L'asfalto è cosparso di petali leggeri. Petali di neve che forse sognano la tormenta, il vento del nord o una mano gentile che li accolga, che li sfiori delicatamente, trattenendoli tra le dita, con gli occhi accesi di candore. Nevica anche dentro me, nel mio personale inverno, è dolce la neve sul fondo dei pensieri. Attimi di bellezza e di un'attesa rotonda e lieve. Con le dita li sfioro piano e continuo a guardare all'insù.



TORTINO REALE DI POLENTA CON RAGU' DI SALSICCIA
Ingredienti:
1 Cipolla rossa di Tropea
1 Carota
1 Costa di Sedano
400gr di carne macinata di Manzo
500 gr di Salsiccia
400 gr di Polpa di Pomodoro
1 lt di Passata di Pomodoro
1/2 Bicchiere di Vino Bianco Secco
Basilico
Olio Extra Vergine d'Oliva
Sale
Pepe
Polenta

Chi dice che la polenta è un piatto povero sbaglia. Se per povero intende dire semplice e buonissimo dice il giusto. In questi giorni dove la neve ed il freddo la fanno da padroni, quel pasticcio di farina di granoturco, acqua e sale, volevamo che ci portasse un pò di sole per riscaldarci.
Il ragù di salsiccia, cucinato lento, pieno di profumo e carico di sapori dovrà riempirne il cuore.
Rientramo con i piedi gelati, con tanta voglia di caldo. Lancio il giaccone che mi ha protetto, sul divano e mi metto alla ricerca di un tegame per poter scaldare dell’acqua con lo scopo di creare due tazze di tè bollenti. Sabrina, molto più ordinata di me, scompare in camera per ripresentarsi in una tuta felpata di caldo pile.
Mi riscaldo le mani sul vapore che sale dalla piccola pentola, mentre con lo sguardo cerco nella dispensa la scatola della polenta. La prendo in mano e mi informo su come crearla. Nel frigorifero la carne macinata e la salsiccia aspettano di essere messe all’opera.
L’acqua è pronta e la verso nella teiera dove due cucchiaini colmi di un “prezioso” infuso di tè allo zabaione aspettano di sprigionare i loro carichi di sapori e profumi.
Una cipolla, una carota ed una costa di sedano sono già pronte sul tagliere per lasciarsi trattare con la mia lama preferita.
Il profumo dell’infuso inizia a riempire la cucina, il colore dell’acqua inizia a dorarsi, ma è ancora presto.
Le verdure le lavoro come piace a me, sottili, fini.



Un filo d’olio e le lasciamo soffriggere; raggiungono il giusto colore per accogliere la carne di manzo macinata. Con il cucchiaio di legno, Sabrina, rosola con attenzione mentre aspetta che io liberi la salsiccia dal suo budello per aggiungerla e poter poi completare con il bicchiere di vino e le spezie.
L’infuso è pronto e lentamente lo verso nelle tazze.
In casa ora c’è un poutpourri di profumi. Quello del ragù con le sue spezie scure e quello dell’infuso dall’aroma caldo e giallo che si spinge nelle narici.
Sabrina ha già aggiunto la polpa di pomodoro ed il passato e si può sedere con me alla tavola per dieci minuti di relax godendo del calore e dell’energia di questa magica pozione.
Lento, con piccole bolle rosso scure, piano sobbolle. Lento. Così ci piace fare il ragù.




La polenta come la facevano le nostre nonne, prima o poi, cercheremo di realizzarla. Oggi ci accontentiamo di una di quelle scatole dove la farina gialla va aggiunta all’acqua bollente e salata, pochi minuti ed è pronta.




Ed anche il 2009 porta premi!!!!!
Grazie per aver pensato a noi a:


Queste le regole:
-inkare il nome del blog assegnatario
-donarlo ad altri 7 blog
-avvisarli del premio

A nostra volta premiamo:
Come sempre ci piacerebbe darlo a tutti, ma poi......il regolamento......lo diceva anche Arbore in "Avanti Tutta"........
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...